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Italia e Stati Uniti hanno ribadito “la loro solidarietà con la Lituania di fronte alla crescente pressione politica e alla coercizione economica della Repubblica popolare cinese, che mettono a rischio la prosperità e la sicurezza degli Stati Uniti e dell’Europa”. L’hanno fatto nel corso del colloquio telefonico di fine anno tra il segretario di Stato americano Antony Blinken e il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio.

Ma se ne trova traccia soltanto nella dichiarazione rilasciata da Washington. Il portavoce Ned Price ha spiegato che i due hanno discusso innanzitutto “l’importanza di un coordinamento continuo per scoraggiare qualsiasi ulteriore aggressione russa contro l’Ucraina” ribadendo l’impegno tra alleati e partner a imporre “pesanti costi”, cioè sanzioni economiche, alla Russia “per tali azioni”. Inoltre, Blinken e Di Maio “hanno riaffermato il loro incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina”. Poi, oltre a quanto riportato sulla Lituania, hanno discusso ”gli sforzi in corso della Libia per organizzare le elezioni nazionali senza ulteriori ritardi”.

La Farnesina ha affidato a due tweet, uno in italiano e l’altro in inglese, la comunicazione della telefonata: “coordinamento sul dialogo con Mosca”, “sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina” e confronto sul “processo elettorale in Libia”, come riferito anche da Washington; ma anche “coordinamento a sostegno delle riforme politiche ed economiche in Tunisia”, questione che non compare nella nota del dipartimento di Stato.

Come raccontato a più riprese su Formiche.net, il governo lituano sta cercando il sostegno dell’Unione europea per affrontare le pressione provenienti dalla Cina dopo aver dato il via libera all’apertura di un ufficio di rappresentanza di Taiwan nella capitale Vilnius.

Ma per ora, Bruxelles sembra decisa a tenersi alla larga dal braccio di ferro tra Vilnius e Pechino. Perfino Virginijus Sinkevičius, il commissario europeo lituano con delega all’Ambiente, ha preso le distanze spiegando che “finora, non c’è stata nessuna azione cinese coerente e chiara. La maggior parte delle misure di pressione sono ‘sotto il tavolo’, ed è molto difficile registrarle e dire che lo Stato vi abbia contribuito”. Dichiarazioni che hanno alimentato lo scontro, anche interno al Paese. Rimas Varkulevičius, presidente dell’Associazione lituana delle Camere di commercio, industria e artigianato, ha dichiarato: “Non sono forse una prova gli oltre 1.000 container fermi nei porti? La diminuzione dei flussi non è una prova? L’inadempimento dei contratti non è forse una prova? Tutto questo è stato documentato, e le aziende lo hanno inviato al nostro ministero degli Esteri”.

Pechino soffia sul fuoco. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha parlato di “spaccatura cognitiva” dell’Unione europea quando ha a che fare con la Cina. “È difficile immaginare che, da un lato, ha stabilito una partnership strategica globale con la Cina e dall’altro, ha posizionato la Cina come un avversario istituzionale”, ha detto Wang ai media di Stato.

Washington, invece, sta cercando di riportare gli alleati dell’Unione europea al fianco della Lituania, Paese che è anche membro della Nato. Lo dimostra la telefonata tra Blinken e Di Maio.