Buttafuoco, “Il lupo e la Luna” e il segreto del ritmo

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In una delle sue più belle canzoni, “Il libraio di Selinunte”, Roberto Vecchioni dice: “io stavo ad ascoltarlo di nascosto mentre lui leggeva parole di romanzi e versi come cose da toccare e, al frusciare di pagine, mi sentivo volare. E le parole, come musica di seta, mi prendevano per mano e mi portavano lontano dove il cuore non si sente più lontano”.

Proprio così è stato.

Ogni singola espressione di questa citazione può servire a spiegare le sensazioni che si provano davanti allo spettacolo “Il lupo e la Luna” di Pietrangelo Buttafuoco, per la regia di Giuseppe Dipasquale.

Dietro il display del computer, mentre le pupille gremite trafiggono lo schermo, si assiste come “di nascosto” ad un racconto che sa farsi viaggio. Viaggio ai confini di quel “lontano” che, come per Vecchioni, è una soglia per entrare nella dimensione del cuore. “Cose da toccare” sono quelle descrizioni midollari della più complessa normalità o della più struggente fatalità e quei personaggi, anatomici nei patimenti, che si portano dietro mutazione, guerra e spiritualità. “Musica di seta” è la voce di Pietrangelo Buttafuoco. Non di Selinunte, ma sempre siciliano è: dunque sa raccontare e sa, soprattutto, che il segreto del racconto è che non è mai la storia che segue un ritmo, ma il ritmo che si adatta a essa. La sua voce sa posarsi sulle cose e sa condurre fino alla compenetrazione col loro fragore; la sua voce è sapiente inflessione del suono, timbro che sale e scende, grida e riporta, comprende e maledice, si indigna o patisce.

Ogni parola ha in questo monologo un senso inequivocabile e crea un ritmo che è il solo mezzo per narrare qualcosa che accade prima di dirlo e accadrebbe indipendentemente dal dirlo, essendo destino. Destino della vita del protagonista della storia, Scipione il Cicalazadè, destino che fa sentire il richiamo della terra dei padri e il significato del temporale “che arrivò per lui per farlo uomo”, destino che si schiude nel “riflesso di altra e più fondante luce” e destino, infine, che stabilisce che “il lupo non ti porta via perché il lupo sei tu”.

Dal Castello di Maredolce di Palermo è dunque avvenuto un piccolo miracolo che non merita altre parole se non quelle che invitano caldamente ad assistere alla replica dello spettacolo presente sulla pagina Facebook di “Terzo Millennio Progetti Artistici”. Sarebbe altrimenti un peccato per l’anima il rinunciare a quella sensazione di oceanico stupore che da sempre contraddistingue le narrazioni per mano siciliana le quali, si sa, avendo dentro lo snodo sia d’Oriente che d’Occidente, sono di gran lunga più preziose di tutte le altre.