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Dossier Atlantia: da una parte Abertis in alleanza con Gip e Brookfield, dall’altra parte il fondo americano Blackstone (gradito al maggior azionista Edizione). Si intravvede una sfida a colpi di Opa su Atlantia. Ecco i dettagli

 

Si staglia una guerra fra Opa su Atlantia. All’offensiva del gruppo iberico Abertis in alleanza con Gip e Brookfield, si contrappone di fatto il fondo americano Blackstone; iniziativa, quest’ultima, gradita al maggiore azionista di Atlantia, ossia Edizione-Benetton.

Ecco tutti i dettagli.

Global Infrastructure Partners (Gip) e Brookfield Infrastructure “confermano di aver incontrato i rappresentanti di Edizione (holding della famiglia Benetton) il 3 e il 23 marzo scorsi e di aver avanzato successivamente una proposta preliminare non vincolante alla stessa Edizione in merito a una possibile offerta per Atlantia il 30”. Così una nota dei due fondi a seguito delle indiscrezioni di ieri sera. Il consorzio rappresentato dai due fondi e Acs (Florentino Perez) – si aggiunge – hanno “un accordo di esclusiva in base al quale, in maniera subordinata al perfezionamento di un’eventuale offerta da parte del consorzio, Acs potrebbe acquisire una quota di maggioranza delle concessioni autostradali di Atlantia”.

“Allo stato attuale, in ogni caso, il consorzio non ha preso alcuna decisione in merito a un’eventuale offerta per Atlantia e non sono stati raggiunti con Atlantiae/o con i suoi azionisti. Non vi e’ nessuna certezza che venga avanzata un’offerta definitiva vincolante, ne’ sui termini relativi”.

Il fondo Gip, che nel 2018 in Italia ha rilevato i treni ad alta velocità Italo di Ntv, è uno dei più grandi operatori infrastrutturali nel mondo e in Europa, per esempio, controlla diversi asset rinnovabili oltre agli scali londinesi di Gatwick e London City Airport.

Brookfield Infrastructure fa parte del colosso canadese Brookfield Asset Managament, che controlla tra l’altro la maggior parte di Oaktree. Quest’ultima ha prestato 275 milioni di all’Inter ricevendo in pegno tutte le quote di Suning.

Ma si scalda anche un fondo americano, a sostegno del maggiore azionista di Atlantia ossia Edizione che fa capo ai Benetton. Il gruppo Blackstone, infatti, sta valutando un’offerta pubblica di acquisto di Atlantia, fra i principali gestori di autostrade, strade a pedaggio e aeroporti in tutta Europa. E’ quanto si legge sul quotidiano Financial Times, secondo cui si tratterebbe di una delle più grandi acquisizioni in un settore in forte espansione, stando a quanto riferito da fonti informate sulla questione.

Blackstone, un gruppo di private equity con sede a New York, sta lavorando alla gara con Edizione, una holding che gestisce gli asset della famiglia Benetton e possiede un terzo italiano di Atlantia, ha affermato una fonte interpellata dal “Financial Times”.

Con la sua ampia partecipazione, riferisce la fonte, Edizione dovrebbe la capacità di qualsiasi proposta di acquisto. Al momento, tuttavia, non giungono commenti ufficiali da parte di Blackstone.possiede partecipazioni di St Trou negli aeroporti di Nizza, Cannes e l’aeroporto internazionale Leonardo di Roma; autostrade in undici Paesi tra cui Messico, Brasile, Argentina, Stati Uniti e India; e gestisce strade a pedaggio in altri 24 Paesi.

“Va ricordato – ha scritto oggi il Sole 24 Ore – che tra i soci rilevanti della compagnia, oltre ai Benetton, figurano altri tre storici azionisti, ossia il fondo di Singapore Gic con l’8,29%, Hsbc con il 5% e Fondazione Crt con il 4,5%. Tutte assieme queste quote valgono quasi il 45% della società. Una fetta che, se compattata, renderebbe difficile una possibile scalata ostile, così come si preannuncia essere quella di Gip, Brookfield e Acs. Tanto più perchè connotata da un altro aspetto che di certo non può piacere agli attuali investitori”.

Nel comunicato ufficiale emesso ieri serata dal costruttore spagnolo, viene specificato che Perez ha siglato un accordo in esclusiva per rilevare poi in un secondo tempo la maggioranza di tutti gli asset autostradali di Atlantia, quindi oltre ad Abertis anche le autostrade in Cile e in Brasile. “Un’intesa – commenta il Sole 24 Ore – che sembra preannunciare una sorta di break up della holding. Aspetto che rende ancora più indigesta, agli occhi di Ponzano, la possibile offerta spagnola”.

C’è poi anche un tema di numeri, ha aggiunto il Sole 24 Ore: “Atlantia spa ha un’esposizione netta di 2,6 miliardi ma a livello di gruppo il dato balza a 30 miliardi, buona parte dei quali in capo ad Abertis, una mole importante che va gestita con cautela. Soprattutto se l’ipotesi è di farla finire sotto il cappello di un costruttore che con 27 miliardi di ricavi capitalizza in Borsa appena 6,3 miliardi, di cui 5 miliardi sono cassa”.

La possibilità è che all’orizzonte si possa scatenare una guerra a colpi di rilanci, con il titolo – ora che il gioco è scoperto – destinato a correre, ha osservato La Stampa: “I movimenti in Borsa, però, proseguono già da giorni: dal 7 marzo a ieri – quando ha chiuso a 18,99 euro con un rialzo del 2,45% dopo strappi fino al 9% – è salito del 25%. Per strapparsi Atlantia il prezzo si potrebbe alzare di molto”.