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Fino al 24 febbraio scorso, i principali Paesi europei erano in uno stato di denial, negazione, o addirittura pronti a chiudere un occhio sull’aggressione russa all’Ucraina. Nulla di così sorprendente, in particolare per i nostri lettori.

Atlantico Quotidiano ha dedicato, negli anni, molte analisi alle relazioni pericolose tra la Germania di Angela Merkel (e l’intera Ue) e la Russia di Vladimir Putin, prendendo molto sul serio gli avvertimenti di Donald Trump quando i tedeschi lo deridevano all’Onu e la stampa mainstream celebrava la ex cancelliera come una grande statista.

Ma è utile comunque averne conferma da un testimone diretto dei fatti dell’ultimo anno. In una intervista alla Cnn portoghese, l’ex premier britannico Boris Johnson si è tolto qualche sassolino dalle scarpe rivelando quali fossero le posizioni delle principali capitali Ue – Berlino, Parigi, Roma – nell’imminenza dell’invasione russa dell’Ucraina e nei giorni immediatamente successivi.

Posizioni indicative di quanto le tre principali capitali Ue fossero, fino all’ultimo, caparbiamente immerse nel loro torpore, e talmente dipendenti da Mosca, da non rendersi nemmeno conto che tutto il mondo che avevano costruito negli ultimi due decenni sulla base dei legami con la Russia stava franando sotto i loro piedi.

I francesi

“I francesi erano in denial“, dice Johnson, hanno negato la prospettiva dell’invasione russa “fino all’ultimo momento”, nonostante “avessimo potuto vedere le truppe russe accumularsi ai confini”, mentre il governo tedesco, se proprio doveva accadere, si augurava una rapida sconfitta militare dell’Ucraina piuttosto che un conflitto prolungato.

I tedeschi

La visione dei tedeschi era che “se fosse successo, allora sarebbe stato meglio che tutto finisse rapidamente. E che l’Ucraina si arrendesse“. “Non potevo condividerlo, pensavo che fosse disastroso questo modo di vedere la cosa… Ma posso capire perché la pensavano così”, ha aggiunto Johnson riferendosi ai legami energetici ed economici tra Berlino e Mosca.

Gli italiani

E gli italiani? Anche loro “massicciamente dipendenti” dal gas russo, “semplicemente ci dicevano che non sarebbero stati in grado di sostenere le posizioni che stavamo per prendere”.

Ue compatta

L’aspetto positivo, riconosciuto da Johnson, è che “quando la guerra è iniziata, tutti – francesi, tedeschi, italiani, Joe Biden, tutti – si sono resi conto che semplicemente non c’erano alternative, perché non si poteva negoziare con questo tizio. Questo è il punto chiave. (…) Dopo tutte le mie ansie… rendo omaggio al modo in cui l’Ue ha agito. Sono stati uniti. E le sanzioni sono state dure”.

Così l’ex premier britannico. Ma possiamo essere davvero sicuri che i tedeschi in primis, ma anche francesi e italiani, abbiano del tutto abbandonato l’idea, o siano immuni alla tentazione, di un ritorno al business as usual con Mosca, non appena le condizioni dovessero mutare?