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ALBERTO GENOVESE

Quella notte non potrà più dimenticarla. La ragazza, drogata e violentata dall’imprenditore Alberto Genovese, tramite i suoi legali, ha chiesto un risarcimento di 1,5 milioni di euro, come scrive il Corriere. La giovane, secondo quanto si legge da una perizia medico-legale depositata dall’avvocato Liguori, ha riportato un’invalidità permanente pari al 40 per cento oltre a gravi conseguenze psicologiche che le impediranno di riprendere il suo lavoro e, dunque, di poter continuare a fare una vita normale soprattutto dal punto di vista relazionale. La vittima è una giovane modella di 19 anni che l’11 ottobre 2020 è stata costretta a fuggire da Terrazza Sentimento, nel cuore di Milano, e a fermare una volante della polizia dopo essere stata drogata e violentata per quasi 24 ore da Genovese. Le conseguenze della violenza sessuale «niente e nessuno potranno mai cancellarle», ha detto l’avvocato Luigi Liguori al termine dell’udienza preliminare – poi rinviata al 28 gennaio – in cui i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per Genovese, accusato di violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti.

Ma c’è anche una seconda vittima. Si tratta di una 23enne che Genovese avrebbe drogato e violentato a Ibiza dopo una festa a base di droga e alcol. In quel caso avrebbe preso parte anche la fidanzata dell’imprenditore che, infatti, per questo motivo, è imputata di violenza sessuale di gruppo. Per la seconda vittima, al momento, non è stato quantificato alcun risarcimento. Riconoscerlo, infatti, consentirebbe ai due legali dell’imprenditore di Milano di chiedere la riduzione di un terzo della pena che rischierebbe altrimenti di essere molto alta, qualora venisse dichiarato colpevole. Tra l’altro i suoi legali dovranno decidere se chiedere il rito abbreviato (che comporta la riduzione di un altro terzo della pena, magari legato a una perizia psichiatrica) o procedere con quello ordinario. Dopo otto mesi di carcere, infatti, Genovese è finito ai domiciliari in una clinica. Si indaga, infine, su possibili altre violenze e sull’ipotesi di frode fiscale legata ai redditi percepiti dall’imprenditore dalle sue quote societarie. Fino a questo momento Genovese si è difeso sostenendo di aver agito sotto l’effetto di droghe di cui sarebbe stato «schiavo» e di non aver mai percepito «dissenso» da parte delle vittime (che lo hanno poi denunciato), anche loro «alterate».

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