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(Teleborsa) – La Manovra ha messo sul piatto circa 8 miliardi per il taglio delle tasse su privati ed imprese (Irpef ed Irap), risorse certamente limitate, ma sufficienti a dare un segnale nella direzione di una riduzione della pressione fiscale. Ma che valore hanno i diversi interventi fiscali? E quale categoria privilegiare? Domande cruciali per definire le priorità di un primo accenno di riforma del fisco, anche in vista della ripresa del confronto con le parti sociali. L’ipotesi più accreditata è un intervento sia sull’Irpef sia sullì’Irap.

Ecco quanto costano le varie partite

Da una prima analisi effettuata dal Ministro dell’Economia Daniele Franco e già illustrata ai partiti della maggioranza, un taglio dell’aliquota Irpef del 38% che si applica alla classe di reddito 28-55mila euro costerebbe circa 1 miliardo a punto, mentre un taglio dell’aliquota del 27% che si applica alla classe 15-28mila euro costerebbe almeno 2 miliardi.

Anche l’eliminazione dell’Irap sulle società di persone e ditte individuali costerebbe circa 2 miliardi, ma si potrebbe anche ragionare sull’abolizione dell’imposta regionale per le imprese al di sotto di un certo valore della produzione.

Non è esclusa poi, sul fronte Irpef, una rimodulazione delle detrazioni che vada ad aggiungersi o intersecarsi con la riduzione delle aliquote. Un intervento dovuto perché, considerando le aliquote, le detrazioni i bonus e così via, l’imposta effettiva oggi si allontana di molto dall’effetto voluto e penalizza soprattutto i rediti medi o medio-bassi, che soggiacciono ad un’aliquota effettiva che si aggira sul 45% nella classe 28-35mila euro ed arriva al 61% nella classe 35-40mila euro.

Non escludere nessuno

La partita Irpef-Irap è complessa, ne va della popolarità della riforma, ma l’ipotesi più accreditata sembra indicare che il Governo procederà con un intervento su entrambi i fronti, per ottenere il massimo risultato e non scontentare nessuno.

E proprio a questo servono i calcoli effettuati dal MEF, per trovare la quadra entro pochi giorni, mentre si terrà oggi, lunedì 22 novembre, un nuovo incontro con gli esperti della maggioranza per definire il quadro dell’intervento fiscale.

L’ipotesi più accreditata sul fronte Irpef è un mix fra aliquote e detrazioni, anche perché un intervento sui redditi costerebbe meno nel 2022 rispetto all’anno successivo, ma getterebbe le basi per un intervento più deciso sul cuneo fiscale, che non esclude l’abolizione del contributo Cuaf a carico del datore di lavoro, che ha un costo che si aggira sugli 1,7 miliardi.

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