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Che cosa ha deciso Consob sulle richieste dei vertici di Generali dopo le manovre di Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt

“Nessuna asimmetria informativa, nessun patto occulto, nessuna violazione da parte degli ex pattisti. È questo il verdetto di Consob rispetto ai “quesiti” posti da Generali a proposito della partecipazione costruita nel Leone negli ultimi mesi da Francesco Gaetano Caltagirone, Fondazione CrT e Leonardo Del Vecchio”.

Così il Sole 24 Ore sintetizza la decisione di ieri della Consob sul dossier Assicurazioni Generali che segna di fatto un punto a favore di Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Cassa di risparmio di Torino, come sottolinea in prima pagina il nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro, Affari & Verità, diretto da Franco Bechis.

CHE COSA HA DECISO LA CONSOB SU GENERALI E PERCHE’ CALTAGIRONE GONGOLA

In sostanza – ha deciso la Commissione presieduta da Paolo Savona, rispondendo agli interrogativi dei vertici di Generali – non ci sono violazioni nella condotta tenuta su Generali da Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt quando hanno costituito — e fino al suo scioglimento della settimana scorsa — il patto di consultazione sulla compagnia assicurativa triestina.

LA DECISIONE DELLA CONSOB

Per la Consob, dunque, non avendo nessuno dei partecipanti al patto superato singolarmente il 10% di Generali, non scatta l’obbligo di evidenziare i programmi e le ragioni dell’ingresso nel capitale oltre la soglia. Una decisione che di fatto soddisfa i pattisti non fa per nulla gongolare l’azionista forte Mediobanca che sostiene l’attuale numero uno della compagnia, Philippe Donnet, che punta alla riconferma avversato invece dalla lista Caltagirone.

CHE COSA HA AGGIUNTO LA CONSOB SU GENERALI

Inoltre «alla luce delle valutazioni e delle verifiche svolte nel riferito contesto fattuale» da Generali, Consob ha chiarito che non si riscontrano le asimmetrie informative ipotizzate» da Generali: il gruppo assicurativo con sede a Trieste aveva posto a inizio febbraio due quesiti a Consob e Ivass (che deve ancora pronunciarsi sull’eventuale necessità di autorizzazione per il patto, che allora era al 16,3%, qualora gli acquisti fossero stati considerati di concerto). Nel frattempo dal patto è uscito a febbraio Caltagirone e pochi giorni fa Delfin e Crt hanno sciolto l’accordo.

I DUE FRONTI DEGLI AZIONISTI IN GENERALI

I due grandi azionisti – ricorda oggi il Corriere della Sera – “sono così tornati ad acquistare azioni senza temere vincoli di comunicazione: Caltagirone è ora al 9,5% e Del Vecchio all’8% e punta al 9,9%. Caltagirone ha presentato una lista alternativa a quella «del cda» in vista dell’assemblea del 29 aprile, che candida come presidente Claudio Costamagna e come ceo Luciano Cirinà ed è sostenuta da Del Vecchio. Il cda uscente schiera come presidente Andrea Sironi e come ceo riconferma Philippe Donnet”.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU GENERALI, CONSOB E CALTAGIRONE:

Per ricostruire la vicenda bisogna tornare allo scorso 2 febbraio. Quel giorno Generali comunicò al mercato di volersi rivolgere, a seguito di una precisa delibera assunta dal consiglio di amministrazione, a Consob e Ivass per chiedere se la quota rilevata dai tre azionisti fosse «soggetta ad autorizzazione ai sensi della normativa in tema di assicurazioni in relazione alla acquisizione di concerto di partecipazioni qualificate, comunque superiori al 10%». Non solo, annunciò anche di voler sapere se tale acquisizione fosse «soggetta agli obblighi di comunicazione in ordine, fra l’altro, ai programmi futuri ai sensi della normativa vigente per coloro che, anche di concerto, superino una percentuale del 10% del capitale sociale» e se vi fossero «state asimmetrie informative rilevanti per il mercato».

Nei fatti la compagnia si mosse solo qualche giorno dopo, il 7 febbraio e non sotto forma di quesito ma come segnalazione, stando a quanto riportato nel bollettino pubblicato ieri da Consob. Una segnalazione «che – come è scritto sempre nel documento della Commissione – nei suoi contenuti riporta fatti e ricostruzioni di stampa già noti al mercato» e all’Autorità. Una sfumatura, ossia se il Leone abbia presentato un quesito o una sorta di esposto, che poco incide sulla sostanza, se non per il fatto che certamente è inusuale vedere una società schierarsi contro i propri azionisti. Quel che preme, però, è che di fatto la commissione non ha condiviso l’impianto del gruppo assicurativo. Più nel dettaglio, «la fattispecie oggetto della segnalazione non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 120, comma 4-bis, del D. Lgs. n. 58/98 che fa esclusivo riferimento al superamento individuale delle soglie partecipative ivi previste e, pertanto, non emergono violazioni degli obblighi di comunicazione in ordine ai programmi futuri prescritti dalla suddetta disposizione». L’articolo 120, nel comma 4, consente alla Commissione di chiedere informazioni aggiuntive sulle partecipazioni in società quotate «tenuto conto delle caratteristiche degli investitori». Di fatto questi poteri di “intervento” speciali sono stati previsti per poter monitorare al meglio potenziali scorribande sul mercato italiano da parte di soggetti stranieri. Evidentemente i tre ex pattisti non fanno parte di questa categoria. Di qui la decisione di Consob di non ritenere applicabile il comma 4 bis, quello che permette di svelare le intenzioni future dei soci.

Riguardo al secondo aspetto, la Commissione ha poi voluto precisare che «alla luce delle valutazioni e delle verifiche svolte nel riferito contesto fattuale, non si riscontrano le asimmetrie informative ipotizzate nella segnalazione».