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Fabrizio Gatti Direttore editoriale per gli approfondimenti 23 gennaio 2023 21:16

Il commento sulle cure oncologiche a Matteo Messina Denaro ha acceso un interessante dibattito sui social. L’assistenza sanitaria al boss stragista di Cosa nostra non è (giustamente) in discussione. La salute è un diritto protetto dalla Costituzione. Se mai la questione è che non tutti i cittadini, liberi o detenuti, ne possono beneficiare con le stesse garanzie. L’editoriale di sabato evidenziava proprio questo: il fatto che Messina Denaro, arrestato a Palermo lunedì 16 gennaio, non appena è arrivato in carcere a L’Aquila sia stato visitato da un professore di fama internazionale, direttore del dipartimento di Oncologia nell’Ospedale universitario San Salvatore del capoluogo abruzzese. Un trattamento di riguardo che né gli altri detenuti delle carceri italiane né i comuni cittadini possono generalmente ricevere. Giusto o sbagliato parlarne? Ecco alcuni dei vostri commenti.

Scrive Simona Ghizzoni: “Quindi se non possiamo sequestrare dei beni, lo dovremmo privare delle cure? L’idea della sanità pubblica è quella di curare tutti, anche il senzatetto che non ha introiti e non può pagare le tasse e persino, ebbene sì, il criminale in carcere, anche se milionario. Un conto è la giustizia, un altro è la sanità. Altrimenti possiamo chiamarla sanità meritocratica, invece che sanità pubblica”. E Grazia Casagrande: “La cosa sbagliata non è che sia stata riservata una corsia preferenziale, ma che questi trattamenti non siano uguali per tutti i malati”.

Un anno in attesa

“Questo è populismo becero – scrive invece Antonio Manco –. Uno: credo che per il prosieguo delle indagini serve sapere precisamente le condizioni di salute del soggetto. Due: serve anche che gli siano riservate le migliori cure mediche per poter disporre del soggetto nelle migliori condizioni per interrogarlo e sottoporlo a tutti i riscontri. Questo signore, per così dire, è a conoscenza di segreti inenarrabili che si spera possano essere finalmente rivelati. Che non funzioni la sanità, che c’entra con una faccenda così delicata e complicata?”.

Antonietta T. è però testimone diretta delle attese infinite: “A settembre scorso, ho prenotato l’intervento di cataratta per ottobre 2023, nonostante la presenza del glaucoma, che avrebbe dovuto garantirmi una priorità”. Gennaro Varriale ricorda comunque che “la salute è un diritto costituzionale, anche per criminali del livello di Matteo Messina Denaro. Mi preoccupa di più che altri detenuti possano non ricevere lo stesso trattamento. Bisogna lottare perché questo non avvenga”.

QUANTO CI COSTA CURARE MATTEO MESSINA DENARO – di Fabrizio Gatti

Il boss Matteo Messina Denaro poco dopo l'arresto-3

Giusto che se ne parli per Patrizia Sanarica: “L’articolo 3 della Costituzione – scrive – sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge? Non mi pare proprio che sia così. Chi vive per strada, ci muore. Poca gente può permettersi una visita specialistica a domicilio, diciamo così, di un professore di tale levatura. Visitato quasi nell’immediato. E noi a spaccarci la schiena a lavorare e pagare le tasse, tutte le tasse per sperare di accedere ai servizi sanitari in tempi biblici”. Altra domanda: “Anche tutto il resto della popolazione oncologica in detenzione – aggiunge Laura Cipo – riesce ad accedere celermente a cure e assistenza necessarie? E la condizione della sanità penitenziaria qual è?”.

Settecento chilometri

La testimonianza di Attilio R. è simile a quella di molti lettori che faticano a ottenere le cure migliori: “Per curare mio fratello facciamo 700 chilometri da Napoli ad Aviano e con molti sacrifici…”. Claudio commenta con due domande: “Quanto ci costa? Meglio lasciarlo latitante e farlo continuare a delinquere?”. Sintetica, ma piena di significato la risposta che dà Roberto Cinquanta: “Ci costa la differenza tra civiltà e barbarie. Noi non siamo come lui”. E Ines: “Con quello che ha combinato, pure trattato coi guanti: non è possibile ci sia così differenza tra gli ammalati. La legge dovrebbe essere cambiata: anche lui con i tempi di attesa infiniti, come noi”.

“Credo dovremmo considerarlo un investimento – osserva Kette – nella speranza che, allungandogli per quanto possibile la vita, si riesca a fargli dire qualcosa. Visto come è messo di salute (almeno in base a ciò che si legge), non credo però che resterà a lungo a nostro carico”. Giuseppe ricorda i principi costituzionali: “Le cure vanno comunque fatte, per legge. Piuttosto se hanno sequestrato gioielli e cose di valore, che vengano venduti all’asta per risarcire i parenti dei suoi omicidi. Minimo sindacale”. La confisca dei beni di Matteo Messina Denaro è anche quanto auspica Oscar C.: “Con un orologio può pagare cure per il resto della vita. Il carcere va pagato da questa gente ricchissima”.

Trent’anni di spese

Antonio Z. porta la sua esperienza personale: “Proprio oggi ho fatto al Cup una prenotazione per un eco-doppler cardiaco: la prima data era il 13 settembre e l’ho dovuta prendere. No comment”. Salvatore Macchione ritiene invece che sia inutile commentare: “Viviamo in un Paese civile – osserva – e non perché uno nella vita è stato un assassino, dobbiamo essere assassini pure noi”. Così scrive anche Eugenia Valtulina: “Curarlo non è solo costituzionale, ma anche ciò che differenzia uno Stato democratico dal potere criminale e mafioso. Proviamo invece a ribellarci davvero contro lo smantellamento della sanità pubblica e rivendichiamo un fisco giusto e progressivo”.

“Matteo Messina Denaro ha fatto tanto male allo Stato. Ma lo Stato è superiore e cura un detenuto malato di un tumore aggressivo come merita – commenta la giornalista Rai, Maria Teresa Santaguida –. Deve essere così, perché abbiamo superato la brutalità dell’homo homini lupus, trasformando la vendetta in rieducazione… La punizione dello Stato nei confronti di un mandante di centinaia di omicidi deve essere esemplare, così come esemplare deve essere la pietà che si usa a qualsiasi essere umano, anche il peggiore”.

Secondo Lorenza Pleuteri, una delle più brave e competenti giornaliste di cronaca in Italia, la questione è legittima, ma scivolosa: “Lo Stato e le Regioni – commenta su Facebook – hanno il dovere di tutelare la salute di chi è sotto chiave (cosa non fatta, ad esempio, durante le rivolte del 2020). Il problema sono gli errori e gli orrori della sanità fuori… Matteo Messina Denaro la quota prevista dalla legge per i mantenimento in carcere la dovrà pagare, come tutti i non incapienti. A me piacerebbe sapere quanto abbiamo speso in 30 anni per non catturarlo e qual è il costo dell’ultima operazione: uomini e donne impiegati, ore di lavoro, straordinari, bollette, intercettazioni, missioni esterne, informatori, benzina, carta per stampanti e fotocopie”.