commissione-cartabia,-parla-ruotolo:-“cosi-riduciamo-la-distanza-tra-carcere-e-costituzione”

«La pena, quale che sia la forma dell’espiazione, deve tendere a restaurare e a ricostruire quel legame sociale che si è interrotto con la commissione del reato. Deve avere l’obiettivo di re-includere, di avviare un processo potenzialmente in grado di ridurre il rischio di ricaduta nel reato». È questa la premessa culturale alla base della relazione della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, presieduta dal professor Marco Ruotolo, Ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Roma Tre.

Un lavoro richiesto dalla Ministra Cartabia per migliorare la quotidianità dell’intera comunità penitenziaria. A differenza delle altre Commissioni – ci spiega infatti il professor Ruotolo«le nostre proposte prevedono la revisione di molte disposizioni del regolamento penitenziario del 2000 e la rimozione di alcuni ostacoli presenti nella normativa primaria che incidono su uno svolgimento della quotidianità penitenziaria che possa dirsi conforme ai principi costituzionali e agli standard internazionali. Per questo, le modifiche alle previsioni regolamentari potrebbero essere realizzate a prescindere dalle pur indicate revisioni della normativa primaria».

Da gennaio toccherà alla Guardasigilli fare le sue valutazioni. Una questione urgente da risolvere è sicuramente quella del sovraffollamento, per cui è arrivata al 24esimo giorno di sciopero della fame Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino; tuttavia, ci spiega Ruotolo, «la questione era fuori dal perimetro di lavoro della commissione ma abbiamo suggerito di applicare quanto previsto dalla proposta di legge a firma Roberto Giachetti che punta all’incremento della detrazione di pena (da 45 a 75 giorni per ogni semestre di pena scontata), misura già sperimentata in passato». Così come «nelle premesse culturali della relazione condividiamo sul tema dei bambini in carcere la proposta di legge Siani del Partito democratico». Mentre, su questo tema, suggeriamo che «il parto sia sempre effettuato in luogo esterno di cura, l’unica eccezione è legata a motivi sanitari e non di sicurezza».

Nella proposta si appoggia anche l’introduzione dell’istituto degli “incontri intimi”, già elaborata dalla Commissione Giostra e rivolta a consentire il possibile esercizio della sessualità. Ma la parte più importante è forse quella relativa alle modifiche per scongiurare un’altra mattanza come quella di Santa Maria Capua Vetere. La Commissione ha infatti ritenuto di aggiungere al regolamento penitenziario che «è vietata ogni violenza fisica e morale in danno della persona privata della libertà personale. L’uso della forza fisica non è consentito (se non nei soli limiti indicati nell’art. 41 della legge), e costituisce comunque l’ultima risorsa, da adoperarsi nella misura minima indispensabile e per il più breve tempo possibile. In qualsiasi caso comunque il responsabile sanitario dell’istituto provvede, senza indugio, agli accertamenti sanitari».

Inoltre, e questo costituirà sicuramente un elemento di polemica con le forze di sicurezza, «ogni strumento di difesa in dotazione all’istituto penitenziario è contrassegnato con un identificativo numerico apposto in modo visibile. È tenuto un registro in cui è annotato il nominativo dell’operatore che, in ogni occasione, ne faccia uso». Per il professor Ruotolo «questa maggiore trasparenza nell’esercizio dell’azione servirà a tutelare gli stessi agenti». In tema di perquisizioni si è ritenuto di dover consolidare quanto contenuto in due recenti circolari del Dap e del Dgmc e quindi viene proposta la seguente modifica: «Per procedere a perquisizione fuori dei casi ordinari è necessario l’ordine del direttore. Quest’ultimo deve contenere l’indicazione delle motivazioni e delle modalità operative, con specifica individuazione del personale incaricato e della strumentazione impiegata. Il provvedimento deve essere preventivamente notificato al competente magistrato di sorveglianza, alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento, al Provveditorato regionale, al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale».

Ma la quotidianità come cambierà? «Un aspetto molto importante – prosegue Ruotolo – riguarda un impiego razionale degli strumenti tecnologici: introduzione di una app per la prenotazione del colloquio da parte dei familiari; incentivazione del possesso di computer per i detenuti, da acquistare al sopravvitto; introduzione di servizi a pagamento per esempio lavatrici a gettoni». Inoltre si prevede la presenza, per almeno un giorno al mese, di un funzionario comunale per consentire il compimento di atti giuridici da parte di detenuti e internati, nonché, su richiesta del Direttore, di funzionari degli uffici consolari e della Questura. Per incentivare il lavoro, la cui mancanza è spesso alla base della recidiva, si auspica la creazione delle Unità regionali per il lavoro penitenziario, costituite presso il Provveditorato regionale. In più, sottolinea Ruotolo, «proponiamo che i permessi vengano concessi non solo nei casi di ‘particolare gravità’, ma anche in quelli di ‘particolare rilevanza’, come la laurea di un figlio» e che la durata dei permessi premio possa passare da 45 a 60 giorni per anno di espiazione «perché rappresentano un passaggio importante per il progressivo avvicinamento alla libertà».

Infine in un momento in cui qualcuno vorrebbe accentrare su Roma tutte le istanze sulla liberazione condizionale dei detenuti ostativi, la Commissione, al contrario, punta a rimarcare l’importanza del giudizio di prossimità del magistrato di sorveglianza che dovrà trasmettere «annualmente al Presidente del tribunale di sorveglianza una relazione circa il numero delle visite e dei colloqui svolti, nonché in ordine alle condizioni detentive riscontrate».

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