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Per Fauci Omicron “alla fine troverà tutti” e per l’Oms nei prossimi due mesi oltre il 50% degli europei potrebbe essere contagiato dalla variante, ma intanto si parla già di quarta dose. Siamo sicuri che le vaccinazioni in loop siano la strategia migliore? Ecco i pareri di Crisanti, Galli, Cavaleri, Pregliasco, Bassetti e Ricciardi

 

Ancora alle prese con i booster e, in alcuni casi, con il ciclo di vaccinazione primaria che già si pensa alla quarta dose, ma si allarga sempre di più il fronte di esperti contrari a un’ulteriore somministrazione sulla scia di Israele e, da poco, del Cile.

Dopo il secco “no” dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), di Andrew Pollard (uno dei padri del vaccino Oxford/AstraZeneca) e e di tanti altri membri della comunità scientifica intervistati dal New York Times, anche molti esperti italiani (ma non tutti) reputano impraticabile vaccinare milioni di persone ogni pochi mesi.

COSA HA DETTO CRISANTI

“Non si possono vaccinare 50 milioni di persone ogni 4 mesi”. Chiara e netta la posizione del professor Andrea Crisanti a Otto e mezzo. “Il problema è strutturale, è legato alla formulazione di questi vaccini [mRna, ndr] che inducono un’immunità di 4-5 mesi”.

Parlando dei vaccini mRna, come quelli di Pfizer/BioNTech e Moderna, Crisanti ha spiegato: “Se oggi avessimo avuto un vaccino capace di indurre un’immunità di 2-3 anni, oggi non saremmo in questa situazione. La priorità è produrre vaccini più duraturi e alla portata anche di Paesi a medio-basso reddito. Non credo che la soluzione al problema possa arrivare dal vaccino mRna che Pfizer o Moderna produrranno per la variante Omicron”.

“Questo vaccino, paragonato ad altri, obiettivamente non è tra i migliori”, però “è l’unico che abbiamo contro il Covid, ci protegge e lo dobbiamo fare. Ma a lungo termine vedo problemi nella strategia basata su quest’unico tipo di vaccino”.

GALLI È DEL TEAM CRISANTI

È dello stesso parere il professor Massimo Galli che a Cartabianca ha detto: “Siamo davanti a una realtà diversa, quasi un virus diverso: bisogna riaggiustare il tiro. In Israele stanno facendo la quarta dose, aspettiamo i dati. Ma non è una strategia sostenibile vaccinarsi ogni 3-4 mesi con il solito vaccino, non è una strategia nemmeno praticabile”.

“È vero, il vaccino tiene fuori dalla rianimazione e dal cimitero. I non vaccinati – prosegue Galli – rappresentano il polmone per il virus e l’elemento di pressione per gli ospedali. Una delle cose da fare è vaccinare alla grande i più piccoli”.

L’OPINIONE DI CAVALERI (EMA)

Anche il responsabile per i vaccini dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) in merito alla quarta dose ribadisce che “non abbiamo ancora dati per esprimerci” e i richiami potrebbero essere considerati “parte di un piano di emergenza, ma vaccinazioni ripetute a brevi intervalli non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine”.

E a nome dell’Ema dice: “Siamo abbastanza preoccupati per una strategia che preveda vaccinazioni ripetute in un lasso di tempo breve. Non possiamo continuare a dare dosi di richiamo ogni 3 o 4 mesi”.

“Ovviamente – ha aggiunto Cavaleri – quando si tratta di vulnerabili, e persone immunodepresse, è un caso diverso e per loro la quarta dose può essere considerata già da ora”.

E in merito a come sta evolvendo la situazione ha dichiarato: “Il Covid sta diventando più endemico, ma non possiamo ancora dire di essere in quella fase: si comporta ancora come un virus pandemico”.

COSA HA DETTO PREGLIASCO

Per il professor Fabrizio Pregliasco non è possibile che in Italia venga somministrata la quarta dose a quattro mesi dalla terza e a un certo punto ne basterà “una all’anno solo nei soggetti fragili e a rischio”.

IL PARERE DI BASSETTI

Non ogni 3-4 mesi, ma secondo il professor Matteo Bassetti “ci dobbiamo abituare, con questo virus dobbiamo vaccinarci una o due volte l’anno”. “Gli hub vaccinali – ha detto a Cartabianca – dovranno rimanere aperti per un paio d’anni, le persone dovranno avere la possibilità di andare a vaccinarsi con una cadenza di due volte l’anno”.

RICCIARDI FUORI DAL CORO

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, invece, il 27 dicembre affermava al Messaggero: “Le tre varianti del virus sono nate nei Paesi meno vigili. Ora bisogna accelerare sulla terza dose poi sì, ci sarà bisogno di una quarta, ma io la chiamerei richiamo. E comunque non si partirà prima di alcuni mesi, a maggio o giugno”.