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Roma, 14 gen — Anche Zorro finisce nel calderone dei remake al femminile. Il celebre giustiziere mascherato, in ossequio alla lotta agli stereotipi di genere — così da sostituirli con stereotipi uguali e contrari — perderà i baffi e diventerà una donna in una serie scritta e prodotta da Robert Rodriguez, già noto per aver diretto Dal tramonto all’alba e C’era una volta in Messico.

Zorro diventa una donna

Il rifacimento della serie si intitolerà con tutta probabilità Zorro e, rappresenta il secondo sforzo di Rodriguez, congiuntamente con la sorella Rebecca, di rielaborare soggetto e sceneggiatura per gli schermi televisivi. Senza considerare che alla fine degli anni ’90 il regista avrebbe dovuto dirigere La maschera di Zorro con protagonista Antonio Banderas e Catherine Zeta Jones. Ma poi la regia venne affidata a Martin Campbell.

Sarà il solito flop?

E dire che ormai i produttori di Hollywood dovrebbero sapere che i remake «al femminile» o in chiave #metoo e femminista sono dei flop annunciati. Il remake di Charlie’s Angels? Un disastro. Gli incassi di Captain Marvel? Imbarazzanti. Per non parlare del rifacimento al femminile di Ghostbuster che con l’obiettivo di «combattere il patriarcato» ha decretato il proprio fallimento al botteghino a colpi di «umorismo femminista», cioè l’ultimo chiodo sulla bara della comicità il cui fallimento ovviamente è stato imputato alla mascolinità tossica del pubblico ignorante che non è in grado di apprezzare il nuovo trend imperante del politicamente corretto.

Eppure questa autentica «cultura del piagnisteo» che sta intossicando anche i classici della letteratura e del cinema non si arrende davanti ai suoi oggettivi, conclamati fallimenti.  Continua anzi a produrre casi che finiscono dritti dritti nella classifica del trash o dei minori incassi immaginabili. La realtà dei fatti è che la patina oleosa del presunto femminismo o della angolazione prospettica «al femminile» che trasforma e stravolge determinati personaggi conosciuti e amati proprio per le loro caratteristiche mascoline rende le versioni filmiche socialmente consapevoli del tutto noiose e prevedibili.
Questo cinema non diverte, non emoziona, non stupisce. E la gente, comprensibilmente, diserta i cinema.

Cristina Gauri

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