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“Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”: la terza Legge di Clarke è di quelle citazioni che restano, che superano i confini entro le quali sono state concepite. E che sono utilizzabili un po’ in qualsiasi situazione, soprattutto in questi anni di trasformazione digitale.

Secondo Angelica Siciliani Fendi, che con il nome di Angie Tutorials racconta sui social network, a più di 700mila follower, la tecnologia di consumo, il segreto per arrivare a tante persone è proprio mostrare l’illusione: “La chiave – ci ha raccontato – è svelare il trucco di magia, nel modo più semplice possibile”.

Una formula che funziona: Angie è tra le creator più conosciute e apprezzate di TikTok, con oltre 500.000 seguaci. Creator, non influencer: “Con questa parola – ci ha spiegato – di solito si identificano quei personaggi che si relazionano agli utenti attraverso la loro personalità e la loro vita. Io preferisco farlo attraverso i contenuti che propongo”.

Chi è Angie Tutorials, l’Aranzulla di TikTok

Contenuti, quelli di Angelica, che spaziano dai trucchi per iPhone, forse la sua serie più famosa, agli aggiornamenti sulle ultime novità dei social network, fino ai tutorial per realizzare contenuti: “Mi definisco una creator educational”. Una sorta di Salvatore Aranzulla della Generazione Z, in salsa TikTok: “È fra i commenti che ricevo più spesso ed è un paragone che mi lusinga. E credo sia vero che la piattaforma possa essere un po’ un’alternativa a Google (ne avevamo parlato qui, ndr). Tra l’altro, con il motore di ricerca ha in comune l’attenzione che i creator devono avere per le parole chiave, nella descrizione dei video, che sono sempre più importanti per ottenere visibilità”.

Angelica lo sa bene, perché nella vita non fa proprio la creator. Meglio: utilizza la presenza su TikTok per promuovere l’attività imprenditoriale di supporto ad aziende e organizzazioni nella creazione di contenuti. Ci ha raccontato che “collaboro con brand italiani ed europei: posso produrre video in prima persona o formare personale interno all’azienda perché possa diventare autonomo”. Un percorso iniziato a Londra, con la laurea in Business management e il master in Marketing strategico. Poi il coronavirus e una battuta d’arresto che l’ha portata a sperimentare la strada di TikTok: “Ho capito che stava diventando qualcosa di serio quando ho avuto la possibilità di intervistare Chiara Ferragni, che ho sempre visto come un punto di riferimento”.

Stress, competizione, algoritmo: il lavoro di una creator

Angelica non è l’unica a guardare influencer e creator come ispirazioni, modelli nella scelta di un percorso di vita. Una società di data analysis statunitense, Morning Consult, ha condotto un sondaggio che racconta come quasi un americano su due, tra i 13 e i 38 anni, farebbe l’influencer se ne avesse la possibilità. Tra le motivazioni dietro questa aspirazione ci sono, tra le altre, gli orari flessibili, la possibilità di fare una differenza nel mondo e, come prevedibile, i guadagni attesi.

Del resto, quello di influencer e creator è un mercato che, solo nel nostro Paese, vale quasi 300 milioni di euro, secondo le ultime stime di Buzzoole. Ma ottenere una fetta di questa torta non è sempre facile: la differenza tra professione e hobby è legata a una serie di fattori spesso al di fuori del proprio controllo. Primo fra tutti, l’algoritmo: “Lavorare per un sistema automatico – è stata la riflessione di Angie – può essere complicato, perché naturalmente introduce una variabile che è fuori dal controllo di chi crea contenuti. Però io credo nell’algoritmo: su TikTok, se il contenuto parla il linguaggio giusto allora arriverà alle persone giuste. È stressante, ma sempre nella consapevolezza che è probabile che a un momento di minore distribuzione corrisponderà uno in cui arriverai a più utenti”.

Non è difficile comprendere la fede di Angelica nell’algoritmo: il suo successo, come quello di quasi tutti i creator su TikTok, è figlio da una parte dei contenuti e dall’altro del sistema di distribuzione della piattaforma cinese. Un sistema che, secondo The Information, è una fabbrica da follower, proprio per la capacità di connettere chi pubblica video agli utenti potenzialmente interessati, a prescindere dal numero di seguaci. Il punto è che l’algoritmo ha le sue regole e le sue conseguenze inattese: “Lo stress è sicuramente una variabile, anche se io lo considero più che altro un motore, che mi consente di essere costante nella pubblicazione di contenuti. Fermarmi mi causerebbe ansia”. Ancora: “Un’altra fonte di stress è la competizione. Sei davanti a una platea di persone che non solo ti guarda, ma ha la possibilità di replicare quello che fai. E questo finisce con avere più successo del tuo contenuto originale, che è una cosa che può essere frustrante. Non è facile continuare senza farsi condizionare dal contesto”.

Una serie di considerazioni che portano a una conclusione: al netto della percezione pubblica, lavorare sui social network è una professione vera e propria, con specificità, pregi e difetti compresi: “Quello sugli influencer che non fanno nulla è un luogo comune antico, superato dal tempo. E non solo perché so quanto impegno serva per funzionare e vivere da creator, ma anche perché vediamo tutti quanto questo lavoro muova soldi, attenzione e visibilità dappertutto nel mondo”.