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Del viaggio di Joe Biden in Medio Oriente, uno degli elementi più interessanti è certamente il tentativo di implementazione del formato “I2U2”, quadro di dialogo tra Israele e India con Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti (le due u stando agli acronimi internazionali Usa e Uae).

Se in questo primo incontro di alto livello il tema centrale sarà la sicurezza alimentare, è evidente — considerando la rilevanza dei Paesi coinvolti — che gli spazi di cooperazione sono svariati. Il mondo tecnologico è probabilmente uno dei principali: a metà luglio — mentre l’americano sarà impegnato tra Gerusalemme, Ramallah e Jeddah — si parlerà di agricoltura, di irrigazione e di ricerca idrica. Ma in futuro i quattro interlocutori avranno modo di affrontare argomenti vasti fino allo Spazio.

Il formato riproduce lo schema a quattro del Quad (Usa, Australia, Giappone, India) nella forma, e — spiega la White House — fa parte del piano americano per riorganizzare e rivitalizzare le alleanze in giro per il mondo. Secondo le informazioni disponibili, all’incontro che si terrà nel luglio 2022 parteciperanno il primo ministro indiano, Narendra Modi, l’omologo di Israele, Neftali Bennett, il presidente emiratino, Mohammed Bin Zayed, e appunto Joe Biden.

La presenza — sebbene virtuale — dei leader dimostra l’interesse per l’iniziativa, dove l’inclusione dell’India tra i quattro è un elemento nuovo ed “energizzante”, come lo definiscono fonti diplomatiche. Nuova Delhi sta lavorando per stringere ulteriormente le proprie relazioni con il Medio Oriente (secondo una traiettoria che Modi ha sempre sostenuto). Recentemente ha stretto con gli Emirati un patto di cooperazione commerciale (con libero scambio) dalle dimensioni uniche. Qualcosa di simile, focalizzato su settori come le tecnologie dell’informazione, le biotecnologie e l’agricoltura, è in piedi dal 2015 con Israele — di cui l’India è il principale acquirente militare e con cui c’è anche un accordo di condivisone di intelligence in chiave anti-terrorismo.

Nell’ottobre 2021, nella primissima riunione del raggruppamento — che ai tempi veniva  chiamato International Forum for Economic Cooperation — erano state affrontate questioni relative alla sicurezza marittima, alle infrastrutture, alle infrastrutture digitali e ai trasporti. All’epoca, l’ambasciatore degli Emirati in India, Ahmed Albanna, aveva definito l’I2U2 come “Quad dell’Asia occidentale”. Il Quad è focalizzato sulla cooperazione nella vasta area dell’Indo Pacifico. L’I2U2 ha come ambiente geografico (e geopolitico) quello di Mar Rosso, Golfo, Mar Arabico, Oceano Indiano. Quadranti interdipendenti con vari chokepoint cruciali per i collegamenti Est-Ovest.

Va sottolineato che se l’I2U2 è possibile è anche perché Emirati e Israele — due hub globali dell’innovazione tecnologica — hanno avviato una profonda forma di cooperazione conseguentemente agli Accordi di Abramo, che hanno normalizzato e lanciato le relazioni reciproche. “Riteniamo che queste iniziative siano fondamentali per la nostra strategia di potenziare i partner e incoraggiarli a lavorare più strettamente insieme, il che porterà a una regione più stabile”, ha spiegato un funzionario statunitense in un briefing per la stampa sul meeting a quattro.

Mentre Israele, gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti sono partner naturali del raggruppamento, l’inclusione dell’India è avvenuta nel contesto delle relazioni tese con la Cina e della volontà di Nuova Delhi di ampliare le proprie alleanze globali. Tutto succede inoltre durante la guerra russa in Ucraina, ossia mentre il conflitto ha prodotto un’inflazione difficilmente controllabile sui prodotti alimentari, lo scombussolamento del mercato energetico, e sta disturbando le supply chain globali (già messe sotto stress dall’impreparazione al post-pandemia e dalla politica “zero Covid” di Pechino).

Come spiegato da Michael Tanchum nel suo studio “India’s Arab-Mediterranean Corridor: A Paradigm Shift in Strategic Connectivity to Europe” per l’Institute of Asian Study dell’Università di Singapore, il potenziale strategico del corridoio indo-arabo-mediterraneo è elevato. La trama che lega il Golfo, Emirati in testa, e l’India è sempre più fitta, commenta Francesco Galietti, ceo di Policy Sonar, società di consulenza sul rischio politico.

“Al suo centro — continua con Formiche.net — vi è la catena del valore manifatturiera nella produzione e lavorazione degli alimenti. Gli emiratini usano l’India come ‘orto fuori porta’, finanziando la creazione di infrastrutture dedicate nel subcontinente indiano e mettendo in campo i formidabili terminalisti di DP World”.

Su questo, “l’Italia ha le carte in regola per integrarsi al meglio nella catena alimentare”, aggiunge. “Sul piano storico, si tratterebbe di un ritorno agli schemi che governarono i traffici delle spezie tra la Serenissima e l’Oriente fino al 1498, più precisamente, quando ci fu la scoperta della Carreira da India, la Rotta per l’India del portoghese Vasco da Gama”.