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La misura, che costerà circa 9 milioni di euro, riguarderà nell’immediato appena 8 mila pensionati e nel medio periodo altri 4500 in procinto della pensione. I transfrontalieri ringraziano: “Bellissimo regalo”

Dal 1 gennaio i lavoratori transfrontalieri del ponente ligure che hanno maturato la pensione nel Principato di Monaco avranno il trattamento pensionistico con un’imposizione sostitutiva delle imposte sul redditi con un’aliquota del 5 per cento anziché del 23. C’è l’assessore Marco Scajola, nipote dell’ex ministro Claudio, oggi sindaco di Imperia, dietro l’idea di equiparare il trattamento fiscale dei pensionati liguri a quello dei pensionati svizzeri.

Un’idea che potrebbe aiutare la giovanissima lista nata lo scorso agosto Noi moderati, frutto di una alleanza con Noi per l’Italia di Maurizio Lupi, il movimento di Luigi Brugnaro, l’Udc di Lorenzo Cesa e l’attuale presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, a mettere radici nel Ponente Ligure, da sempre feudo di Claudio Scajola e sicuro bacino elettorale per suo nipote Marco che scalpita per ripeterne il medesimo cursus honorum.

“Questa notte, poco dopo le 5 del mattino questo emendamento è passato in quanto è stato condiviso e firmato da tutti i relatori di maggioranza – festeggia  la deputata e vicepresidente della commissione Attività Produttive Ilaria Cavo -. Una convergenza importante sul merito di questa misura che però, per quanto riguarda la sua sostenibilità economica, ha potuto contare esclusivamente sulle risorse messe a disposizione dal gruppo di Noi Moderati: 6 milioni di euro nel 2024 e 3 nel 2025. La scelta del nostro gruppo di venire incontro alle esigenze del nostro territorio ha permesso di dare sostanza a questa istanza”.

Cavo sottolinea l’equità sociale della novella per gli italiani che quotidianamente lavorano all’ombra della Rocca: “Un provvedimento in cui abbiamo creduto fin dal principio perché allevia la pressione soprattutto di operai, donne delle pulizie, lavoratori con pensioni al minimo ed equipara il trattamento per i nostri 8mila pensionati transfrontalieri liguri a quello previsto da questa finanziaria per chi ha maturato le pensioni in Svizzera” ha detto la deputata, che ha firmato e seguito l’iter parlamentare dell’emendamento”.

QUALCHE NUMERO SUI LAVORATORI DEL PRINCIPATO

In realtà, si dimentica di ricordare che chi ha la fortuna di lavorare nel Principato beneficia di uno stipendio solitamente maggiore di quello italiano e, rientrando quotidianamente nei propri confini, di un costo della vita inferiore rispetto a quello monegasco. A Monaco, il settore pubblico impiega 4.776 persone e il settore privato 53.091, secondo i dati IMSEE del 2019. E sappiamo che nei due comparti il 63,2% è rappresentato da francesi, il 14,2% da italiani, il 6,3% da portoghesi, solo il 4% da monegaschi, l’1,4% da britannici mentre il restante 10,7% dalle altre nazionalità. Lo SMIC (salaire minimum interprofessionnel de croissance) monegasco, ammonta a 1.786,33 euro lordi contro i 1.645,58 euro lordi dell’Hexagone. Nel settembre del ’19 erano bastati 500 manifestanti a bloccare l’unica via cittadina: chiedevano che lo stipendio minimo passasse da 1700 euro a 2250.

I PENSIONATI: “BELLISSIMO REGALO”

Ai microfoni di Primocanale Roberto Parodi, segretario della federazione dei lavoratori del Fai – Associazione Frontalieri Autonomi ha subito ringraziato Toti: “Abbiamo fatto la storia e non ho parole come ringraziarti. Sono certo di rappresentare gli 8000 pensionati frontalieri e anche i 4600 lavoratori del principato di Monaco che vedranno il loro futuro migliore”. Poi ha allargato i ringraziamenti per la strenna all’onorevole “Ilaria Cavo e l’assessore regionale Marco Scajola sono stati grandissimi, ci hanno fatto un bellissimo regalo”.

IL RECENTE AUMENTO DEGLI STIPENDI

Alla fine del mese di settembre di quest’anno, il Principato ha deciso di aumentare gli stipendi dei suoi dipendenti pubblici del 3,2%, a fronte di un rialzo inflazionistico del 5,8. A Monaco del resto lavorano 52 mila persone contro una popolazione di meno di 40mila abitanti: togliendo chi non è ancora in età lavorativa e chi è in pensione, si capisce perché questo minuscolo staterello nel cuore dell’Europa continui a volere essere attrattivo per i lavoratori.

Si comprende meno, invece, perché lo Stato italiano debba farsi carico di una riduzione della tassazione nei confronti di soggetti sicuramente privilegiati. La spesa prevista è di circa 9 milioni di euro: 6 milioni nel 2024 e 3 milioni nel 2025. I beneficiari, lo ricordiamo, appena 8mila pensionati. Un ottimo regalo di Natale per pochi, pochissimi cittadini italiani dal forte sapore elettorale.

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