Davanti a Montecitorio protestano i lavoratori dello Spettacolo, i vip “de sinistra” non pervenuti

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Ieri davanti a Montecitorio e in altre città italiane, sotto le sigle dei sindacati (solo di sinistra), si è riunito il settore dello Spettacolo dal Vivo per protestare contro il nuovo dpcm che sta dando il colpo di grazia ad un mondo, quello del teatro, della danza e del cinema, martoriato dalle scelte scellerate del Ministro Franceschini.

Tanti tecnici presenti (operatori tv, macchinisti, attrezzisti), ossia il mondo del dietro le quinte; pochi i volti degli attori o dei registi vip, sempre in prima fila a parlare di politica quando sono su un red carpet o alla prima di un film, ma evidentemente poco avvezzi a mischiarsi in piazza alla folla di lavoratori sconosciuti. Sono i figliocci dei girotondi o degli inutili appelli che negli anni sono serviti solo a dare un segnale al potere “de sinistra”, che poi li premia: sono rivoluzionari nelle loro stories su Instagram, ma poi difficilmente ci mettono la faccia senza strizzare prima l’occhio a quelli che poi li faranno lavorare.

Il mondo dello Spettacolo è in ginocchio: a poco serviranno i cosiddetti ristori da 1000 euro per chi non lavora da quasi un anno. Ma le colpe non si possono solo attribuire a questa inspiegabile scelta di chiudere cinema e teatri (inspiegabile perché negli ultimi mesi su 350 mila spettatori c’è stato solo un contagio): infatti il ministro Franceschini ha firmato il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) premiando pochi teatri nazionali e impoverendo la maggior parte del settore, che opera e produce privatamente.

Si spendono milioni di euro in burocrazia tra uffici, direttori e dipendenti pubblici e quasi nulla in creatività. come se uno spettacolo si facesse davanti a una scrivania e non in una sala prove, in un laboratorio di scenografia o tra i bozzetti di una costumista. I tagli vanno sempre verso quella direzione. Dicono: “c’è la crisi”, ma il 27 del mese lo stipendio degli assunti a tempo indeterminato arriva anche con il lockdown, mentre agli artisti no.

Dove sono gli attori di partito che vorrebbero scimmiottare Gian Maria Volontè? Non ci sono quando devono fare politica vera, cioè occuparsi della loro comunità. Il punto sta proprio qui. Quando questo settore si libererà dall’appartenenza a una sola monolitica ideologia di sinistra, allora forse qualcosa cambierà, con scelte governative che dovranno andare verso incentivi ai privati a chi fa impresa in campo culturale e crea posti di lavoro. Senza più mancette di ristori o redditi di cittadinanza vari.