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A quasi due mesi dalle elezioni, in Germania c’è un accordo sulla coalizione di governo. L’Italia teme un ritorno dell’austerity in Europa ma non è così scontato. L’analisi dell’Ispi

 

In Germania il Partito socialdemocratico (SPD), il Partito liberaldemocratico (FDP) e i Verdi hanno raggiunto un accordo per la creazione di una coalizione di governo. Il nuovo cancelliere – che succederà ad Angela Merkel – sarà Olaf Scholz, leader dei Socialdemocratici e vincitore delle elezioni di fine settembre.

IL COMMENTO DI VILLAFRANCA (ISPI)

“Non sono stati necessari i 6 mesi della scorsa volta per trovare la quadra sul nuovo programma di governo tedesco”, ha spiegato Antonio Villafranca, direttore della ricerca dell’ISPI. “L’emergenza Covid imponeva ai tre partiti della coalizione di fare in fretta”.

ALLINEAMENTO CON I “FRUGALI” NON SCONTATO

L’analista dell’Ispi sostiene che “non è detto che con i Liberali alle Finanze il riavvicinamento ai ‘frugali’ sia dietro l’angolo”: si riferisce al fatto che il capo dei Liberaldemocratici, Christian Lindner, ricoprirà la carica di ministro delle Finanze. L’Italia teme pertanto che Berlino, allineandosi ai cosiddetti “paesi frugali” del Nord (Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia), possa spingere l’Unione europea verso una linea di austerità in economia dopo i grandi piani di spesa per la ripresa dalla pandemia.

Villafranca fa notare tuttavia come “nel programma di governo a guida socialista gli investimenti sono in cima all’agenda”, riferendosi alla proposta di aumento del salario minimo a 12 euro l’ora e alla spinta sulla transizione energetica-ecologica.

FINANZIARE LA TRANSIZIONE

Socialdemocratici, Liberaldemocratici e Verdi hanno accettato di non introdurre nuove tasse di non alzare le imposte sul reddito, sulle società e sul valore aggiunto. Nel report, l’Istituto di studi per la politica internazionale sottolinea come la coalizione “rischia di arenarsi soprattutto su energia, transizione ecologica e parità di bilancio”. I Verdi, infatti, vogliono realizzare un grande programma di investimenti nelle infrastrutture, anche per renderle più resistenti ai cambiamenti climatici; Scholz ha annunciato che la capacità a carbone della Germania verrà eliminata entro il 2030.

“Ma non è chiaro con quali soldi”, scrive il think tank, visto che il Partito liberaldemocratico, “che pure ha votato favorevolmente al progetto europeo Next Generation EU, ha escluso aumenti delle tasse e nuovo indebitamento”.

LA POLITICA ESTERA VERSO RUSSIA E CINA

“Con i Verdi agli Esteri (e all’Ambiente)”, aggiungono gli analisti dell’Ispi, “le posizioni verso Russia e Cina potrebbero essere meno morbide, ma comunque nel segno della continuità”. La linea della leader dei Verdi, Annalena Baerbock, è piuttosto vicina agli Stati Uniti: è contraria al gasdotto Nord Stream 2 tra la Germania e la Russia – al contrario di Scholz, più morbido – e crede che rappresenti un pericolo per la sicurezza dell’Ucraina; sulla Cina, invece, aveva promesso di distanziarsi dall’approccio prudente-pragmatico di Merkel, teso al mantenimento dei rapporti commerciali, e di agire contro le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità di Pechino.

Nel contratto di coalizione – scrive su Twitter Lorenzo Monfregola, giornalista esperto di Germania – viene specificato che il governo sostiene la partecipazione di Taiwan alle organizzazioni internazionali. Taiwan è uno stato a sé, ma la Cina lo considera una parte del suo territorio da recuperare.