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(Teleborsa) – “In Italia i rischi per la stabilità finanziaria sono moderati” e “persistono vulnerabilità di medio termine collegate soprattutto con la possibilità che la crescita economica, attualmente solida, perda di intensità”. È quanto scrive Bankitalia nel suo secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del 2021. Viene sottolineato che i programmi di acquisto di titoli pubblici e privati dell’Eurosistema contribuiscono a “mantenere distese le condizioni di finanziamento sui mercati, anche nel comparto dei titoli di Stato”. Gli spread sulle obbligazioni private rimangono su livelli storicamente bassi e la progressiva riduzione dei tassi di insolvenza delle imprese, resa possibile dal buon andamento dell’economia, “attenua il rischio di bruschi cali dei corsi obbligazionari”.

É richiesta attenzione alle banche

Gli interventi del Governo a sostegno di famiglie e imprese e la ripresa economica hanno contribuito ad attenuare gli effetti della pandemia sulla qualità degli attivi bancari. Bankitalia osserva che il tasso di deterioramento dei prestiti è stabile su livelli storicamente contenuti e le dismissioni di crediti deteriorati proseguono. “Sono tuttavia aumentati i prestiti in bonis oggetto di misure di concessione (forborne exposures), soprattutto tra i prenditori che hanno beneficiato di moratorie – viene sottolineato – È importante che le banche prestino particolare attenzione alla valutazione della capacità di rimborso dei debitori e alle conseguenti decisioni di accantonamento“.

Il peso dei crediti deteriorati

Il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto a quelli in bonis è “rimasto contenuto” e nel terzo trimestre del 2021 era sceso all’1,1%, “beneficiando delle politiche di sostegno a famiglie e imprese e della ripresa dell’attività economica”. La consistenza dei crediti deteriorati al netto delle rettifiche era pari a 48 miliardi (100 al lordo delle rettifiche) a giugno, in calo di 3 miliardi rispetto alla fine del 2020. Nel primo semestre dell’anno l’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale dei finanziamenti è diminuita di 20 punti base, al 2%; il divario tra i gruppi significativi italiani e il complesso degli intermediari soggetti alla supervisione diretta della Banca centrale europea è rimasto stabile, a 0,5 punti percentuali. A giugno il tasso di copertura dei crediti deteriorati era pari al 52%, in aumento di 80 punti base rispetto a dicembre dello scorso anno.

Sono anche aumentati nel semestre del 47% a 33,6 miliardi i prestiti in bonis alle imprese oggetto di misure di concessione (forborne exposures), per effetto (per almeno il 40%) della riclassificazione di crediti che hanno beneficiato o ancora beneficiano di moratorie. I crediti di stadio 2 – cioè in bonis che danno però segnali di incremento di rischio – hanno continuato a crescere ma a ritmi molto inferiori a quelli del 2020. “La quota di questi prestiti sul totale dei crediti in bonis e il relativo tasso di copertura sono rimasti stabili”, dice il rapporto pur segnalando che per le banche significative italiane “la quota di crediti nello stadio 2 sul totale dei crediti in bonis è superiore di circa 4 punti percentuali a quella media dei gruppi significativi dell’area dell’euro”.



Gli effetti su redditività e patrimonializzazione

Secondo il report, la redditività bancaria è “migliorata in misura significativa nella prima metà dell’anno, principalmente per effetto del calo delle rettifiche di valore su crediti”. Hanno contributo anche altri fattori come i ricavi da negoziazione, che hanno natura temporanea e potrebbero non estendersi alla seconda parte del 2021. La patrimonializzazione si è leggermente ridotta, soprattutto per il venire meno del trattamento prudenziale transitorio connesso con l’adozione del principio contabile IFRS 9, e dovrebbe risentire in maniera contenuta della ripresa del pagamento dei dividendi a seguito della scadenza delle raccomandazioni emanate dai supervisori.

La situazione delle assicurazioni

Il settore assicurativo italiano “ha recuperato le condizioni precedenti l’inizio della pandemia in termini di patrimonializzazione, redditività e raccolta premi”. A giugno del 2021 l’indice di solvibilità medio delle compagnie è salito al 257 per cento (era al 243 nel dicembre del 2020 e al 235 alla fine del 2019). Rispetto a dicembre dello scorso anno l’incremento deriva principalmente “dalla ripresa di valore dei titoli in portafoglio e, in misura minore, dall’innalzamento della curva dei tassi di interesse privi di rischio utilizzata per calcolare le riserve tecniche”.

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