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Il ministro delle Finanze austriaco ha dichiarato che “la strada è una sola, quella di ridurre il rapporto debito/Pil soprattutto per i Paesi con livelli elevati di questo rapporto”. Il corsivo di Giuseppe Liturri

 

Lunedì e martedì devono essere stati due giorni difficili per i ministri economici della Ue e dell’eurozona impegnati a Bruxelles, rispettivamente nella riunione del Consiglio Ecofin e dell’Eurogruppo. Se il Commissario Paolo Gentiloni ha parlato di “idee diverse”, significa che saranno volati stracci. Il tema del contendere è il “riesame della governance economica della UE”. Un ambizioso tema su cui la Commissione ha rilanciato il dibattito pubblico interrottosi a febbraio 2020 per la pandemia, sul quale a fine ottobre ha prodotto un documento sottoposto in questi giorni all’attenzione dei ministri degli Stati membri.

Cosa ne sarà del pacchetto composto da “Semestre Europeo” (il ciclo di coordinamento delle politiche di bilancio della Ue), Patto di Stabilità e procedura per gli squilibri economici eccessivi? Cioè tutto il vecchio strumentario che ha fatto dell’economia dell’eurozona l’eterna ultima tra le economie dei Paesi più sviluppati?

Le idee sono poche e anche confuse. E allora ci ha pensato il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel a tracciare (o meglio, ritracciare) delle linee rosse invalicabili.

Senza citare l’Italia, Blümel, riferendosi ai lavori appena conclusi, ha dichiarato all’agenzia Bloomberg che “la strada è una sola, quella di ridurre il rapporto debito/Pil soprattutto per i Paesi con livelli elevati di questo rapporto che, altrimenti, rischiano di trovarsi in difficoltà di fronte al mercato che potrebbe richiedere tassi più alti per il maggior rischio”. Secondo il ministro austriaco “non è impossibile soddisfare quelle regole. È una questione di volontà politica. Si può e basta solo volerlo”.

Chissà per quanto durerà questo stucchevole balletto. Oggi abbiamo una sola relativa certezza: le regole non solo ritorneranno dal 2023, ma già da oggi la traiettoria di rientro del deficit/Pil e del debito/PIL definita dal governo di Mario Draghi è del tutto coerente col loro rispetto.

Nel frattempo, la Commissione è convinta che finora quelle regole abbiano funzionato bene e si trincera dietro la foglia di fico delle “nuove sfide” (la solita solfa del digitale e della transizione ecologica) per riaprire la discussione sulla loro eventuale modifica e lancia la palla in tribuna col “dibattito pubblico”. Tanto aprile 2022 non è lontanissimo e il bilancio per il 2023 è molto probabile che segua il binario (morto) già predefinito.

Gli austriaci hanno spedito il primo messaggio di avviso e, ovviamente, non sono da soli.