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Cause civili dimezzate, l’effetto del Covid sulla giustizia di Napoli

L’attività giudiziaria si riduce, calano le nuove procedure. Il Covid rallenta i ritmi della giustizia civile napoletana. Lo si legge nei dati relativi all’ultimo semestre del 2020 raccolti dal Ministero della Giustizia che danno l’idea dell’impatto del lockdown e degli effetti della pandemia sui contenziosi nel settore civile. Nei primi sei mesi del 2020 sono stati definiti 19.635 procedimenti nel distretto del Tribunale di Napoli, a fronte di 21.205 nuovi procedimenti iscritti. I numeri sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli che in passato hanno caratterizzato l’andamento della giustizia civile: nel 2018 sono stati 58.177 i procedimenti iscritti e 60.610 quelli definiti mentre nel 2019 sono stati 58.338 i procedimenti iscritti e 59.633 i definiti.
La materia del lavoro ha interessato nel semestre del 2020 3.962 dei nuovi procedimenti e 2.935 dei procedimenti definiti; sotto la voce previdenza e assistenza sono stati iscritti 1.952 procedimenti e definiti 2.160; 2.136 nuovi casi hanno riguardato gli affari di volontaria giurisdizione e 2.003 procedimenti sono stati quelli definiti nel semestre. Per il resto i nuovi casi hanno riguardato per lo più affari contenziosi (7.104 nuovi casi e 7.120 procedimenti definiti) e i processi speciali sommari (6.051 iscritti e 5.417 definiti). Quanto alla materia delle esecuzioni mobiliari si sono contati 6.068 procedimenti iscritti e 6.296 definiti nell’arco degli ultimi sei mesi del 2020 rispetto agli oltre 21mila del 2018 e agli oltre 17mila del 2019. Per il resto, la giustizia civile a Napoli ha riguardato in minima parte i fallimenti (175 definiti, 59 iscritti) e le altre procedure concorsuali (6 nuovi casi e 14 procedimenti definiti nel semestre) e in una percentuale un po’ più ampia le esecuzioni immobiliari (217 nuove procedure e 506 definite) e le istanze di fallimento (296 procedimenti iscritti e 404 definiti). I numeri del 2018 e del 2019, per le stesse materie, erano nell’ordine di ottocento e più casi. Quanto alle pendenze nel distretto del Tribunale di Napoli si sono registrati 14.813 procedimenti pendenti, con un’incidenza pari al 20,1% (era del 34,9% nel 2019 con 25.719 procedimenti pendenti). Circa un quarto delle pendenze riguarda contenziosi in materia di lavoro (3.014 procedimenti nel 2020, 3.864 procedimenti pendenti nel 2019). A seguire ci sono i procedimenti per previdenza e assistenza, affari di volontaria giurisprudenza, procedimenti speciali. Il numero più alto delle pendenze va sotto la voce affari contenziosi: 6.999 nel 2020. Questi sono i dati relativi al Tribunale ordinario di Napoli, quindi ai procedimenti in primo grado.
Per quanto attiene invece al secondo grado di giudizio, nella Corte di appello di Napoli, nel settore civile, le pendenze semestrali del 2020 sono state pari a 4.172 procedimenti, con un’incidenza dell’11,4% a fronte degli 8.391 procedimenti pendenti nel 2019 con un’incidenza del 22,9%.
I criteri adottati per il monitoraggio sono tre: la clearance rate, cioè la misura utilizzata a livello europeo per monitorare la capacità dei sistemi giudiziari e dei singoli uffici di smaltire i procedimenti sopravvenuti; la variazione delle pendenze, vale a dire la valutazione delle pendenze complessive di un ufficio nell’ultimo triennio; la stratigrafia delle pendenze, ossia uno screening dei procedimenti per valutare da quanto tempo sono pendenti, quali possono essere definiti nei termini previsti dalla legge e quali invece hanno superato la ragionevole durata tanto da rischiare di determinare richieste di risarcimento ai sensi della legge Pinto.
Periodicamente il Ministero della Giustizia elabora i dati sull’andamento dei vari distretti sulla base di questi tre parametri, elaborando una statistica che dovrebbe rappresentare un faro e aiutare i singoli uffici ad aggiustare la rotta in caso di pendenze eccessive, processi lumaca, richieste di risarcimento. Analizzando i dati del 2020 emerge con evidenza l’impatto che la pandemia ha avuto sull’andamento della giustizia a causa del lockdown della scorsa primavera e delle varie restrizioni che si stanno alternando ormai da dieci mesi per contenere i rischi di contagio, evitare assembramenti e scaglionare il flusso di presenze all’interno dei Tribunali. Tutto questo ha ripercussioni inevitabili sulla vita del territorio, sulla vita personale e professionale dei cittadini, sul tessuto economico. Un condizionamento inevitabile, tenuto conto dello strettissimo legame che c’è tra efficienza e tempi di risposta della giustizia e investimenti sul territorio.

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