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Per il Kazakistan, il 2022 si è aperto nel segno della violenza. Dopo la liberalizzazione del prezzo del GPL, che ha portato al suo raddoppio impattando su tutti i prezzi al consumo, nelle piazze kazake si sono riversate dure manifestazioni contro il carovita, le cui repressioni hanno provocato un centinaio di morti e migliaia di feriti.

Ma dietro alla crisi che ha messo a ferro e fuoco il Paese, considerato fino ad oggi emblema di stabilità in Medio-Oriente, non serpeggia solo una profonda ferita socio-economica inasprita da anni di governo autoritario e corrotto. Ad agire nelle retrovie, come un personaggio secondario solo in apparenza (il suo ruolo, in realtà, è da co-protagonista), ci sarebbe anche il re delle criptovalute: il Bitcoin.

Ma qual è il collegamento tra la celebre moneta virtuale e le proteste in Kazakistan? In questo articolo proviamo a fare chiarezza sulla questione.


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