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Cos’è e cosa prevede la maternità surrogata, cosa dicono la legge italiana e quelle internazionali e quanto vale questo “mercato”, come lo ha definito la ministra alla Famiglia e Pari Opportunità, Eugenia Roccella. Tutti i dettagli

Tutto è (ri)cominciato con la richiesta da parte del prefetto di Milano, Renato Saccone, al Comune di interrompere il riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie gay e lesbiche, avvertendo che in caso contrario dovrà essere richiesto l’intervento della Procura per annullarle.

Il capoluogo lombardo, infatti, era una delle poche città in Italia a rilasciare certificati anagrafici ai bambini con genitori dello stesso sesso ma ora, a seguito della sentenza della Cassazione sulla maternità surrogata (definita “utero in affitto” dal centrodestra), questo non sarà più possibile.

CHE COSA SONO LA MATERNITÀ SURROGATA E LA GESTAZIONE PER ALTRI

Con maternità surrogata, o gestazione per altri e per altre (Gpa), si intende un percorso di fecondazione assistita nel quale una donna porta avanti una gravidanza per un’altra persona o per una coppia.

Le persone che intraprendono questa strada – detti genitore/i intenzionale/i – possono essere una coppia, omosessuale o eterosessuale, o una persona singola. Secondo Scienza in rete, sebbene sia difficile stabilire quanti siano gli italiani che vi fanno ricorso, “si stima che siano almeno un centinaio gli atti di nascita che annualmente vengono trascritti dalle anagrafi italiane”. Inoltre, “sette coppie su dieci sono eterosessuali, il resto coppie omosessuali e single”.

Chi parla di utero in affitto ritiene che sia una pratica che sfrutta il corpo delle donne, spesso per fini economici.

Esistono, tuttavia, anche casi in cui la gestazione viene eseguita in forma altruistica e che quindi non prevede un compenso economico ma solo con un rimborso spese.

La maternità surrogata tradizionale prevede l’inseminazione artificiale dell’ovulo della donna che porterà avanti la gravidanza, mentre in quella gestazionale viene inserito nell’utero della donna un embrione realizzato in vitro.

COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANA SULLA MATERNITÀ SURROGATA

In Italia la maternità surrogata è vietata dalla legge 40/2004 che all’articolo 12 comma 6, recita: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Trattandosi di un divieto che si limita al territorio italiano, le coppie che vi ricorrono vanno all’estero, in Paesi dove è ammessa dalla legge.

Una volta rientrati, la decisione sul considerare il fatto reato o meno viene rimessa ai giudici italiani ma, come osserva il quotidiano Domani, “la giurisprudenza ha stabilito, per diversi motivi, che la pena non si applica ai genitori che vanno all’estero: per il principio di reciprocità, per cui non si può condannare un fatto commesso all’estero se in quello stato è legittimo, e perché secondo l’articolo 9 del codice penale se la pena minima prevista per il reato è inferiore a tre anni è il ministero della Giustizia a dover autorizzare il procedimento. E il ministero è intervenuto raramente”.

GLI INTERVENTI SULLA LEGGE

La legge, tuttavia, è stata più volte modificata da diverse sentenze. Nel marzo 2021, per esempio, la Corte Costituzionale ha sì ribadito che “il divieto, penalmente sanzionato, di ricorrere alla pratica della maternità surrogata risponde a una logica di tutela della dignità della donna e mira anche ad evitare i rischi di sfruttamento di chi è particolarmente vulnerabile perché vive in situazioni sociali ed economiche disagiate”, ma ha anche considerato il tema dell’interesse del minore, che è quello di “ottenere un riconoscimento anche giuridico dei legami che nella realtà fattuale già lo uniscono a entrambi i componenti della coppia, ovviamente senza che ciò abbia implicazioni quanto agli eventuali rapporti giuridici tra il bambino e la madre surrogata”.

IL “REATO UNIVERSALE” DI MATERNITÀ SURROGATA

Circa un anno dopo, nell’aprile 2022, la Commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo base della legge che propone di rendere la gestazione per altri “reato universale”, cioè illegale anche qualora la procedura avvenga all’estero. Quel disegno fu presentato dall’attuale premier Giorgia Meloni, con il sostegno di tutto il centrodestra e parte del gruppo misto.

Recentemente è stato riproposto da Maria Carolina Varchi, sempre di Fratelli d’Italia.

Se il provvedimento dovesse diventare definitivo, i genitori intenzionali che si recano all’estero per ricorrere a questa pratica potrebbero essere processati, nonostante il fatto sia accaduto in un Paese in cui è legale.

COSA SUCCEDE ALL’ESTERO

In Europa, la maternità surrogata è vietata anche in Germania, Spagna, Francia e Finlandia. Nei Paesi in cui invece è consentita è necessario distinguere tra quelli in cui è previsto solo un rimborso per le spese sostenute dalla donna gestante e quelli che, invece, prevedono un compenso economico – ovvero i casi in cui c’è un reale rischio di sfruttamento del corpo della donna e che si definisce gestazione commerciale.

Gli Stati in cui la gestazione per altri è legale sono Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Grecia, Regno Unito, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia, Kazakistan, Russia, Stati Uniti, Canada e Australia.

I casi di India e Thailandia, spesso citati dai detrattori della maternità surrogata, come ricorda Valigia Blu, sono stati tuttavia regolamentati. In India, “la pratica è stata vietata per le persone straniere nel 2015, e più di recente il Parlamento ha imposto regole molto stringenti anche per i cittadini indiani, proibendo tra le altre cose di ricevere compensi per la gestazione”. La Thailandia, dal 2015, ha stabilito che vi possano ricorrere solo coppie sposate, eterosessuali e con almeno uno dei due partner thailandese.

PERCHÉ È IMPORTANTE NON FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO

La motivazione economica che porta a fenomeni di sfruttamento può essere un tema di discussione ma è bene fare le dovute distinzioni e analizzare quei casi in cui questo rischio viene controllato ed evitato.

In Canada, infatti, come in Australia, Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Portogallo è legale, sia per coppie omosessuali che eterosessuali, la gestazione per altri gratuita o con rimborso spese, mentre quella commerciale è vietata.

Alcuni stati degli Stati Uniti permettono, invece, sia la gestazione per altri con rimborso che quella propriamente retribuita ma solo a determinate condizioni; mentre in Russia, Ucraina, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Georgia è ammessa la gestazione commerciale.

I NUMERI DEL “MERCATO”

Ma quanto costa ricorrere alla procedura della gestazione per altri? Nel caso delle donne ucraine, di cui si è parlato molto in relazione al loro sfruttamento, Scienza in Rete, nel marzo 2022, affermava che ricevono “un compenso massimo di 10mila euro, mentre il costo totale per i genitori è di 40mila euro” e “negli Stati Uniti i costi possono anche triplicare”.

“Oggi – prosegue l’articolo – la maternità surrogata commerciale vuol dire un giro di affari di miliardi di dollari, anche se i Paesi che la consentono si sono andati via via riducendo”, tuttavia, questo fenomeno, stando alla rivista mostra “un costante incremento annuo del 20%”.

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