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Il caso del bocciato ciclo di lezioni dedicate a Mazzini presso l’ISS Europa Unita di Lissone continua a tenere banco. La scorsa settimana, dopo la denuncia di Francesco Borgonovo sulle pagine de La Verità, anche CultutraIdentità era intervenuta sulla vicenda, definendo paradossale l’accaduto. L’on. Paola Frassinetti (FdI), ha annunciato proprio in questi giorni che presenterà un’interrogazione a cui dovrà rispondere il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

In effetti, pensare che presso una scuola denominata “Europa Unita”, in sede di Consiglio d’Istituto, si sia dubitato dell’attualità di chi, ancora prima di Altiero Spinelli, aveva teorizzato un’Europa delle patrie unita, non può non destare un certo disagio.

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È certo che la figura di Mazzini sia stata al centro di rielaborazioni postume, ispiratore della corrente più repubblicana del Fascismo e delle politiche corporativiste del Ventennio, ma anche precursore di antifascismi e figura di riferimento del campo progressista. Tuttavia, il ciclo di conferenze pensato per parlare della sua figura storica, delle sue idee e delle sue vicende biografiche nulla aveva a che vedere con le sopracitate appropriazioni culturali post-mortem.

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Abbiamo quindi deciso di intervistare Federico Farris, rappresentate degli studenti dell’Europa Unita, artefice della proposta oggetto di discussione.

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Federico, prima di cominciare, perché hai scelto di proporti come Rappresentante degli Studenti nel tuo istituto?

È stata una scelta naturale: partivo già con un retroterra di militanza e attivismo politico e ho voluto trasferirlo anche nell’esperienza scolastica. Il motivo, in realtà, è molto semplice: attualmente la scuola è principalmente nozionismo e lo studente non viene considerato parte attiva e integrante del processo scolastico. Vorrei riuscire a invertire questa rotta e a riportare lo studente ad essere centro e motore della scuola.

Il tuo orientamento identitario è mai stato causa di opposizione accesa, battute o episodi spiacevoli da parte di compagni di scuola o professori?

Direi di sì. Ci sono stati diversi episodi in cui l’essere “non conformi” alla massa ha creato qualche problema, ma non è una cosa che mi spaventa, l’avevo messa in conto.

Venendo alla accesa seduta di Consiglio di Istituto, cosa non è stato ben visto della tua proposta? Il tema delle conferenze o il relatore, Borgonovo, che pure è vicedirettore di un’importante testata nazionale?

Sicuramente entrambe le cose. Patria, patriottismo sono concetti che spaventano in un mondo che vorrebbe creare automi e burattini: sono parole forti che legano una persona alla propria storia, alla propria nazione, che la spingono ad agire e ad impegnarsi per essa. Oggi l’attivismo fa paura e figure come Mazzini, che potrebbero risvegliare questi sentimenti, vengono guardate con sospetto e, se possibile, relegate nel dimenticatoio. L’aver poi come relatore un giornalista come Borgonovo, considerato “di destra”, ha fatto il resto: evidentemente il pluralismo vale solo quando fa comodo.

Hai trovato opposizione solo da parte del Preside, o anche da parte di altre figure nel Consiglio?

Anche altri consiglieri si sono dimostrati ostili nei confronti della proposta.

Su una testata locale il Preside ha dichiarato che “non esiste alcun caso”, dal momento che semplicemente il Consiglio di Istituto non è competente a decidere su queste proposte e per correttezza la richiesta è passata ai Consigli di Classe, che hanno bocciato in autonomia il ciclo di incontri. Le cose sono andate proprio così?

Dal punto di vista procedurale è andata così, come è evidenziato anche da verbale. Quello che però, sempre da verbale emerge, è che le obiezioni e, chiamiamole così, perplessità sono iniziate e sono partite proprio in seno al Consiglio di Istituto e il Preside è stato sicuramente tra i soggetti più critici in merito.

In risposta alla tua affermazione sulla possibilità di risveglio delle coscienze in senso patriottico tramite la figura di Mazzini, il Preside ha espresso perplessità sulla sua attualità e centralità, citando invece come esempio positivo la Resistenza partigiana. Cosa hai pensato davanti a questo?

È stata la riprova che mi trovavo davanti a un’opposizione di tipo ideologico, nulla di più. La questione dell’attualità dell’argomento è stata solo una scusante, a mio parere, per bocciare una proposta arrivata da una lista non allineata e questa uscita ne è stata la dimostrazione.

Nei verbali si legge la tua accusa verso parte del Consiglio, autore di un “ostruzionismo bigotto”, e per questo sei stato redarguito. Hai cambiato idea?

Assolutamente no.

Sembra, inoltre, che il clima consiliare fosse acceso già prima di parlare di Mazzini. Pur essendo stata approvata una conferenza legata al tema delle Foibe, è stata bocciata una cerimonia commemorativa con alzabandiera e minuto di silenzio. Puoi dirci, brevemente, qualcosa di più?

Certamente. Per le ovvie problematiche legate al distanziamento, alle conferenze organizzate sul tema ha potuto partecipare solo una parte degli studenti. L’idea era, quindi, quella di organizzare, in collaborazione con l’ANVGD di Monza e Brianza, una commemorazione che potesse coinvolgere tutti gli studenti. La proposta è stata bocciata perché, come si legge da verbale, “potrebbe costituire un precedente”. Di cosa, non è dato sapere. A mio parere, c’è sempre un timore ideologico sul tema che sarebbe anche ora di superare.

L’episodio ha scalfito la tua voglia di batterti per simili iniziative?

No, non è la prima né sarà l’ultima volta: sono abituato a trovarmi davanti ostacoli di questo tipo e sono anche abituato a superarli. Siamo una futuristica sfida alle stelle, non ci fermiamo mai.

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