filippine,-il-ministro-delle-carceri-«ha-fatto-assassinare-un-giornalista»

Il 3 ottobre scorso il giornalista radiofonico filippino, Percival Mabasa, meglio noto come Percy Lapid, e stato ucciso da due killer su una motocicletta al cancello di un complesso residenziale nella zona di Las Pinas nella periferia di Manila. L’omicidio ha avuto subito un ampia eco mediatica il giornalista infatti era molto noto e dai microfoni del suo programma, Lapid Fire, criticava quotidianamente il governo e la corruzione politica.

Le sue inchieste hanno illuminato la piaga del red- tagging (l’accusa di essere comunista affibbiata agli oppositori dell’ex presidente Duterte) così come gli affari del gioco d’azzardo online e la disinformazione sulla legge marziale. Forse qualcuno vicino a Duterte o al nuovo presidente Ferdinand Marcos Jr ha voluto zittirlo per sempre. È quanto sostiene la polizia nazionale che ha accusato il capo delle carceri del paese di aver ordinato l’uccisione di Mabasa. Un’accusa ufficiale è stata presentata contro il responsabile del Bureau of Corrections, Gerald Bantag, che è stato sospeso dal suo incarico, insieme al funzionario della sicurezza carceraria Ricardo Zulueta. Anche Bantag e altri collaboratori erano finiti nelle carte del giornalista che li aveva sospettati di presunta corruzione e altre anomalie durante l’esercizio del suo incarico. Batang era diventato capo del Bureau of Corrections nel 2019, nominato proprio da Duterte, anche se stava affrontando accuse per una rivolta di detenuti avvenuta nel 2016 nella quale morirono 10 persone, Batang era il direttore del penitenziario, ma fu assolto.

Secondo gli inquirenti e gli uomini del ministero degli Interni tre capi di potenti bande criminali, rinchiusi nella più grande prigione del paese, sarebbero stati incaricati di assoldare un killer con un contratto da 550mila pesos (circa 9400 dollari). Uno degli assassini, identificato come Joel Escorial si e consegnato alla polizia per paura della taglia che era stata posta sulla sua testa. In seguito ha fatto il nome di un altro complice, Juan Villamor, scelto direttamente dai boss detenuti per organizzare l’omicidio di Lapid.

Una volta catturato Villamor e stato ucciso all’interno della prigione dove era rinchiuso, soffocato con un sacchetto di plastica presumibilmente, ed e questa la pista che si sta seguendo, per ordine di Bantag e Zulueta, i quali non hanno comunque ancora ricevuto un mandato di arresto. Eugene Javier, un agente del National Bureau of Investigation ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale si dice espressamente che: «Bantag aveva un chiaro motivo per effettuare gli omicidi… Per Percy Lapid, è stata la continua denuncia» . L’uccisione di Mabasa non è un caso isolato, solo il mese scorso un’altra giornalista, Rey Blanco, è stata freddata con un coltello nelle Filippine centrali. Pur essendo uno degli ambienti mediatici più liberali dell’Asia, le Filippine rimangono uno dei luoghi più pericolosi del mondo per i giornalisti, in particolare in provincia. Almeno 187 sono stati uccisi negli ultimi 35 anni secondo l’osservatorio internazionale Reporter senza frontiere.

Jonathan De Santos, presidente dell’Unione nazionale dei giornalisti delle Filippine ha accolto con favore quello che ha definito il «buon sviluppo del caso», ma ha avvertito che la strada da fare è lunga. Come dimostra l’assassinio di Mabasa «il fatto che l’omicidio abbia avuto luogo a Manila indica che nessuno è al sicuro».

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