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Lo stacco cedole ha pesato sul Ftse Mib che lascia sul terreno oltre l’1,3%: in rosso soprattutto banche e petroliferi – Ma il calo del petrolio è influenzato anche dalle grandi manovre dell’Arabia Saudita per aumentare la produzione e ricucire con gli Usa

Piazza Affari, dopo i guadagni della scorsa ottava, inaugura la nuova settimana con un ribasso dell’1,29% che la riporta a 24.356 punti base, appesantita dallo stacco cedola di otto big cap, che grava sull’indice per lo 0,68%. Il listino milanese è così il peggiore in Europa nell’attesa della nuova manovra finanziaria da circa 30 miliardi e in un clima perturbato dalle nuove infezioni da Covid in Cina, dopo i recenti allentamenti sulle restrizioni che avevano fatto ben sperare i mercati finanziari di tutto il mondo. La sindrome cinese, unitamente a indiscrezioni su un aumento della produzione, manda a picco anche il petrolio.

Nell’azionario europeo registrano perdite frazionali Francoforte -0,36%, Amsterdam -0,3%, Parigi -0,15%, Londra -0,08%. In controtendenza Madrid +0,81%. 

Oltreoceano si muove in rosso Wall Street, molto appesantita dal settore energia, che perde il 4% sullo S&P 500. Anche il Dow Jones è in ribasso, nonostante un avvio intonato grazie al balzo di Disney +6%, premiata per la decisione di richiamare “con effetto immediato” Bob Iger per il ruolo di amministratore delegato, al posto di Bob Chapek.

La Borsa di New York sarà chiusa giovedì per la Festa del Ringraziamento e lavorerà mezza giornata venerdì, il che fa presumere volumi inferiori alla media anche negli altri giorni.

Il greggio texano in picchiata sotto 76 dollari al barile

Il greggio texano tratta sotto i 76 dollari al barile, con un tonfo del 5,44%. Le perdite sono superiori al 5% anche per il Brent, che si muove intorno a 82,3 dollari al barile. La situazione, già scossa dal problema Covid in Cina, si è aggravata dopo che il WSJ ha scritto che l’Arabia Saudita e altri paesi aderenti all’Opec potrebbero discutere, nell’incontro del 4 dicembre, di un consistente aumento della produzione. Una mossa volta a sanare la frattura con l’amministrazione Biden e che arriverebbe alla vigilia dell’annuncio dell’Unione Europea sull’embargo sul petrolio russo.

Spread in rialzo 

La seduta si chiude in rosso per i titoli di Stato italiani, nonostante la conferma del rating sul debito sovrano da parte di Fitch a “BBB” con outlook stabile. Lo spread Btp decennale e Bund di pari durata supera nuovamente i 190 punti base e chiude a 194, con un balzo del 5,49%. Il rendimento del Btp cresce al 3,92%, mentre quello del Bund arretra a +1,97%. Merito forse dei prezzi alla produzione in Germania che hanno moderato il loro ritmo di crescita nel mese di ottobre. Secondo l’Ufficio Federale di Statistica tedesco l’incremento annuo è stato del 34,5%, contro il +45,8% del mese precedente. Su base mensile, i prezzi hanno segnato una variazione pari a -4,2%, in netta frenata rispetto al +2,3% di settembre e rispetto al +0,9% stimato dal mercato. Si tratta del primo calo da maggio 2020 (–0,4% su aprile 2020).

Lane (Bce): prossimo aumento non sarà di 75 punti base

Inflazione, banche centrali e guerra in Ucraina sono le altre variabili costantemente sotto i riflettori dei mercati. In settimana è attesa la pubblicazione dei verbali delle ultime riunioni della Bce e della Fed.

A proposito di banche centrali per la zona euro si presume che a dicembre il rialzo dei tassi sarà di 50 punti base. Philip Lane, capo economista di Eurotower in un’intervista, ha detto infatti che la Bce a dicembre varerà un altro rialzo di dimensioni tali da continuare “i progressi verso il livello necessario” dei tassi d’interesse e “non credo che sarà l’ultimo rialzo”, ma “uno dei presupposti per considerare un aumento molto consistente, come 75 punti base, non c’è più”.

Nell’attesa di leggere i verbali l’euro arretra contro il dollaro, ma resta oltre la parità e tratta a 1,024.

Ocse, l’economia rallenta nel terzo trimestre

D’altra parte l’economia continua a muoversi sempre più piano, come certifica l’Ocse. Nel terzo trimestre l’Italia passa a +0,5% dopo il brillante +1,1% del secondo trimestre. Meglio in ogni caso della media dell’area Ocse, pari a +0,4% dopo +0,5% del periodo precedente. Gli Usa sono fuori però dalla recessione tecnica (+0,6, dopo due variazioni negative) e migliora la Germania (+0,3% da +0,1%). Sono negative invece Gran Bretagna (-0,2 da +0,2%) e Giappone (-0,3% da +1,1%).

Piazza Affari in rosso con lo stacco cedole, male anche Saipem e Telecom 

A indebolire Piazza Affari sono soprattutto i titoli che oggi hanno staccato la cedola o un acconto a partire da Mediobanca -7,44%, seguita da Tenaris -5,42%, Eni -5,24%, Intesa -3,41%, Banca Mediolanum -2,89%, Poste -2,62%, Terna -1,04%, Recordati -1,06%.

Fuori da questo club archivia una seduta pesante Saipem -5,7%, dopo che venerdì la Corte Suprema algerina ha rigettato il ricorso contro la sentenza di condanna nel procedimento penale relativo al progetto di GNL3 Arzew. “La notizia ha risvolti negativi per il titolo per le implicazioni sulla PFN relativamente a quanto sanzionato per circa 0,2 miliardi”, commenta Equita.

Male Telecom, -4,97%, sempre al centro dell’attenzione per la rete unica, in attesa del 30 novembre, giorno di scadenza per la presentazione delle offerte non vincolanti. Data che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe slittare.

Timidi gli acquisti, che sono stati leggermente più intensi su Inwit +1,3%, Unicredit +1,24%, Banco Bpm +0,92%, Stellantis +0,92% e Ferrari +0,87%.