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Sta sfumando il deal americano nell’asset management di Generali e a farne spese in Borsa è Banca Generali che però non impedisce al Ftse Mib di continuare a correre malgrado i volumi sottili indotti della chiusura per festività di Wall Street

La prospettiva di banche centrali più caute (dopo la lettura dei verbali degli ultimi meeting) tonifica il settore immobiliare e sostiene i listini europei che chiudono in rialzo anche la seduta odierna, nonostante l’assenza di Wall Street, in festa nel giorno del Ringraziamento. 

Piazza Affari si apprezza dello 0,61% a 24.730 punti base, in scia a Francoforte +0,79% e Madrid +0,75%. Sono leggermente più indietro Parigi +0,42%, Amsterdam +0,18%, Londra +0,01%. Nell’azionario europeo brillano in particolare i titoli del Real Estate, confortati dalle migliori prospettive sui tassi d’interesse. A Francoforte Leg Immobilien guadagna lo 6,4% ed è uno dei titoli migliori dello Stoxx Europe 600. In generale poi le aziende tedesche appaiono più fiduciose nel futuro, tanto che l’indice Ifo è salito oltre le attese a novembre a 86,3 punti da 84,5 di ottobre.

Sul mercato valutario l’euro tratta in rialzo contro il dollaro intorno a 1,042. Tra le materie prime è poco mosso il petrolio (Brent -0,27%, 85,18 dollari al barile).

Scendono i rendimenti dei Titoli di Stato

Chiudono un’ottima seduta anche i titoli di Stato, compresi quelli italiani, benché lo spread salga per il maggior appeal della carta tedesca.

Il differenziale di rendimento tra Btp decennale e Bund di pari durata cresce a 174 punti base (-3%), con tassi rispettivamente a +3,67% e +1,92%.

I rendimenti dei governativi italiani sono scesi inoltre nelle aste della mattinata, con cui il Tesoro ha collocato Il Tesoro ha collocato in asta titoli per 2,75 miliardi di euro complessivi. In particolare, sono stati ceduti Btp con scadenza maggio 2024 per 1,25 miliardi di euro con un rendimento al 2,75% contro il 2,88% dell’asta del mese scorso. Collocati Btp scadenza novembre 2024 (13esima tranche) con rendimento al 2,54%.

In Piazza Affari riflettori su Telecom, a picco Banca Generali; rimbalzano le utility

In Piazza Affari i riflettori sono rimasti ancora accesi su Telecom, +2,74%, uno dei titoli più vivaci in questo periodo, in vista di un possibile riassetto della società. È di ieri la notizia che la presidenza del consiglio abbia convocato per lunedì 28 novembre i segretari delle principali organizzazioni sindacali, mentre un incontro con i ministri sul tema della rete unica è atteso nei prossimi giorni. Sono due appuntamenti clou secondo Bestinver: “sia la riunione con i sindacati sia quella fra i vari ministri sulla rete unica sono momenti fondamentali per cercare di capire le reali intenzioni del Governo italiano sul dossier Tim”.

Tra le migliori blue chip del listino Recordati, (+2,68%) sono in evidenza le utility, in gran recupero dopo le perdite di ieri. Terna è la migliore +2,26%, ma era già in rialzo nella seduta della vigilia. Rimbalza Enel +1,78%, dopo la debolezza dell’ultima seduta, con Hera +1,69%, Italgas +161%, A2a +1,57%. Bene Nexi +2,2% e Campari +1,57%. Tra i titoli oil rimane sugli scudi Saipem +1,55%. Timida Amplifon, +0,18%, reduce da una seduta effervescente. Un report di Barclays, sul settore Medtech, assegna al gruppo italiano una raccomandazione “overweight” con target price aumentato a 33 euro.

In fondo al paniere principale è Banca Generali, -5,31%. Secondo Bloomberg la controllante Generali (+0,24%) non intende più acquistare Guggenheim Partners, perché è troppo cara e quindi non ha più bisogno di cedere Banca Generali a Mediobanca (-0,78%) per finanziare l’operazione. 

In sofferenza appare tutto il settore del risparmio gestito.

Le banche sono contrastate: è in rosso Banco Bpm -1,6%, mentre salgono Unicredit +0,92%, Bper +0,83, Intesa +0,72%.

Bce: tassi aumenteranno ancora; De Guindos: “Il picco dell’inflazione è vicino”

A tenere vivo l’appetito per il rischio è stato dunque soprattutto l’atteggiamento di Fed e Bce, che sembrano pronte a muoversi con maggior cautela nei prossimi meeting a fronte di un’inflazione che, anche nel Vecchio Continente, potrebbe essere vicina al picco. Dopo la lettura dei verbali delle ultime riunioni delle due banche centrali l’attesa è ora di un rialzo di 50 punti base nella prossima riunione per entrambi gli istituti, nonostante oggi la banca centrale svedese abbia dato un segnale diverso, decidendo di premere ancora sull’acceleratore e aumentando il suo tasso di interesse di riferimento di 75 punti base al 2,50 per cento. A seguito della decisione si rafforza la corona svedese, mentre il dollaro si ritira contro un panel di valute, per lasciare spazio a beni più rischiosi.

Nel meeting del 26-27 ottobre, nel quale la Banca centrale europea ha aumentato i tassi di 75 base, fino all’1,5%, portando il totale dei rialzi a 200 punti base da luglio, i banchieri hanno valutato che “i tassi dovranno essere ulteriormente aumentati”, in un contesto di inflazione mai così alta da decenni. Una minoranza del board avrebbe optato per un rialzo più contenuto di 50 punti base e nonostante i toni ancora piuttosto aspri di Eurotower, gli osservatori attendono un incremento di 50 punti alla prossima riunione.

“Un possibile compromesso – scrive Radiocor – potrebbe essere individuato nell’abbinare un rialzo dei tassi più contenuto a un inizio anticipato della riduzione del portfolio di bond acquistati nell’ambito del Asset Purchase Programme della Bce – programma dal valore di 3.300 miliardi di euro – mettendo in atto un processo noto come ‘quantitative tightening’.

Secondo Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo, “il margine per rallentare il ritmo degli aggiustamenti rimane limitato, anche se ci stiamo avvicinando alle stime del tasso ‘neutrale’”.  

Secondo il vicepresidente della Bce Luis de Guindos però “forse siamo vicini al picco dell’inflazione anche se è difficile fare previsioni perché vanno computati tutti i fattori come le misure che i governi stanno prendendo e che hanno un impatto sull’inflazione”. I prezzi potrebbero dunque crescere meno nei prossimi mesi, ma a salire potrebbe essere soprattutto l’inflazione core, quella al netto di elementi più volatili come prezzi dell’energia e degli alimentari.