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1674501031 Andrea Bonafede

È stato arrestato Andrea Bonafede, l’uomo di cui Matteo Messina Denaro utilizzava l’identità. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e l’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Ros. L’accusa nei confronti di Bonafede, geometra di 59 anni, è associazione mafiosa.

Dopo l’arresto di Messina Denaro, considerato il capo di Cosa Nostra, Bonafede aveva ammesso di aver comprato, nel 2022, l’appartamento di Campobello di Mazara in cui Messina Denaro aveva trascorso l’ultimo periodo della latitanza, con soldi avuti dal latitante stesso. Bonafede aveva anche consegnato il proprio bancomat all’ex latitante, permettendogli di comprare l’auto sulla quale viaggiava e che era stata acquistata un anno fa in una concessionaria di Palermo. La macchina, formalmente, era intestata alla madre di Bonafede. Messina Denaro aveva anche una carta d’identità, una patente e anche la tessera sanitaria intestata ad Andrea Bonafede. Bonafede e Messina Denaro si conoscono fin da ragazzi. Messina Denaro si era di fatto impossessato dell’identità di Bonafede, sostituendosi a lui e con il suo consenso.

Repubblica ha riportato quanto scritto dal giudice per le indagini preliminari Alfredo Montalto nella richiesta di arresto di Bonafede: «Si è in presenza, in sostanza, sia pure, in termini di gravità indiziaria di un’affiliazione verosimilmente riservata di Bonafede per volontà del Messina Denaro». E ancora: «Bonafede ha un’estrazione familiare compatibile con il ruolo di partecipe dell’associazione mafiosa (e che, allo stesso tempo, spiega perché Messina Denaro Matteo si sia potuto a lui rivolgere), dal momento che egli è nipote (figlio del fratello) del noto Bonafede Leonardo, già “reggente” proprio della “famiglia” mafiosa di Campobello di Mazara che ha protetto, quanto meno negli ultimi anni, la latitanza dello stesso Messina Denaro Matteo consentendogli di svolgere appieno il ruolo di capo indiscusso della consorteria di Cosa nostra nella provincia di Trapani». Per il gip, Bonafede «ha, in concreto, fornito un apporto di non certo secondaria importanza per le dinamiche criminose dell’associazione mafiosa della provincia di Trapani, avendo così consentito a Messina Denaro, non soltanto di mantenere la sua latitanza, ma soprattutto, anche mediante la sua presenza nel territorio, di continuare ad esercitare il ruolo direttivo dell’organizzazione mafiosa».

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