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Fabrizio Gatti Direttore editoriale per gli approfondimenti 20 novembre 2022 07:31

Greta Thunberg ha fatto tantissimo per il nostro pianeta. Ma senza mai imbrattare di petrolio un’opera d’arte, bloccare migliaia di pendolari all’ora di punta o incollare la sua mano alla Primavera di Botticelli. Eppure, con intelligenza e pazienza, il suo messaggio esemplare ha conquistato milioni di persone nel mondo. Fino ad arrivare alle Nazioni Unite e indirizzare l’impegno di molti governi. Greta da sola non è ovviamente la soluzione al riscaldamento globale. Ma come un profeta d’altri tempi, ha suonato la sveglia sulle tragedie che ci aspettano se non interveniamo. Oggi però una minoranza di ragazze e ragazzi, che in Italia si sono dati il nome di Ultima generazione, pur scegliendo la stessa giusta causa, rischia di dissipare con metodi vandalici il consenso fin qui raccolto dalla giovane attivista svedese. E lo fa mentre l’Unione Europea sta investendo centinaia di miliardi nella transizione verso un’economia ecosostenibile.

Venerdì 18 novembre a Milano gli ambientalisti di Ultima generazione, come riferisce MilanoToday, hanno ricoperto con otto chili di farina la Bmw Art Car, realizzata nel 1979 da Andy Warhol. E chissà, forse il grande artista americano avrebbe apprezzato, visto che scrisse: “Adoro questa macchina. È risultata migliore dell’opera”. Ma non possono essere tollerati i continui danneggiamenti ai capolavori dell’arte avvenuti in tutta Europa. Il 15 novembre alcuni attivisti austriaci della rete internazionale hanno imbrattato con liquido nero il quadro “Morte e Vita” di Gustav Klimt a Vienna. Il 22 luglio un ragazzo e una ragazza, entrati nel museo degli Uffizi a Firenze, avevano incollato le loro mani alla “Primavera” di Botticelli. Così come non possono essere condivisi i ripetuti blocchi stradali, come accade a Roma, dove oltre a imprigionare migliaia di pendolari sul Grande raccordo anulare, le manifestazioni contribuiscono non poco ai picchi di inquinamento. Ogni volta con il rischio che il sit-it si trasformi in tragedia: una ciclista investita da una betoniera a Berlino è morta in ospedale, dopo che l’ambulanza era stata rallentata da una di queste proteste.

La protesta davanti all'opera di Andy Warhol (foto Ansa)-3

Gabriele D’Angelo ha spiegato, in un’inchiesta di Dossier su RomaToday, quanti sono gli ambientalisti che bloccano la capitale. Sono soltanto una dozzina. Un centinaio in tutta Italia, finanziati dal Climate Emergency Fund, un fondo americano nato per supportare gli attivisti del clima con offerte raccolte attraverso Internet. Pochi giorni fa il podcast di Lorenzo Nicolini e Roberta Marchetti ha registrato le loro voci. Ma anche le proteste dei romani, che magari condividono gli obiettivi, ma non il metodo.

La pazienza dei pendolari

“Facciamo azioni di disobbedienza civile nonviolenta per chiedere azioni urgenti e concrete contro il collasso ecoclimatico”, si presentano gli attivisti sul sito di Ultima generazione. Ma bloccare migliaia di persone in strada, senza alcun preavviso, può essere considerata una manifestazione nonviolenta? “L’arrivare al lavoro puntuali, le nostre priorità quotidiane non valgono nulla rispetto a quello che sta accadendo”, dichiara un attivista a Dossier, imponendo così il suo punto di vista ai poveri automobilisti bloccati negli ingorghi.

PODCAST – Le voci della protesta 

Gli obiettivi che si sono posti i cento attivisti in Italia sono spiegati in due punti, così come li riporta il loro sito online. Il primo: “Interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di gas naturale”. Il secondo: “Procedere immediatamente a un incremento di energia solare ed eolica di almeno 20GigaWatt e creare migliaia di posti lavoro nell’energia rinnovabile, aiutando gli operai dell’industria fossile a trovare impiego in mansioni più sostenibili”.

DOSSIER – Chi finanzia gli ambientalisti

Ottimi propositi, che però non fanno i conti con la realtà. Intanto, non rispondono a una semplice domanda: qual è il modello di società che la dozzina di attivisti, che ha più volte bloccato il traffico a Roma, intende proporre a sessanta milioni di italiani, nel tempo necessario a traghettare il continente verso nuove forme di economia? Una società senza energia, senza mezzi di trasporto, con le industrie chiuse e milioni di disoccupati? Nell’attesa, dovremmo quindi disboscare qual poco che rimane per cucinare e riscaldarci bruciando legna? È esattamente ciò che è accaduto ai popoli che vivono a Sud del Sahara, alle prese con una crescita demografica fuori controllo. E l’ultima generazione di quei ragazzi oggi fa la coda in Libia per salire sui barconi che portano in Europa.

Il momento sbagliato

È curioso che queste proteste arrivino proprio nel momento in cui l’Unione Europea sta facendo uno sforzo concreto per rispondere all’emergenza climatica. In particolare con il Green Deal, il programma verde finanziato da un terzo dei 1.800 miliardi di investimenti, compresi nel piano per la ripresa dalla pandemia di NextGenerationEu (750 miliardi, di cui 209 destinati all’Italia) e nel bilancio settennale dell’Unione (oltre mille miliardi).

Gli ambientalisti incollati alla Primavera di Botticelli (foto Ansa)

La riaccensione delle centrali a carbone in Italia e lo sfruttamento di nuovi giacimenti di gas nell’Adriatico, che Ultima generazione chiede di fermare, non facevano infatti parte del piano europeo. Sono invece le conseguenze della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina. Ma di Russia non si parla nelle rivendicazioni dei nuovi ambientalisti. Nè di Cina e India, i grandi assenti alla conferenza sul clima che si è appena chiusa a Sharm el-Sheikh in Egitto: a pagare direttamente le conseguenze di queste proteste sono gli incolpevoli pendolari.

Alcuni attivisti raccontano di aver abbandonato l’università per unirsi alla campagna internazionale ispirata nel Galles da Roger Hallam, fondatore della rete Extinction rebellion e autore del libro “Altrimenti siamo fottuti”. Ci sarebbe invece bisogno, anche in Italia, di laureati del clima: tecnici, ingegneri, scienziati, inventori che realizzino la transizione europea verso una nuova economia sostenibile. Grazie a Greta, l’ambiente non aveva mai avuto così tanta attenzione, da spingere a manifestare perfino i bambini delle scuole con le loro insegnanti e l’Unione Europea a ideare un piano senza precedenti. Ma, a mio parere, poche azioni vandaliche potrebbero presto azzerare il consenso ai prevedibili sacrifici che tutti noi dovremo affrontare.