Blockchain e Arte: L’ecosistema è pronto per il digitale? Uno studio di quattro Università

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Uno studio di livello europeo attesta che il mondo dell’arte non è del tutto pronto per le tecnologie digitalii

Blockchain e Arte: L’ecosistema è pronto per il digitale? Uno studio di quattro Università

Quattro Università insieme – Pisa, Messina, Salerno e Digione- per riconoscere alla tecnologia blockchain la capacità di catalogare, tracciare i passaggi di proprietà, la certificazione e l’integrità delle opere d’arte. Dello studio pubblicato sulla rivista Consumption Markets & Culture ne da notizia l’Università di Pisa che ne riassume anche i tratti principali. Lo studio è qualificato come garanzia per compravendite o prestiti di opere fra istituzioni per mostre ed esposizioni. L’ecosistema dell’arte è in crescita soprattutto quando tratta forme d’arte nuove come quelle di artisti che si ispirano alla tutela dell’ambiente e dei cambiamenti climatici. Nonostante la blockchain abbia dimostrato buone performances gli addetti ai lavori fanno resistenza ad applicarla.

Blockchain e arte: Come mai non sempre è apprezzata?

Nello studio “abbiamo riscontrato una certa riluttanza al cambiamento – spiega il Prof.Vincenzo Zarone dell’Università di Pisa“. “La blockchain innalza la fiducia tra gli operatori e nelle transazioni; promuove quella che viene definita una forma di disintermediazione. Questa peculiare funzione, crea perplessità in alcuni operatori, che vedono minacciato il proprio ruolo all’interno dell’ecosistema dell’arte”. In altre parole galleristi ed esperti vedono minacciate le loro competenze e la funzione di sostegno al mercato.

La blockchain fa ombra agli esperti d’arte

Lo studio comprende interviste somministrate a quindici esperti. Nella lista ci sono il curatore del Whitney Museum of American Art, il collection manager del Museo Egizio di Torino, esperti del mondo assicurativo, la direttrice della fiera d’arte Artissima, collezionisti, pittori, aziende e case d’asta, fra cui Christie’s. L’ecosistema dell’arte , dunque, non si discosta dalle forme tradizionali di valutazioni delle opere d’arte, vendite, giudizi. La crypto art o arte digitalizzata non è patrimonio di tutti. Basandosi ancora sui risultati dello studio, Zarone dice che chi non ha capito bene la forza della blockchain genera lo scetticismo di alcuni operatori e la dinamica di diffusione rallentata. Rispetto ad altri settori economici va avanti ancora più lentamente. “Del resto nessuna tecnologia, per quanto innovativa e appropriata, potrà mai soppiantare il ruolo essenziale degli esperti, portatori di intuizioni, competenze e saperi che in laboratorio possono essere solo vagamente approssimati”.

La blockchain in quanto tecnologia digitale da adottare nel mondo dell‘arte è sotto esame da tempo

La pandemia ha provocato una serie di riflessioni anche nel mondo assicurativo in seguito alla riduzione del numero dei visitatori nei musei e nelle gallerie, alla perdita degli intermediari e al crollo delle aste. Sotto questo aspetto lo studio delle tre Università italiane e di quella francese è un valido contributo al dibattito in corso. Che da un lato riconosce che il digitale può avere successo anche nel mondo dell’arte, dall’altra attesta la competenza e la professionalità di chi quel mondo lo tiene in vita. Due qualità non del tutto integrate.

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