crisis-core-final-fantasy-vii-reunion-recensione:-“nulla-impedira-il-mio-ritorno”

Crisis Core Final Fantasy VII Reunion Recensione | Crisis Core Final Fantasy VII Reunion mi è piaciuto moltissimo. Solo dopo un’attenta riflessione sul perchè mi sono reso conto che no, la ragione non era che “è rimasto del tutto identico al passato”. Ma perché è diventato qualcosa di diverso e più nuovo solo dove serviva, facendomi credere di essere “solo un’altra di quelle remaster”. Quelle remaster che giocano sui e coi sentimenti, che servono solo a rimpolpare il portafogli. Invece no. Reunion è il titolo che ricordavamo come lo ricordavamo, ma è migliore di com’era davvero all’epoca in molti settori, tra cui quello ludico. Non solo, dunque, nell’estetica migliorata e nelle texture ripulite e modernizzate. 

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CRISIS CORE FINAL FANTASY VII REUNION RECENSIONE | TESTATO SU NINTENDO SWITCH

(Disponibile anche su: PS5, PS4, Xbox One, Xbox Series X|S, PC)

VOTO: 9

+Rimane identico all’originale dove serve: piangerete oggi come allora

+La difficoltà è ancora bilanciata benissimo, anzi, ora lo è di più grazie alle nuove hitbox e UI

+Su Switch gira senza problemi sia in portabilità, che su schermi dalle diagonali più importanti.

-A quale capitolo si ricollega? L’originale Final Fantasy VII? Il Remake? E come?

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Crisis Core Final Fantasy VII Reunion Recensione, oltre la nostalgia

Crisis Core Final Fantasy VII Reunion è un’operazione nostalgia, ma è fatta bene. Lo posso davvero affermare, decidendo in modo arbitrario di non essere schiavo della nostalgia? Sì, ma lasciatemi spiegare perché. Come ho già avuto modo di affermare in passato, non sempre le operazioni di Remaster sono sinonimo di “sfruttamento della nostalgia” provata dai giocatori. Ci sono state e ci saranno sempre case di sviluppo che capitalizzano sull’emozione agrodolce che proviamo ricordandoci un passato che non c’è più. Vivendolo attraverso un videogioco che torna ad esserci, ma spesso sarebbe stato meglio fosse rimasto dov’era: nella nostra memoria. 

Infatti, non tutti i titoli, le meccaniche e i personaggi (con le loro storie, emozioni, affermazioni) sono invecchiati bene. Ammettiamolo: determinati giochi capolavori di un tempo non riusciremmo (e non riusciamo) più nemmeno a vederli in fotografia. Non esiste il “ti deve piacere perchè è storia”. Detto questo, Crisis Core Final Fantasy VII è indubbiamente storia, proprio perché “non ti deve piacere”. Perchè in parte è invecchiato bene, in parte no, specialmente dopo la release di Final Fantasy VII Remake. Ma non è per nulla sincero, non ti dice apertamente dove guardare per trovare le novità. Le nasconde, se così si può dire, dietro i nostri ricordi…

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Crisis Core Reunion prende la nostra nostalgia, le nostre memorie e li attualizza “QB”: quanto basta. Non ce li spiattella in volto con la loro durezza e le loro rughe, preferendo un approccio al remaster che si rende conto di alcune criticità evidenti del gameplay che fu, e della resa grafica altalenante. Così, pone loro rimedio. Nemmeno si limita a levigare le crepe con una passata di stucco, come se bastasse rendere curve “le curve” di Lara Croft per farci tornare bambini giocando al primo capitolo della saga (cito l’archeologa giusto per fare un esempio casuale eh). Crisis Core Reunion soddisfa anche la vista, certo se serve anche attraverso modifiche “ludiche”. Rivede, ad esempio, le hitbox di nemici e Boss, i loro tempi di azione e reazione per farci giocare proprio come ricordavamo. Cioè meglio di quanto non giocassimo davvero nel 2007.

Lo fa con garbo, con delicatezza. Senza dirci che ci ricordavamo male, e che solo in virtù del minuscolo schermino di PSP non comprendevamo quanto ingiusti fossero certi attacchi, certe finestre di schivata o certi moveset. Crisis Core Final Fantasy VII Reunion, pure, si prende la libertà di aggiungere il doppiaggio Giapponese assente dagli UMD (il supporto fisico di PSP) italiani. Persino, aggiunge un’interfaccia di attivazione rapida delle abilità e delle magie, che sfrutta al meglio la pletora di pulsanti che abbiamo a disposizione su ogni piattaforma moderna (mica siamo rimasti a “L e R e l’analogico farlocco” di PSP. Senza tormentarci con “ti è andato bene così nell’originale, vuoi sentire la nostalgia? Beccati i controlli di una volta e non rompere”. 

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Nuovo di nuovo

La nostalgia dell’operazione Nostalgia di Crisis Core Final Fantasy VII Reunion, insomma, è un’invenzione. Un costrutto che ci fa sentire a casa proprio perché l’operazione funziona meglio di un lifting o un’iniezione di botulino digitale. Crisis Core cambia senza dircelo, e senza diventare remake, perchè storia, animazioni, situazioni, difficoltà, scheletri dei modelli e via discorrendo sono tutti perfettamente identici. Aggiungo, identicamente fallaci, in alcuni casi, sotto molti (non tutti) punti di vista. Vogliamo parlare di quanto siano ripetitive, senz’anima e logorroiche le missioni secondarie selezionabili da asettici menù? No, non vogliamo. Vogliamo analizzare le mappe di gioco, o meglio i corridoi in cui il nostro protagonista corre senza sosta fermandosi solo di tanto in tanto per uno scontro casuale? Meglio soprassedere. 

Il fascino suscitato dai combattimenti action all’ultima magia, però, è ancora là, e parla ancora la lingua della sottile via di mezzo tra l’azione pura e la strategia. Si può ancora schivare, ma ora funziona meglio; prenderemo ancora schiaffi considerevoli dalle mosse più scenografiche (accompagnate da filmati meravigliosi ed evocativi: gli stessi del 2007, ma su uno schermo che rende loro giustizia). Ma adesso potremo per lo meno tentare di negarle tramite una nuova meccanica di interruzione delle “ultimate” nemiche.

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Insomma, scrivendo questa recensione, più che mentre mi trovavo circondato dalla magia dell’effetto nostalgia in game, mi sono reso conto che Crisis Core Final Fantasy VII Reunion merita il voto che gli ho attribuito. Perché, proprio come deve fare la nostalgia quella bella, mi ha messo nel sacco raccontandomi la suadente storia di quel che non è mai stato, anche se io ero sicuro di sì. Senza davvero falsare niente di importante, nulla che rendesse il gioco un altro titolo rispetto a quello che era su PSP, ha saputo trovare le viti da stringere per far andare avanti la macchina a vapore ancora un altro po’.

Di più: mettendo me, e tutti i fan della versione originale di Crisis Core o di Final Fantasy VII in assoluto, a bordo di quella macchina… o forse è un treno? Alla guida, c’è la nostalgia. Di fronte a noi si apre un binario conosciuta solo in sogno, che fa parte del nostro passato “immaginato”. Come quando sfidavi Mewtwo in Pokémon Blu, e sentivi la pressione, l’importanza di quel mucchio di pixel. Accendendo la mia Nintendo Switch oggi, nel 2022, ascoltando le colonne sonore ri-orchestrate (altra novità: ve ne eravate accorti?) sono tornato a essere il bambino che ero nel 2007, senza nemmeno accorgermene. Sarà per quello che si dice “nostalgia canaglia”? Allora, magari fosse tutta così: magari fosse tutta “canaglia”, la nostalgia videoludica!

Porting per Switch eccellente | Dato che, per forza di cose, in passato vissi l’esperienza di Crisis Core in portatilità, sono contento di aver potuto recensire e testare il gioco su Nintendo Switch. La console ibrida si destreggia alla perfezione con il porting, che è stato adattato meravigliosamente per non sfigurare nemmeno sullo schermo della mia Oled. Quindi, Crisis Core Reunion si unisce all’ormai nutrito gruppo di titoli multipiattaforma “pesanti” che su Switch, apparentemente senza sforzi, guadagnano il possibile dalla portabilità, pagando pegno in risoluzione e tecnicismi vari. Ma non in colpo d’occhio o fluidità.