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Come cambierà il piano vaccini dopo i ritardi di Pfizer e i tagli di AstraZeneca


Foto di repertorio Ansa

Redazione
24 gennaio 2021 12:54

Esplode il caos vaccini dopo gli ulteriori ritardi nelle consegne di Pfizer e i tagli di AstraZeneca: pesanti le ripercussioni sul piano vaccinale. Cosa succederà? Il premier Giuseppe Conte e il commissario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri hanno annunciato l’intenzione di muoversi legalmente contro le case farmaceutiche, ma ora il governo è costretto a rimodulare il piano vaccini e a rivedere gli obiettivi dopo i ritardi nella consegna delle dosi da parte dell’azienda farmaceutica americana e dopo i tagli annunciati da AstraZeneca. 

Sul piano pratico, il governo – con il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia – ha già convocato le regioni insieme a Speranza e Arcuri per aggiornare il piano vaccini presentato dal ministro della Salute al Parlamento il 2 dicembre scorso. Le prime dosi di AstraZeneca, se il vaccino avrà il via libera dell’Ema, arriveranno il 15 febbraio, poi ancora il 28 febbraio e il 15 marzo. In base al piano iniziale, nel primo trimestre del 2021 sarebbero dovute arrivare in Italia, dalle diverse case farmaceutiche, complessivamente 28 milioni e 269mila dosi. Una quantità che non sarà rispettata: entro la fine di marzo le dosi a disposizione saranno meno di 15 milioni, dunque circa la metà di quanto previsto.

Come cambia il piano vaccini dopo i ritardi di Pfizer e i tagli di AstraZeneca

“L’Italia ha le scorte di fiale sufficienti a garantire la seconda dose del vaccino covid a chi ha già ricevuto la prima iniezione ma ovviamente il ritardo nelle consegne da parte di Pfizer e AstraZeneca ritarderà la campagna vaccinale facendo slittare l’immunità di gregge”, ha sottolineato il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia a Sky TG24 confermando che i richiami saranno “fatti e garantiti” ma che il piano va rimodulato “in base ai numeri ridotti”. “È evidente che, se i vaccini non ci sono, slitta di qualche settimana o mese l’immunità di gregge. Non dipende da noi ma dalle aziende che forniscono i vaccini. Pretendiamo che quei numeri siano ripristinati”, ha aggiunto, sottolineando che “se ci sono problemi produttivi” per i ritardi “devono spiegarceli” ma “se i vaccini destinati all’Ue finiscono in altri continenti è molto grave”.

AstraZeneca ha confermato la riduzione a causa di un problema alla produzione, un taglio del 60% che, hanno spiegato sia Conte che Arcuri, per l’Italia significherebbe passare da 8 milioni a 3,4 milioni di dosi, alle quali si dovrebbero aggiungere gli 8,7 milioni di Pfizer (se l’azienda americana tornerà alle forniture iniziali) e il milione e 300mila di Moderna. L’impegno prioritario (fase 1), quello di vaccinare entro marzo tutti gli operatori sanitari e sociosanitari, ospiti e personale delle Rsa, over 80 e pazienti fragili, oncologici, cardiologici e ematologici, potrebbe ancora essere centrato. Si tratta, infatti, in tutto di quasi 7 milioni di italiani. Su questo punto il governatore della Liguria Giovanni Toti ha detto al quotidiano La Stampa: “I ministri Boccia e Speranza e il commissario Arcuri sono preoccupati. Il termine della fase uno slitterà di due settimane, a causa del rallentamento delle consegne di vaccini Pfizer previsto per la prossima settimana. Ad ora ci è stato comunicato che i tagli dovrebbero riallinearsi intorno alla metà di febbraio”.

L’incognita della fase 2 del piano vaccini

Il periodo in cui saranno vaccinate le altre categorie rimane un’incognita: nella fase 2, da aprile a giugno 2021, originariamente sarebbe dovuto toccare ai 13 milioni e 400mila italiani tra i 60 e i 79 anni, i 7 milioni e 400mila con almeno una comorbilità cronica. A questi si aggiunge il personale dei servizi essenziali che in un primo momento rientravano nella fase 3, in programma da luglio a settembre 2021: insegnanti e personale scolastico, forze di polizia, personale delle carceri e detenuti, le persone con patologie di moderata gravità di ogni fascia d’età. Nell’ultima fase che probabilmente avrebbe dovuto prendere il via da ottobre 2021 (fino a dicembre) si sarebbe dovuto procedere con la somministrazione del vaccino alla restante parte della popolazione (con età superiore ai 16 anni).

Ora si dovranno rivedere gli obiettivi, come ha confermato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli: “La riduzione della capacità produttiva di AstraZeneca richiederà la rimodulazione della campagna”. C’è poi da tener conto anche di un altro elemento. Quando l’Ema darà il via libera al vaccino di AstraZeneca, ha spiegato ancora Locatelli, bisognerà vedere “che tipo di approvazione verrà data”, se sarà cioè “condizionata a determinati parametri di età piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale”. Se come sembra il vaccino verrà consigliato per la popolazione sotto i 55 anni, l’Italia dovrà individuare nuovi criteri per definire le categorie prioritarie, dando la precedenza ai più giovani.

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