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L’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, non è più sicura e ha raccomandato di aggiungere informazioni di prodotto a Spikevax, il vaccino anti-Covid prodotto da Moderna. In casi “rarissimi” – sono sempre rarissimi, anche se li conti a milioni – si è verificata la sindrome da perdita capillare (Cls). “Una condizione estremamente rara e grave che provoca fuoriuscita di liquidi dai piccoli vasi sanguigni, i capillari causando rapidamente gonfiore di braccia e gambe, improvviso aumento di peso, sensazione di svenimento, ispessimento del sangue, bassi livelli ematici di albumina e bassa pressione sanguigna. La sindrome è spesso correlata a infezioni virali, certi tumori del sangue, malattie infiammatorie e alcuni trattamenti farmacologici”. Che vuoi che sia.

Il nesso tra Cls e vaccino anti-Covid è “Non facile da stabilire”, per l’Ema. Non facile, ma, neanche impossibile se è vero che il Prac, l’ente regolatorio Ue, balbetta che “Non ci sono prove sufficienti per stabilire un’associazione causale tra i due vaccini e l’insorgenza di nuovi casi di Cls”. Come a dire: è così, ma non possiamo ammetterlo.

Ma andassero a rivolgere le loro formule gesuitiche agli sportivi che dopo le somministrazioni ripetute cascano, letteralmente, come mosche, siano campi di pallone, da tennis, piste innevate, biciclette, perfino la groppa di un cavallo.

Al Miami Open Paula Badosa interrompe di colpo il suo quarto di finale contro Jessica Pegula: non sta in piedi, scoppia in pianto: se vince, diventa la numero 3 al mondo, invece la portano negli spogliatoi distrutta. Lo stesso succede a Jannik Sinner, vesciche improvvise al piede, un fatto anomalo per un atleta professionista, e per altri 13 atleti che, uno dopo l’altro, abbandonano l’Open. Tutti vaccinati e stra-vaccinati.

Non va meglio nel ciclismo, falcidiato da una serie di patologie che vanno dalle tracheobronchiti a bronchiti influenzali fino alle infezioni delle alte vie respiratorie difficili da superare, al punto che i ritiri sempre più spesso precedono le partenze. Influenze bronchiali o miocarditi attribuite al Covid, ma scoppiano dopo la somministrazione: mai vista una cosa del genere in 25 anni, metà dei partecipanti alle varie competizioni improvvisamente disfatta. Come alla 106ma edizione del Giro delle Fiandre, che registra una strage di iscritti, dal campione del mondo Julian Alaphilippe che non ha corso nemmeno la Sanremo, a Wout Van Aert, che sulla carta sarebbe stato l’uomo da battere ma è stato allettato dal Covid. Così almeno dicono.

Ma mentre a Miami Sinner e Badosa abbandonavano, Daniel Aakervik, diciassettenne norvegese campione Juniores di sci di fondo e biathlon, doveva interrompere improvvisamente la sua preparazione per colpa di una miocardite. A settembre, dopo la vaccinazione il giovane sciatore ha rilevato per quasi due mesi una frequenza cardiaca a riposo molto più alta del solito. “All’inizio non sapevamo cosa fosse successo” dice il padre e allenatore Alf Morten Aakervik. Ma è direttore medico presso l’Agenzia norvegese per i medicinali e sa che miocarditi e pericarditi sono legate ai vaccini Pfizer e Moderna. Sa pure che un report del 9 novembre 2021 segnalava 40.068 effetti collaterali sospetti dopo i vaccini covid in Norvegia. Dopo due mesi dal vaccino, Daniel Aakervik non riesce a sostenere ancora gli allenamenti previsti dal suo staff, la stagione è finita, il futuro incerto.

Un altro sportivo norvegese colpito da miocardite dopo il vaccino covid è il mezzofondista Filip Ingebrigtsen, fratello maggiore del più noto campione olimpico a Tokyo 2020 dei 1.500 metri piani Jakob Ingebrigtsen. Durante la stagione Filip ha tribolato a lungo con un fisico che non sentiva più suo, non funzionava a dovere. I prelievi di sangue non chiarivano, lui era sempre più esausto. Alla fine ha avuto la sua risposta: una miocardite a causa del vaccino covid-19. Anche solo giocare con la piccola figlia è diventato difficile. E nessuno sa come uscirne. “Non è una malattia curabile, è il fisico che non risponde”, dice il padre e allenatore Gjert.

Il 18 agosto del 2021 Jente van Genechten, calciatore belga di 25 anni, subisce un arresto cardiaco in campo. “Si sono spente le luci”, avrebbe ricordato dopo. Era finito in arresto cardiaco dopo aver perso conoscenza in campo durante una partita con la sua nuova squadra, il Lanaken. “Mi sono ripreso subito, mi sono come svegliato. Per un po’ ho anche pensato di continuare a giocare, ma tutti me lo sconsigliavano”. Jente ha ancora difficoltà a capire cosa gli sia successo, ma una cosa la sa per certo: la sua carriera agonistica è finita.

Peggio è andata l’11 settembre del 2021 a Frederic Lartillot fulminato dopo una partita amichevole. E a Benjamin Taft, trentatreenne tedesco, stecchito il 5 ottobre del 2020 dopo un infarto post partita. A 33 anni. E al diciottenne Rune Coghe, ugualmente infartuato – 18 anni! – ma almeno salvo per la prontezza dei suoi compagni nel soccorrerlo. Il 21 settembre del 2021 Helen Edwards, guardalinee, deve uscire dal campo in barella durante le qualificazioni ai Mondiali per problemi cardiaci. Il 13 settembre del 2021 Dimitri Lienard, 33 anni centrocampista dello Strasburgo crolla durante la partita: anche lui esce in barella, più morto che vivo. Ha faticato a riprendersi, e non è più stato lo stesso. Vale anche per il calciatore argentino del Barcellona Sergio Aguero, caduto sul campo lo scorso 31 ottobre. E per Emil Palsson, 28 anni, che crolla durante una partita in Norvegia. Il 26 aprile del 2021 il giocatore argentino Luis Ojeda è morto improvvisamente. In una toccante lettera la fidanzata di Ojedea Lola Ortiz ha scritto: “Non sopporto l’idea di non vederti mai più”. Aveva 20 anni. Il 16 luglio del 2021 Greg Luyssen 22enne, ciclista belga, chiude la carriera a 22 anni dopo problemi cardiaci a causa del vaccino COVID-19.

Il 26 ottobre del 2021 Cienna Knowles, campionessa ippica di 19 anni viene ricoverata in ospedale per coaguli di sangue dopo il vaccino Pfizer. Era “super sana”, come la nostra Camilla Canepa, si ritrova devastata da coaguli di sangue dopo una somministrazione di Pfizer. Il 24 agosto del 2021 Francesca Marcon, 38enne pallavolista professionista, annuncia di aver una pericardite da vaccino. “Dal 3 agosto è iniziato il mio calvario, ho fatto la seconda dose del vaccino Pfizer e sono cominciati i problemi”. Jeremy Chardy, già numero 108 del mondo, non riesce più a giocare e parla del suo dramma a Le Figaro: “Mi pento di aver fatto il vaccino. Da quando ho avuto il vaccino, nel periodo tra le Olimpiadi e gli US Open, ho dei problemi e sto lottando. Improvvisamente non posso allenarmi, non posso giocare. Ora sono andato da due medici, ho fatto degli esami per sapere cosa ho e la cosa più importante è prendermi cura di me stesso.”.

È un mondo irresponsabile. Christian Eriksen stramazza sul prato al 42mo del primo tempo durante la partita d’esordio degli Europei del 2021 tra Danimarca e Finlandia; lo salvano i suoi compagni, lo strappano letteralmente alla morte. Non si parla di vaccini, ma tutti sanno. Adesso, otto mesi dopo, vorrebbero farlo riprendere a giocare, ma ha il cuore crepato e lo sa.

Gli effetti collaterali dei vaccini Covid contemplano, su questo nessuno più si nasconde, la casistica è troppo massiccia, troppo invadente, maggiori rischi per il cuore, cioè miocraditi e pericarditi. “Analisi preliminari di nuovi dati, relativi alle segnalazioni di effetti cardiaci indesiderati successivi a vaccinazione anti-Covid con prodotti a mRna indicano la possibilità che il rischio di miocardite negli uomini più giovani possa essere maggiore dopo una seconda dose di Spikevax [il vaccino di Moderna] rispetto a una seconda dose di Comirnaty” di Pfizer – BioNTech, sebbene sia necessaria un’ulteriore valutazione”, dichiarano dall’Ema all’Adnkronos Salute lo scorso 6 ottobre 2021.

Possono valutare ulteriormente quanto vogliono, ma pochi giorni fa Pfizer ammette a sua volta una “diminuzione transitoria dei linfociti”, quanto a dire un calo immunitario dopo il vaccino. “Con i prossimi andrà meglio, ha dichiarato, incredibilmente, il ceo di Pfizer, Albert Bourla.

C’è una storia ignobile di convenienze e di censure, di distorsioni e di miliardi dietro l’elisir che accorcia la vita. Se è vero che il Prac, l’ente regolatorio Ue, afferma che “non ci sono prove sufficienti per stabilire un’associazione causale tra i due vaccini e l’insorgenza di nuovi casi di Cls”, mentre l’Ema un mese fa invitava gli operatori sanitari ad “essere consapevoli dei segni e sintomi della Cls – sottolinea l’Ema -, e di un possibile rischio di riacutizzazioni nelle persone con una storia di sindrome”. 11 marzo 2022. Quello che è incontestabile è che “Tra febbraio e marzo i ricoveri per infarto e scompenso cardiaco sono aumentati del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, come ha ammesso Carlo Cernetti, 54 anni, direttore delle unità di Cardiologia di Treviso e Castelfranco. “La recrudescenza di eventi di questo tipo segue una certa stagionalità. Ma quella attuale sembra essere davvero molto forte e violenta”. Colpa del Covid, dicono. Ma l’aumento degli infarti parte dal 2021, coincide con la somministrazione di massa, imposta con svariati ricatti, dal greenpass alla privazione dello stipendio.

Se questo è quello che ammettono, figurarsi quello che omettono. E se questo succede nel mondo dei giovani atleti professionisti, super allenati, super controllati, figuriamoci cosa accade ai comuni mortali, che più ci restano secchi, o lesionati, e più si sentono dire che non c’è correlazione, che è colpa del caldo, del freddo, dell’andare al cesso, del traffico, di una scopata, dell’ora legale, il prosciutto e melone. Tutto fuorché la vera causa, la Innominabile.

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