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Perché i programmi dei candidati alle elezioni presidenziali in Francia di domenica 10 aprile non parlano molto di energia e transizione. L’approfondimento di Euractiv

 

La Francia va al voto. Questa domenica – 10 aprile – e tra 14 giorni, si svolgeranno i due turni delle presidenziali repubblicane. Il momento in Europa è quello che è. La crisi ucraina ha scombussolato gli equilibri energetici e fatto emergere disorientamenti nella scena politica nazionale dei paesi membri. Specie tra i sovranisti, precedentemente avvezzi a lodare il modello putiniano, le dichiarazioni dell’ultimo mese hanno subito- a fatica – dei tentativi di modifica, dei cambi di versione o dei silenzi-vergogna.

LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA SONO POCO GREEN

A proposito di silenzi, neanche l’emergenza energetica prodotta dall’invasione russa ha intaccato le agende politiche dei candidati alle presidenziali d’oltralpe. Come ha rilevato Euractiv, lo scenario prevalente di questa tornata elettorale vede un generale disinteresse verso le tematiche  ambientali, senza obiettivi precisi. Eppure, non si può certo dire che viviamo in un’epoca distante da certe sensibilità né da certe urgenze globali.

QUANTO SERVE ACCELERARE LA TRANSIZIONE

Da pochi giorni, il nuovo report dell’IPCC ha sottolineato l’esigenza di accelerare rapidamente la sua transizione dal carbone e altri combustibili fossili per evitare cambiamenti climatici estremi. Secondo il rapporto, per tenere sotto controllo il riscaldamento il consumo globale di carbone deve diminuire di almeno il 67% entro il 2030 e del 95% entro il 2050. Anche il consumo di petrolio e gas deve diminuire drasticamente. Ciò significa ritirare e sostituire le centrali elettriche a combustibili fossili e altre strutture potenzialmente decenni prima del previsto e annullare le nuove costruzioni.

MACRON NUCLEARE E RINNOVABILE

Sebbene la sua campagna elettorale sia iniziata con evidenti ritardi, il piano di Macron punta su rinnovabili e nucleare. La strada passa per la riduzione del consumo energetico del 40% in 30 anni, senza decrescita né austerità. E poi alzare la quota di elettrico al 60%, appunto tramite le due vie sopra citate.

Ad esempio, sul solare, l’attuale capo dell’Eliseo ha una proposta più chiara rispetto ai rivali. Vale a dire: “Un aumento di dieci volte della nostra energia solare”. Il candidato “rimane in linea con il suo mandato quinquennale con un obiettivo moderato, puntando a 100GW nel 2050, cioè un’estensione del tasso di +3GW/anno”, aggiunge  su Euractiv Phuc-Vinh Nguyen, ricercatore sulle politiche energetiche europee e francesi presso l’Istituto Jacques Delors.

Ma non solo. Le sfide per il Presidente sono tante e anche sull’eolico non sono mancati gruppi d’opposizione.

UNA SVOLTA A DESTRA?

Come ha analizzato Francesco Maselli nella dodicesima puntata della sua newsletter Marat dedicata al voto francese (prodotta da Nightreview), l’ecologia in Francia conta eccome ma “gli ecologisti meno”. E allora, in questa corsa alla presidenza spostata quasi completamente a destra – salvo Mélenchon e Hidalgo che da sinistra si trovano però su percentuali poco significative – Valérie Pécresse, Marine Le Pen e Eric Zemmour appaiono molto poco attratti dalle rinnovabili.

La prima, “non ha nulla di specifico sull’energia solare. Vuole semplicemente sviluppare le energie rinnovabili, oltre all’energia nucleare, decentralizzando il processo decisionale” riporta il quotidiano europeo. La seconda ha parlato di “una moratoria sull’energia solare ed eolica, due fonti di energia intermittenti che si sono dimostrate inefficienti e sono estremamente costose”. Il terzo, in forte discesa nei sondaggi dopo un piccolo boom iniziale, non ama affatto l’energia solare.

MÉLENCHON UNICA BANDIERA ROSSA

Ambizioso, ma molto poco credibile, è invece il piano di Jean-Luc Mélenchon. L’idea di una Francia rinnovabile al 100% entro il 2050 è certamente positiva ma poco concreta. “Nel suo manifesto, afferma solo di voler promuovere l’uso delle varie fonti energetiche più adatte alle condizioni meteorologiche e geografiche in tutto il paese”, ammonisce ancora Euractiv. Eppure, i sondaggi popolari fotografano un’opinione pubblica favorevole alla svolta fotovoltaica (e non solo). Ma l’utilizzo di questa tecnologia non è ancora ampio: nel 2021 ha rappresentato solo il 3% dell’elettrico nazionale.

Insomma, questa campagna per le Présidentielles 2022 avrebbe potuto essere molto più verde date le necessità. Il contesto europeo e internazionale, però, portano sempre più al centro queste tematiche. Occorrono obiettivi e strumenti concreti: chiunque esca vincitore alle 20 del 24 aprile prossimo (sarà un testa a testa Macron-Le Pen?) dovrà indicare una strada.