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Il governo accelera sull’aggiornamento del quadro macroeconomico dell’Italia. L’obiettivo è far approdare il Def in Consiglio dei ministri in settimana (probabilmente mercoledì). Per tale ragione l’Istat ha anticipato ad oggi, alle ore 12, il rilascio della revisione delle stime del PIL 2021 e dell’indebitamento delle amministrazioni pubbliche, propedeutica alla messa a punto del quadro macroeconomico del Def. Dati che erano attesi per domani.

Nel Def della prossima settimana “la crescita verrà rivista significativamente, con valori più bassi – ha annunciato il ministro dell’Economia Daniele Franco –. Prima degli ultimi eventi si preannunciava una ripresa a ritmo sostenuto, la Commissione Ue prevedeva per l’Italia un tasso del 4%. Gli ultimi eventi hanno portato a un deterioramento di queste prospettive. Dobbiamo essere consapevoli – ha aggiunto il ministro – che la nostra economia sta rallentando. Vediamo poi un aumento dell’inflazione, si tratta di certificarla, in questo momento è attorno al 6,7% per l’Itala è un livello che non vedevamo da diversi anni”.

Riguardo agli effetti sulla crescita italiana del conflitto in Ucraina, Franco ha osservato che gli ultimi eventi hanno portato a un netto deterioramento delle prospettive. “Vi sono gli effetti diretti della guerra sulle catene di approvvigionamento – ha spiegato Franco –, gli effetti delle sanzioni verso la Russia: noi esportiamo in quel paese l’1,5% del totale dell’export, ma la Russia rappresenta il 3% delle nostre importazioni. Soprattutto la Russia rappresenta il 38% del gas consumato l’anno scorso. Questo causa incertezza“. In tale scenario di incertezza le previsioni contenute nel Def si preannunciano caute. “Noi usciremo come governo nel Documento di economia e finanza con una previsione cauta sul PIL, perché c’è grandissima incertezza – ha detto Franco –. Come l’anno scorso è meglio essere smentiti per essere stati pessimisti piuttosto che troppo ottimisti. La politica di bilancio deve restare prudente. L’anno scorso abbiamo chiuso con deficit molto più basso di quelle che erano le previsioni precedenti, il deficit quest’anno va ridotto ancora, dobbiamo stare su sentieri di riduzione anche per prossimi anni. La sostenibilità del debito pubblico è dato da tre elementi: crescita, costo debito e saldo primario finanza pubblica. Sui tassi di interesse sulle nuove emissioni l’anno scorso il tasso medio è stato 0,1%, 2,4% sul complesso del debito pubblico italiano, e quest’anno è verosimile che tasso medio continui nonostante tutto a ridursi. Possiamo contare su un tasso medio sul nostro debito che per alcuni anni resterà relativamente basso, questa fase va sfruttata”.

Taglio stime crescita: a rischio 41 miliardi di PIL nel 2022

La guerra tra Russia e Ucraina potrebbe far perdere all’Italia, nel 2022, circa 41 miliardi di euro di prodotto interno lordo: il conflitto tra Mosca e Kiev mette a rischio oltre il 36% della crescita economica prevista per quest’anno. Se il governo, nel nuovo Documento di economia e finanza, taglierà la stima di crescita, per quest’anno, dal 4,7% al 3%, il Pil dovrebbe arrivare a un totale di 1.851 miliardi invece di 1.892 miliardi previsti con la Nota di aggiornamento al Def dello scorso ottobre.

Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, il taglio delle stime in arrivo col nuovo Def  dovrebbe far emergere una riduzione della crescita economica, per il 2022, di circa il 36,1%. In termini nominali, nel 2022 il PIL, se saranno confermati i tagli alle stime di crescita, dovrebbe crescere di 72,2 miliardi e non di 113,2 miliardi, vale a dire 40,9 miliardi in meno. Il rischio che corriamo, soprattutto per il 2023, è quello della “stagflazione” ovvero di una stagnazione, cioè assenza di crescita quando l’economia ristagna, accompagnata dall’inflazione, un aumento continuo dei prezzi che aggraverebbe la stessa congiuntura economica sfavorevole.

Allo studio nuove misure per 25-26 miliardi

Il governo – come riporta il Sole 24 ore – starebbe lavorando a nuove misure per 25-26 miliardi di euro. Fondi che, tuttavia, non potranno  essere impiegati integralmente in nuove misure espansive anti-crisi ma dovranno andare a coprire  anche gli ultimi due decreti energia:?il primo, a inizio marzo, – evidenzia il quotidiano di Confindustria – ha congelato 4,5 miliardi di fondi ministeriali, da liberare ora con il nuovo programma di finanza pubblica, e il secondo ha utilizzato circa un miliardo di maggiori entrate Iva per tagliare le accise. Le nuove risorse stanziate deriverebbero, in parte, dall’eredità positiva del 2021 con il PIL ha fatto registrare un +6,6%. Stimando una conseguente spinta alle entrate pari quest’anno a 15-16 miliardi, al deficit toccherebbe uno sforzo aggiuntivo intorno ai 8-10 miliardi per coprire le misure.

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