aziende-al-centro-dell’azione-climatica.-l’evento-regenerative-society-alla-cop27

L’Italia è in una posizione ideale per trarre vantaggio dallo sviluppo e dalla maggiore stabilità della regione mediterranea. Sul palco di Sharm sono stati presentati alcuni dei progetti di punta della fondazione, e l’evento ha offerto l’occasione per una riflessione a tutto campo sui nodi e le opportunità della transizione ecologica. Aperto da Noura bint Turki Al-Saud di Aeon Collective, hanno partecipato al dibattito Ariesta Ningrum e Youssef Nassef (Unfccc), Roberta Boscolo (World Metereological Organization), e Andrea Gori (Illuminem)

Venerdì 18 novembre, nella giornata conclusiva della ventisettesima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop27), si è tenuta a Sharm el Sheikh presso il Padiglione Italia, la tavola rotonda “Regenerative Society Foundation: un’alleanza virtuosa tra impresa e scienza”, organizzata dalla no-profit co-presieduta dall’imprenditore triestino Andrea Illy.

Costituita da un gruppo di importanti aziende italiane nel 2020, la fondazione ha l’obiettivo di accompagnare le imprese associate nel percorso verso la neutralità climatica e ambientale. Scopo ultimo è però la definizione del nuovo paradigma della economia ecologica e post-fossile, attraverso la trasformazione dei modelli di business, con aziende che operino entro i “limiti planetari”, ricostituendo, laddove possibile, la dotazione del patrimonio naturale e degli stock di risorse e materie prime con pratiche rigenerative.

Se sul palco di Sharm sono stati presentati alcuni dei progetti di punta della fondazione, l’evento ha offerto l’occasione per una riflessione a tutto campo sui nodi e le opportunità della transizione ecologica. Aperto dalla Principessa e imprenditrice saudita Noura bint Turki Al-Saud, co-fondatrice di Aeon Collective, organizzazione no-profit che promuove pratiche sostenibili per uno sviluppo equo e inclusivo, hanno aderito al dibattito Daniele Violetti, Senior Director del Segretariato Unfccc, l’organo esecutivo della Convenzione Quadro Onu sui cambiamenti climatici (sostituito dalla collega Ariesta Ningrum), Roberta Boscolo, Responsabile Clima & Energia del Wmo (World Metereological Organization), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, Youssef Nassef, Direttore, Adattamento, Unfccc, e Andrea Gori, fondatore di Illuminem.

La lotta per il clima del pianeta richiede livelli di collaborazione sistemica e globale senza precedenti, hanno convenuto i partecipanti al dibattito, mentre Andrea Illy ha ricordato in un video messaggio come le aziende abbiano, accanto ai governi, un ruolo chiave.

Un punto sottolineato con forza dalla Principessa Noura nel suo intervento di apertura. “Per raggiungere lo stato di riparazione planetaria di cui abbiamo bisogno”, ha detto, “è fondamentale realizzare l’interconnessione tra tutti i settori dell’economia”, evitando le trappole dell’ideologia, perché “con il tempo limitato che ci resta, dobbiamo essere pragmatici e coerenti negli approcci”.

L’Unfccc ha invitato ad aumentare l’ambizione senza fare compromessi. La scienza, hanno concordato i presenti, può non avere tutte le risposte, ma i percorsi tecnologici ed operativi sono chiari.

Le aziende sono al centro dell’azione climatica. Ne è convinto d’altronde anche il nuovo governo italiano che ha partecipato alla Cop27 con una “forte proiezione politica” e un apprezzato intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha ribadito l’impegno italiano sul clima, in linea con gli obiettivi europei.

Un’attenzione confermata peraltro dalle oltre 40 iniziative selezionate dal Padiglione Italia che hanno visto alternarsi sul palco enti pubblici, tra cui l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, università, centri di ricerca, organizzazioni non governative, regioni e aziende nazionali impegnate a presentare iniziative per le sfide globali che legano ambiente, sviluppo e giustizia sociale.

D’altro canto, il clima è oggi elemento essenziale delle politiche per la sicurezza energetica, industriale, commerciale e migratorie. Una constatazione che per l’Italia si esprime in primo luogo nel rafforzamento della cooperazione con i partner più vicini, quelli del Mediterraneo allargato, siano essi nel Medio Oriente o africani, cuore di interessi nazionali ed europei.

La diversificazione delle fonti energetiche, per l’Italia stretta nella apparente dicotomia tra sicurezza energetica e protezione climatica, significa, come ben ha colto la presidente del Consiglio in Egitto, l’accelerazione dello sviluppo delle rinnovabili, anche per la produzione di idrogeno verde e ammoniaca, e la costruzione di interconnessioni elettriche nei paesi del Mediterraneo.

I produttori di combustibili fossili di oggi possono infatti diventare i campioni dell’energia pulita di domani per accelerare una transizione sostenibile, anche economicamente, per tutti. Medio Oriente e Nord Africa (MENA) avranno un ruolo cruciale in questo passaggio, con Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e in Egitto a fare da capofila. Come ha ricordato, ancora una volta la Principessa Noura, “insieme, concentrandoci sugli obiettivi comuni e nel rispetto delle nostre differenze, possiamo far fronte alle sfide che si presentano”.

Si tratta di percorsi ambiziosi e irti di ostacoli geopolitici. Ma in un mondo minacciato dal collasso degli ecosistemi naturali e dal rischio crescente degli effetti catastrofici di un cambiamento climatico fuori controllo, la trasformazione dei mercati energetici accelerata dalla guerra in Ucraina rende questo passaggio sempre più prossimo. L’attenzione del governo italiano non può che essere alta.

L’Italia è infatti in una posizione ideale per trarre vantaggio dallo sviluppo e dalla maggiore stabilità della regione mediterranea. Fino ad oggi, tuttavia, Roma è rimasta in posizione defilata, mentre altri sono scesi in campo più rapidamente per cogliere le opportunità economiche della transizione energetica.

La sfida del Green Deal europeo sarà vinta solo rispondendo alla domanda sul dove e sul come genereremo e distribuiremo l’energia pulita che sarà necessaria entro il 2050, anno della neutralità climatica europea. Per dare un’idea dello sforzo che ci aspetta, nel 2018 l’elettricità totale generata nell’Ue è stata di 2800TWh. L’energia totale consumata dai 27 Stati membri, tuttavia, è stata quattro volte tanto.

Per sostituire questi volumi di produzione elettrica rinnovabile, e allo stesso tempo liberarsi della dipendenza dai combustibili fossili della UE saranno necessari elettrificazione diretta, sector coupling e idrogeno verde. In sintesi, dobbiamo aumentare le energie rinnovabili, in particolare l’eolico e il solare, per decarbonizzare il mix energetico.

Tuttavia, ci sono dei limiti a ciò che possiamo fare da soli in Europa. In tutto il continente, la produzione di elettricità eolica onshore e offshore raggiungerà il traguardo di 458TWh nel 2020, contribuendo per il 16% al nostro mix energetico. Attualmente, in Europa sono installati 25GW di energia eolica offshore e 195GW di energia eolica onshore. Secondo la strategia per l’eolico offshore della Ue, l’eolico fornirà il 25% della domanda di energia necessaria ai 27 entro il 2030 e il 50% nel 2050. Ma la superficie disponibile è limitata e la transizione energetica deve essere realizzata insieme alla protezione degli ecosistemi e della biodiversità.

Ecco perché un “vecchio” piano per produrre energia pulita dal deserto del Sahara (solare) e da altre fonti rinnovabili nella regione (eolica), sta guadagnando slancio grazie al sostegno industriale e diplomatico delle capitali europee e, sempre più, di Bruxelles. Nella sua ultima versione, il piano include la produzione di idrogeno verde nel Golfo.

Il ruolo dell’Italia a Cop27 passa anche attraverso l’azione bilaterale per il finanziamento di progetti internazionali per la protezione climatica e ambientale, come dimostrato dal lancio del Fondo italiano per il clima. Si tratta di un programma di finanziamento da 840 milioni di euro all’anno per cinque anni, dal 2022 al 2026, per un totale di 4,2 miliardi di euro, ufficialmente presentato il 7 novembre scorso, in occasione della visita di Giorgia Meloni in Egitto. Ancora una volta, Meloni agisce in continuità di impegni precedenti assunti durante la precedente Conferenza sul clima di Glasgow del 2021, in cui Mario Draghi aveva promesso di raddoppiare il contributo di Roma al fondo da 100 miliardi l’anno volto a sostenere i Paesi in via di sviluppo per proseguire il percorso di de-carbonizzazione e far fronte agli effetti del cambiamento climatico. Roma si è quindi impegnata a sostenere “politiche climatiche” finanziando “interventi a favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’ambito degli accordi internazionali sul clima e tutela ambientale ai quali l’Italia ha aderito”.

L’evento organizzato da Regenerative Society Foundation si inserisce quindi nel quadro dell’azione climatica nazionale come un tassello operativo espressione del contributo del settore privato.

Ci auguriamo che si presenteranno presto opportunità di collaborazione fattiva su concreti progetti in partenariato pubblico privato con il nuovo governo e le istituzioni finanziarie per lavorare alla implementazione degli obiettivi del Green Deal italiano.