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Cantone contro il Riformista: “Noi cittadini vogliamo sapere”

Ci riempiamo la bocca di Stato di Diritto, di libertà di stampa, ma poi quando la stampa scrive articoli “scomodi” allora è meglio che non sia più tanto libera.
Al Parlamento Europeo, quando si è parlato di minacce ai giornalisti, ho voluto sollevare un tema che spesso non viene preso in considerazione ed è altrettanto grave: quello delle querele temerarie e delle pressioni che vengono fatte ai giornalisti dal potere.
Leggere quindi che la procura di Perugia ha chiesto al Csm la tutela contro gli articoli che in queste settimane ha pubblicato il Riformista mi ha sinceramente sconcertato. Intanto perché sto seguendo con molto interesse la vicenda del caso Palamara e devo dire che solo pochissimi giornali ne stanno scrivendo. I giornaloni, dopo il gradito scoop iniziale, hanno interrotto gli approfondimenti. Io come cittadina, invece, vorrei sapere tutto quello che c’è sotto l’immenso materiale acquisito dal caso Palamara, non solo quello che ha fatto comodo a una parte.
Come cittadina voglio sapere, per esempio, perché il trojan è stato attivato anche nelle cene con parlamentari (quando doveva essere disattivato secondo quanto previsto dalle nostre leggi) e non quando Palamara era a cena con l’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Lo voglio sapere perché è mio diritto di cittadino.
Tanto più che la stampa dovrebbe essere il cane da guardia del potere, non solo quello politico, ma anche gli altri poteri. E la magistratura è uno di questi. Anzi, un magistrato dovrebbe essere grato ai giornali che approfondiscono il caso Palamara, perché stanno emergendo tutti gli intrighi che minano la credibilità di un organo dello Stato tra i più importanti, quello che decide in merito alla vita dei cittadini. Il Csm è l’organo di autogoverno, ma proprio le chat di Palamara hanno mostrato quanto debole e influenzabile sia questo autogoverno che ha visto dimettersi ben sei suoi consiglieri togati. Allora ben vengano le inchieste giornalistiche, anche quando non fanno comodo.
Se vengono date informazioni non corrette esiste sempre la possibilità di smentire e non credo che la procura di Perugia non abbia palcoscenici importanti su cui farlo. Senza bisogno di tutela, che oggettivamente è un provvedimento che nulla ha a che vedere con la verità delle notizie che vengono scritte e, pertanto, lascia il tempo che trova.

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