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Tim: fatti, nomi, rumors

 

Che cosa succederà nel consiglio di amministrazione di Tim in programma l’11 novembre?

E’ quello che si chiedono nei palazzi della politica e della finanza in vista della riunione del board di Tim.

Ci sarà soltanto una discussione sulle prossime strategie del gruppo capeggiato dall’amministratore delegato, Luigi Gubitosi, o specie i membri espressione dell’azionista forte Vivendi vorranno discutere di altro?

“Vivendi ha chiesto un cda straordinario per dare una svolta alla situazione che potrebbe anche passare per un nuovo cambio al vertice”, ha scritto ieri Giovanni Pons, già direttore di Business Insider Italia, sul quotidiano Repubblica (supplemento Affari & Finanza).

Prima ancora è stato, nel fine settimana, il Fatto Quotidiano a scrivere (o forse auspicare) di un’uscita del numero uno del gruppo (per far posto a Fabrizio Palermo, già numero uno di Cdp, ha ipotizzato il giornale supercontiano diretto da Marco Travaglio), mentre c’è chi – magari riportando aspettative francesi e non solo – parla già di una trattativa in corso.

Ma la palla è in particolare nel campo di gioco della Cassa depositi e prestiti, azionista di Tim con il 9,81%, e perno di Open Fiber.

Tra l’altro, come si evince dalla relazione della Corte dei Conti sul bilancio 2020 di Cdp, la Cassa ha fatto fluttuare il valore della partecipazione nell’ex monopolista: “Negativo l’andamento delle “Riserve da valutazione” (-27,6 per cento) per la variazione negativa del fair value dell’interessenza detenuta in TIM S.p.A. registrata nell’esercizio”, è scritto nella relazione della magistratura contabile.

Dire che la palla è nel campo di Cdp vuol dire, però, che tutto è anche nelle mani del ministero dell’Economia (che controlla Cdp) e dunque del governo, ovvero di Palazzo Chigi.

Ma formalmente perché si riunirà il consiglio di amministrazione di Tim?

Strategia e ipotesi di riorganizzazione, con un aggiornamento sul tema che è tornato d’attualità da pochi giorni e cioè la rete ‘unica’: dovrebbero essere questi i temi al centro del cda straordinario di Tim in seguito alla richiesta di convocazione avanzata da due consiglieri espressi da Vivendi e tre indipendenti dopo la trimestrale, che ha fatto registrare un andamento inferiore alle attese, come detto dallo stesso Gubitosi agli analisti.

L’amministratore delegato di Tim dovrebbe tenere una relazione al consiglio d’amministrazione di giovedì prossimo che oltre alla rete toccherebbe altri punti: “Una possibile riorganizzazione potrebbe infatti passare attraverso il riassetto di società in crescita, magari con nuovi soci in arrivo, come Noovle e Sparkle”, secondo l’Adn Kronos.

Sul tema della rete unica, la novità è rappresentata da un possibile cambio di passo del gruppo, secondo indiscrezioni disponibile a non detenere il controllo in una società della rete (con un cambiamento di rotta rilevante rispetto all’impostazione di poco tempo fa; cambiamento forse frutto di interlocuzioni governative, si bisbiglia nei palazzi romani).

Il 4 novembre scorso Tim ha commentato i rumors su una presunta disponibilità a scendere sotto la quota di controllo precisando “con riferimento alle indiscrezioni di stampa odierne circa possibili assetti societari relativi alla rete, che l’argomento non è stato oggetto di discussione nel consiglio di amministrazione né tantomeno sono stato prese decisione al riguardo”.

Il board è stato convocato per discutere di governance e strategie e qualcuno ha ipotizzato che Vivendi potrebbe anche portare al tavolo la questione della gestione, sebbene al momento i numeri per sfiduciare l’amministratore delegato non ci sarebbero, ha scritto nei giorni scorsi il Corriere della Sera: “E mancherebbero anche i presupposti, che difficilmente potrebbero essere i dati deludenti dell’ultimo trimestre. In più la Cassa depositi e prestiti sarebbe per mantenere la stabilità al vertice di Tim. Ed è la voce del governo”.

Sempre in tema di rumors il fondo Kkr, presente al 37,5% in Fibercop, sarebbe interessato a un ulteriore investimento sulla rete secondaria di Tim.

Le voci che circolano diffusamente da giorni in ambienti finanziari parlano di Kkr ma anche di Cvc (che in teoria è un concorrente) e del fondo svedese EQT, ha aggiunto nei giorni scorsi il Sole 24 Ore.

Kkr un anno fa ha pagato 1,8 miliardi per rilevare il 37% di FiberCop, la newco nella quale è stata scorporata la rete secondaria di Telecom da convertire dal rame alla fibra, e ha il legittimo interesse a tutelare il proprio investimento.

“Ma come è possibile che si intervenga in questo modo su una società che detiene asset protetti dal golden power, rete in primis? – si è chiesto il Sole 24 Ore – Le voci hanno una risposta anche per questo e chiamano in causa la Cdp. Fonti vicine alla Cdp fanno sapere però che dal lato della Cassa la cosa è destituita di fondamento”.