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La caduta di Tesla, in forte ribasso da 17 sedute su 20, è figlia del crollo del mito di Elon Musk, ma anche dei difficili rapporti tra Usa e Cina. I tassi puntano verso l’alto

La frana di Tesla, ieri -11,2%, ha ormai il valore di simbolo dell’anno più nero di Wall Street. Il titolo, in forte ribasso da 17 sedute su 20, è scivolato ai minimi da settembre 2020, trascinando con sé l’intero settore dell’auto elettrica, a partire dalla rivale cinese Nio -8,3%, dopo un profit warning. A far scattare l’ultima ondata di vendite è stata la notizia della sospensione per una settimana dell’attività nello stabilimento Tesla di Shanghai, a fronte di un calo della domanda della clientela cinese. Ma è evidente che il tracollo è figlio di più padri: la caduta del mito di Elon Musk, azzoppato dalle disavventure di Twitter, la crisi dei rapporti con Pechino, fonte di forti ribassi anche per Apple. Più in generale, la resa dei conti finale con le valutazioni stellari dei titoli di crescita, castigati dall’aumento dei tassi.

Future un rosso sui mercati europei

• Il risultato è un finale d’anno triste, dominato dalle sistemazioni di partite in sospeso, senza grande visibilità sull’anno che verrà. Scendono i future europei in vista dell’apertura: -0,20% il future sull’Eurostoxx 50, meno -0,05% quello sul DAX tedesco è in calo dello 0,05%. Sale +0,24% il derivato sul FTSE 100, ieri chiuso.

• A sostenere i mercati del Vecchio continente ieri sono stati i titoli del lusso, galvanizzati dalla riapertura delle frontiere cinesi e l’andamento dei petroliferi, sorretti dall’aumento dei consumi dell’America investita dal grande freddo. L’ottimismo è però svanito nel finale: Milano è così scivolata in terreno negativo: -0.09%.

Il gas naturale scende ancora, stabile il petrolio

• Le buone notizie arrivano dal fronte dell’energia. Il Gas Naturale sul circuito europeo ieri sera ha chiuso in calo del -3,5% a 80 euro, ma è sceso fino a 76,85 euro per Mwh, il livello più basso da febbraio. In Europa, le temperature dovrebbero rimanere sopra la media fino ai primi di gennaio.

• Poco mosso il petrolio Brent e WTI -0,3% da +0,5% di ieri. Putin ha decretato lo stop alle vendite di greggio russo ai Paesi che adottano il price cap. Il divieto entra in vigore il primo febbraio 2023 ed è valido fino al primo luglio.

• Piatti anche i future dei listini Usa, in assenza di dati macro rilevanti. Wall Street ha chiuso in ribasso ieri sera: Poco mosso il Dow Jones -0,11%, S&P 500 -0,40%. Le vendite si sono concentrate sul Nasdaq – 1,38%.

I tassi puntano verso l’alto: Btp al 4,60%

A condizionare gli operatori è stata la pressione sui mercati obbligazionari che si accingono a chiudere, al pari delle azioni, uno degli anni peggiori del secolo. Ora gli investitori si domandano fino a che punto le banche centrali siano pronte ad aumentare i tassi per vincere la battaglia contro l’inflazione.

Il Treasury Note a dieci anni è salito a 3,83% di rendimento da 3,74%, oscillando intorno al massimo da cinque settimane. Il rendimento del titolo del Tesoro trentennale è salito al 3,914%, mentre il rendimento del Tesoro statunitense a due anni, che di solito si muove al passo con le aspettative sui tassi di interesse, si è portato al 4,351%.

Anche in Europa i tassi spingono verso l’alto: il Bund tedesco tratta a 2,52% da 2,40% di venerdì. Il Btp decennale a 4,60% da 4,47%. Sulla debolezza dei governativi italiani potrebbe aver inciso l’incertezza sull‘approvazione della manovra di bilancio. Slitta a domani il voto di fiducia al Senato, dopo le proteste dell’opposizione.

Anche la Croazia nel club dell’euro

Cross euro dollaro è in lieve ascesa a 1,065. Dal primo gennaio 2023 la Croazia entra in Eurolandia e adotta la moneta unica dieci anni dopo l’ingresso nell’Unione Europea, avvenuto il primo gennaio 2013 con l’impegno da subito di guardare alla valuta dell’Unione come obiettivo. Si tratta del ventesimo Paese dell’Ue ad aderire all’euro dopo Lituania (2015), Lettonia (2014) ed Estonia (2011).

Tokyo in rosso, spaventa la Cina

In Asia, dopo l’iniziale euforia per la svolta di Pechino, è subentrata una certa cautela. Hong Kong, ieri chiusa, guadagna l’1,2%, incoraggiata dall’annuncio che il governo della Cina smetterà di richiedere ai viaggiatori in entrata di andare in quarantena a partire dall’8 gennaio. Ma altrove l’aumento vertiginoso dei casi di infezione sta mettendo sotto pressione gli ospedali e sminuisce l’entusiasmo degli investitori.

L’indice CSI 300 di Shanghai-Shenzhen perde lo 0,4%, S&P/ASX 200 australiano -0,5%. Anche il Nikkei giapponese è in rosso -0,4% a fronte delle rigide misure adottate nei confronti dei viaggiatori in arrivo dalla Cina.

L’oro si mantiene vicino ai massimi: ieri si è spinto fino a 1.833 dollari l’oncia, il prezzo più alto da fine giugno.

Cingolani in corsa per Leonardo, Eni insiste su Plenitude

Eni. La quotazione a Piazza Affari della controllata Plenitude resta in rampa di lancio anche nel 2023, nel caso i mercati dovessero ripartire, scrive Il Sole 24-Ore. Nel frattempo, il gigante dell’energia verde sta continuando a valutare differenti opzioni strategiche. Una di queste potrebbe essere l’ingresso di un investitore istituzionale, prima della quotazione, nel caso le turbolenze dei mercati dovessero continuare anche per l’anno prossimo, aggiunge il quotidiano.

Leonardo. La sostituzione di Alessandro Profumo è data per certa, con due candidati in corsa: l’ex ministro della Transizione energetica Roberto Cingolani e Lorenzo Mariani, che oggi guida Mbda.