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Un canale Telegram con tremila iscritti. Molti giovani. Quasi tutti hanno cominciato a investire con l’ascesa del mondo cripto. E tutti avevano un portafoglio su Ftx, la piattaforma di criptovalute che a inizio novembre è crollata causando un crac da 32 miliardi. Dall’8 novembre, quando l’azienda ha bloccato i prelievi dai portafogli (e interrotto le comunicazioni sul proprio canale ufficiale), gli italiani colpiti dal crac di Ftx si sono organizzati su un canale Telegram.

“Siamo passati in poco tempo da 18 a 3.000 persone. Difficile pensare che in Italia ce ne siano molti di più. Ho letto che potrebbero essere 100 mila, ma mi pare un numero un po’ esagerato”. A parlare è Mario Garofano, imprenditore e investitore in cripto tramite Ftx.

 

3.000 persone iscritte, 5.000 euro l’investimento medio

È il coordinatore del gruppo Telegram di Ftx Italia (Unoficial), e di un comitato a tutela degli investitori di Ftx creato in questi giorni. “Al momento non è possibile avere numeri precisi, ma gli investitori in Ftx sono persone con competenze digitali perlomeno buone. Difficile che non si siano attivati online in qualche modo”. E Telegram, come è avvenuto già in passato con i crac di New Financial Technology  e Juicy Fields, diventa spesso la piattaforma dove ci si organizza per azioni collettive.

Da quanto si legge sul canale, e conferma Garofano, in media gli investitori avevano circa 5 mila euro investiti in criptovalute: “Molti di loro non avevano altri investimenti. Sono giovani. Avevano dei risparmi e i loro risparmi gli hanno messi tutti in queste piattaforme per comprare ciptovalute. Sono le cripto il loro primo, e forse unico investimento”. Da un rapido calcolo, i soldi investiti in Italia in cripto tramite Ftx potrebbero essere 15, 20 milioni. Poco rispetto ai miliardi capitalizzati a livello mondiale dall’azienda.

Ftx, un comitato in Italia per cercare di recuperare parte dei soldi

Ma Ftx in Italia era assai meno popolare rispetto a Binance e Coinbase. Il comitato quindi nasce per cercare di recuperare almeno una parte dei fondi. Una missione difficile, ammette Garofano. Che però per avere una sua efficacia deve muoversi su piani diversi. Negli Stati Uniti, in Europa, e cercare degli appigli alla nebulosa legislazione sulle cripto (spesso inesistente) per cercare di ottenere qualcosa: “Non sarà facile, ma l’unico modo per provarci è un’azione coordinata”, aggiunge l’imprenditore.

 

“Dai casi che ho notato, gli investimenti in criptovalute sono tutti i soldi messi da parte negli anni. Spesso giovani attratti dalla narrativa in circolazione sul mondo delle cripto. Ma non sono investitori ingenui. Anzi, buona parte di loro investivano in quelle che sono considerate le cripto più sicure: Bitcoin e Ethereum. Purtroppo qui non si è trattato di imprudenza. Il crollo è avvenuto dall’altra parte. Dalla controparte”.

Investitori esperti, ma la causa del crac è Ftx, la controparte

Dalla piattaforma. Quella fondata da Sam Bankman-Fried. Implosa a inizio mese per un ammanco da 8 miliardi nelle case, esacerbato dalle turbolenze sul mercato delle criptovalute. In una lettera ai suoi dipendenti ha detto di essere “profondamente dispiaciuto”, e di non aver “calcolato i rischi”.

Martedì a New York si è tenuta la prima seduta in tribunale conseguente alla dichiarazione di fallimento. Durante l’audizione di alcuni avvocati, sarebbe emerso come Bankman-Fried gestisse la sua azienda come un feudo personale, usandone i fondi per acquisti privati, come una lussuosa casa-vacanze alle Bahamas. Accuse. Che al momento sembrano non scalfire Bankman-Fried. Il 30 novembre si rivedrà in pubblico a una conferenza sull’innovaizone del New York Times. Si scusa, ma non si pente.

Intanto il mondo delle criptovalute tenta di correre ai ripari. Changpeng Zao, numero uno di Binance, ha annunciato un fondo da un miliardo per finanziare l’acquisto di asset basati su criptovalute in difficoltà: “Se non è abbastanza, possiamo fare di più”. Una dimostrazione di forza, in un mercato che in questo momento sembra averne bisogno.