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Intervista a Luca Gallesi, scrittore ed editore, per anni al fianco del professore scomparso di recente

Giorgio Galli, scomparso qualche giorno fa nel suo buen retiro di Camogli, ha sempre respinto l’arroganza di certi ambienti culturali italiani. La sua discrezione e profonda conoscenza delle materie trattate in decine di libri e migliaia di articoli, pubblicati in oltre sessant’anni di carriera, lo hanno reso un intellettuale fuori dal coro, come rileva lo scrittore ed editore Luca Gallesi, che con Galli ha collaborato per molto tempo.

Cosa lascia in eredità alla cultura italiana il professor Giorgio Galli?

«Lo studioso Giorgio Galli ci lascia una grande eredità ideale di libertà, curiosità e soprattutto indipendenza. Senza rinunciare alle proprie idee, non le ha mai utilizzate come schema ideologico per interpretare la realtà, che ha sempre indagato con rigore scientifico, evitando di farsi influenzare da pregiudizi o tesi precostituite. Come uomo, lascia un ricordo di signorilità e affabilità che si trovano assai raramente in un ceto, quello intellettuale, dove abbondano arroganza e presunzione».

Possiamo definirlo un “intellettuale controcorrente”?

«Sicuramente, proprio per le caratteristiche sopra ricordate: gentilezza, disponibilità e rigore, qualità non tollerate da una sedicente élite volgare, pressapochista e ignorante».

Come è avvenuto l’incontro tra lei e Galli? Come è iniziato il vostro percorso culturale?

«Nel 1990 chiese di recensire per la rubrica che curava per “Astra” il mio libro Esoterismo e folklore in W.B.Yeats, così ci incontrammo e nacque subito una fruttuosa amicizia. Mi convinse a iscrivermi a una seconda laurea per frequentare i suoi corsi di Storia delle dottrine politiche, e fu lui il relatore della mia tesi su Ezra Pound, a cui seguì una proficua e fitta collaborazione, intensificatasi con la nascita delle edizioni OAKS, che lo videro entusiasta lettore, ascoltato collaboratore e prezioso autore».

Galli ha dedicato attenzione ad autori come Pound, Evola e Spengler. Ha subito l’ostracismo di una parte della cultura italiana?

«Sicuramente, come dimostra il fatto che, da autorevole collaboratore de il Mulino, apprezzato notista politico su Panorama, ascoltato membro della Commissione parlamentare stragi (1994-95), da quando ha mostrato interesse per argomenti e autori non conformisti è poco alla volta scomparso dai media mainstream.

Da dove nasce l’interesse di Galli verso una dimensione diversa da quella semplicemente materiale?

«Osservando l’insufficienza della scienza “materialista” a spiegare la complessità del mondo, talvolta indagato con più efficacia da maghi e astrologhi che da chimici e biologi, che possono perdere di vista il quadro universale di armonie e corrispondenze. Le coincidenze significative e la sincronicità analizzate da Jung offrono, per esempio, una utile chiave di interpretazione della realtà che si affianca, senza sostituirla, a quella della scienza ufficiale. Ed è forse questa la risposta più esauriente alla prima domanda, quella sull’eredità lasciata da Galli. La sua sterminata bibliografia, opera di uno che si definiva “illuminista aggiornato”, dimostra come uno studioso si debba spogliare dei dogmi e delle verità rivelate prima di dedicarsi allo studio proficuo della realtà, ricordando l’ammonimento di Shakespeare/Amleto sul fatto che “ci sono più cose in cielo di quante ne possa sognare la tua filosofia”».

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