Guerra in Bancomat spa: Che Banca, Ing e Fineco contro Intesa Sanpaolo e Unicredit?

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Tutte le sportellate fra banche per il nuovo piano di Bancomat spa su commissioni e non solo presentato all’Antitrust. L’articolo di Luigi Pereira

 

Scontro in Bancomat spa tra grandi istituti e banche on line.

Ecco come e perché Che Banca (Mediobanca), Ing e Fineco criticano – secondo indiscrezioni giornalistiche – i progetti caldeggiati da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm.

Tutti i dettagli.

COSA SUCCEDE IN BANCOMAT SPA

Un nuovo modello che rende le banche più autonome nel decidere le tariffe per i prelievi agli Atm ma che sembra stia contrapponendo gli istituti maggiori a quelli medio-piccoli e online, come Ing e che Banca!, e che rischia addirittura di sfociare in una “battaglia tra banche davanti all’Antitrust”. A segnalare la novità è Il Sole 24 Ore che ricorda come oggi scada il termine per fare istanza di audizione davanti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Piazza Verdi a dicembre ha infatti avviato un’istruttoria per esaminare il progetto presentato dal consorzio Bancomat S.p.A. e che, se approvato, cambierà le modalità di remunerazione del servizio di prelievo agli sportelli automatici.

COS’È BANCOMAT SPA

Bancomat Spa è la società che gestisce da oltre 30 anni i circuiti di prelievo e pagamento Bancomat e PagoBancomat e le relative carte che si usano per effettuare pagamenti su Pos e agli sportelli automatici, ovvero gli Atm. Il suo capitale sociale è distribuito tra 125 soggetti tra cui i principali sono Intesa Sanpaolo (25%), Unicredit (19% circa), Iccrea Banca (11,5% circa), Banco Bpm (7,6% circa) e Monte dei Paschi (7,5% circa). Come previsto dallo statuto, nessun socio detiene il controllo del consorzio, né singolarmente, né insieme. Per quel che riguarda il mercato, Bancomat S.p.A. copre circa l’80% ed è leader assoluto del mercato dei pagamenti con carta di debito in Italia. Nel 2020 grazie ai 34 milioni di carte in circolazione sono stati effettuati circa 2,5 miliardi di operazioni di pagamento e prelievi per un valore di oltre 252 miliardi su base annua. Nel board, presieduto da Franco Dalla Sega e vicepresieduto dal direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, siedono l’amministratore delegato Alessandro Zollo, tre rappresentanti di Intesa Sanpaolo, due di Unicredit, uno di Credem, uno di Iccrea, uno di Banco Bpm, uno di Ubi Banca, uno di Montepaschi e uno di Bper.

COSA PREVEDE IL NUOVO PROGETTO

Al momento, per ogni operazione di prelievo, la banca emittente addebita sul conto corrente del proprio cliente la somma prelevata e accredita la stessa somma alla banca proprietaria dello sportello. L’istituto di credito proprietario dell’Atm ottiene dalla banca emittente il pagamento della commissione interbancaria, attualmente pari a 50 centesimi. Entrando nel dettaglio del nuovo progetto, l’Antitrust con l’avvio dell’istruttoria ha preso atto che il consorzio ha comunicato di voler “introdurre un modello alternativo” rispetto a quello attuale che “prevedrebbe la sostituzione delle commissioni interbancarie con l’applicazione al titolare della carta di una eventuale commissione definita in via autonoma da ciascuna banca proprietaria dell’Atm e che eroga, dunque, il servizio di prelievo attraverso le proprie apparecchiature”.

LE NUOVE REGOLE IN CANTIERE IN BANCOMAT SPA

Secondo le nuove regole la commissione sarebbe resa nota al titolare della carta prima dell’autorizzazione all’operazione di prelievo. Il nuovo modello ipotizzato, ha evidenziato l’Agcm, “comporterebbe l’eliminazione delle commissioni interbancarie attualmente associate al prelievo Bancomat” e questo a causa “dell’aumento dei costi sostenuti dalle banche nella gestione degli Atm, legati all’evoluzione tecnologica di tali apparecchiature e ai maggiori rischi collegati ad iniziative fraudolente più sofisticate; costi che, in molti casi, sarebbero maggiori rispetto all’ammontare della commissione interbancaria”. Con il nuovo sistema di remunerazione, invece, verrebbero incentivati “maggiori investimenti da parte dei proprietari degli Atm sulle relative apparecchiature, a beneficio della platea dei consumatori”.

LE DIVERSE POSIZIONI DELLE BANCHE

Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, però, diversi istituti di credito — anche qualche socio di Bancomat S.p.a — starebbero storcendo la bocca e avrebbero chiesto all’Antitrust di poter esprimere il proprio dissenso rispetto a questo progetto. A spingere per l’approvazione, invece, le banche di maggiori dimensioni sia perché “l’attuale commissione interbancaria non sarebbe sufficiente a remunerare gli investimenti necessari per l’aggiornamento e la gestione degli impianti Atm” sia perché “il prezzo applicato ai consumatori già oggi è vicino ai 2 euro e quindi il costo per loro sarebbe equivalente”.

IL RUOLO DI FINECO, ING E CHE BANCA (MEDIOBANCA)

Dall’altra parte, come dicevamo, le banche medio-piccole — che hanno pochi sportelli — e soprattutto quelle online — come ad esempio Fineco, Ing Che Banca!, tutte socie del consorzio — che ritengono, scrive Il Sole, si tratti di “un tentativo delle grandi banche per trasferire parte dei costi sostenuti per i numerosi servizi aggiunti per i propri clienti (versamenti, movimentazioni e così via) a carico di consumatori non clienti”.

Occorre considerare che negli ultimi anni la riduzione del numero di Atm è dovuta al calo “più che proporzionale” degli sportelli, un meccanismo “che va a depotenziare la concorrenza delle banche online, delle neonate realtà fintech e dei piccoli istituti che avranno meno possibilità di continuare ad assicurare ai clienti prelievi gratuiti perché sarà molto più oneroso”.

IL FARO ANTITRUST

Con l’istruttoria avviata l’Autorità dovrà valutare soprattutto alcuni aspetti. In primis si dovrà capire se le nuove regole di circuito possano configurare un’intesa suscettibile di restringere o falsare la concorrenza nel mercato, anche considerando la differente estensione della rete di Atm e — nel caso si creino restrizioni concorrenziali — bisognerà, soffermarsi sulle eventuali efficienze che deriverebbero dall’adozione delle nuove regole. Dunque in tal caso l’Agcm “dovrà procedere ad un’attenta valutazione degli elementi che saranno forniti in relazione all’esistenza e alla natura di tali efficienze, alla trasmissione ai consumatori dei benefici ad esse connesse, all’indispensabilità delle nuove regole per conseguire dette efficienze e la non eliminazione della concorrenza sul mercato”.