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E chi se lo aspettava. O meglio: chi se lo aspettava proprio così. Che Apple dovesse rivedere e aggiornare il suo computer più piccolo, il Mac Mini, era noto. Ma che, dotandolo dei nuovi chip M2 e M2 Pro lo trasformasse in una vera e propria mini-workstation era abbastanza imprevedibile. Diciamo abbastanza perché che la nuova generazione di chip Apple Silicon, M2 appunto, fosse destinata al Mini era ovvio, oltre che ai nuovi MacBook Pro. Eppure, il salto prestazionale che questi nuovi computer dimostrano si vede da subito, ancor prima di giudicarne le effettive prestazioni al banco dei benchmark. 

Com’è 

Il Mac Mini è piccolo, anche fuori, come è sempre stato del resto. Questi M2 mantengono forma e dimensioni della precedente generazione, lo chassis è di un solo colore, zero fronzoli esterni, un quadrato di alluminio stondato e un bel logo riflettente della Mela. I due modelli di si differenziano dietro, l’M2 base ha due porte Thunderbolt 4, mentre M2 Pro ne ha 4 – ed è logico, portando in dote il doppio della potenza e più capacità di gestione dati. Il Mini è piccolo e facilmente trasportabile, ma non bisogna fare l’errore di pensare che sia un “computerino”. Anzi. Già l’M2 base è interessante per diversi motivi, con prestazioni analoghe agli Air e Pro M2 già presentati qualche tempo fa. Ma la vera novità è il Mini con M2 Pro, che è quello che abbiamo provato, una configurazione secondo noi ottimale per un uso pro/semipro, ovvero 16Gb, 19 core grafici e Ssd sopra i 256Gb. Un setup che lo avvicina per prestazioni e anche un po’ per prezzo al “fratellone” più grande, il Mac Studio. Quest’ultimo rimane la workstation di elezione per chi cerca il Mac più potente che ci sia sul mercato, soprattutto per l’organizzazione interna dei chiplet M1 Max e M1 Ultra. E però.

Perché il Mini?

E però, sì c’è un però: perché il Mac Mini M2 Pro una volta acceso e messo in funzione è quello che si dice una belva. E’ vero che se configurato al top di cpu/gpu/ram/ssd il prezzo sale di parecchio. Ma è anche vero che le prestazioni che offre sono sbalorditive per una macchina che a 1579 euro (salvo tastiera, mouse e monitor) offre davvero il miglior rapporto potenza/qualità/prezzo per il mondo Mac, ad un costo che in ambito Pc è ormai solo quello di una buona scheda grafica. Qui si portano a casa un processore di ultima generazione con 10 core operazionali, 16 (19 nel Pro) core grafici e 16 dedicati al machine learning, 16 giga di Ram e 512GB di disco Ssd. Come sempre nel Mini non ci sono tastiera mouse e monitor, ma funzionano tutti quelli che già chiunque ha in casa. Ovviamente si possono acquistare a parte le periferiche Apple, e il Mini può “pilotare” al massimo livello anche l’ottimo Studio Display della Mela. E’ insomma un computer che si inserisce agilmente in un contesto produttivo semiprofessionale e come macchina tuttofare per il lavoro, la creatività e l’intrattenimento e la possibilità di configurarlo anche con l’Ethernet veloce lo rende adatto a situazioni produttive anche più impegnative. Manca lo slot per una card Sdxc, presente sia sui MacBook Pro che sullo Studio, ma del resto questo è un Mini e per definizione, non ha proprio tutto. In ogni caso ci sembra davvero l’unica mancanza, che comunque si risolve con un adattatore Usb anche da pochi euro. Questo nuovo Mini supporta fino a tre monitor esterni (due 6K/60 Hertz su Thunderbolt + 1 4K/60 HDMI) e il Pro in particolare anche un display 8K (un indizio per il prossimo Studio Display?) e un 4K a 240Hz di refresh. Il Wifi e il Bluetooth sono aggiornati agli ultimi standard, la connettività è completa: due porte USB-A, un’HDMI 2.1, Gigabit Ethernet (anche 10GB) e jack cuffie.

Stress test

Dell’M2 base abbiamo detto nelle passate recensioni, M2 è un ottimo processore, ben sopra l’entry level, e il Mac Mini base costa 729 euro (8gb di Ram, 256 di SSD, cpu 8 core, gpu 10 core). M2 Pro è un altro paio di maniche. Noi l’abbiamo stressato quanto più possibile nel tempo della prova, non solo coi soliti benchmark che pure hanno dato ottimi risultati, ma visto quanto promette sulla carta M2 Pro, abbiamo trattato il Mini come fosse un Mac Studio. Ovvero dandogli da elaborare più flussi video in 4K in Final Cut Pro con plugin piuttosto impegnativi di terze parti (MotionVFX, Boris) con tracking di oggetti e volti e sessioni musicali con una media di una quarantina di tracce anche qui belle cariche di strumenti ed effetti nativi (senza quindi Dsp esterni), nello specifico UadX, Bx, IK Multimedia, SoundToys solo per citarne alcuni. Tutto software che si impiega in situazioni professionali e in tutti questi lavori di fatica il Mac Mini M2 Pro non ha battuto ciglio né perso un colpo, rimanendo sempre fluido anche utilizzando Ssd e dischi esterni per i campionamenti e per i flussi video. Stesso discorso con le applicazioni Adobe (Photoshop, Premiere) in cui le elaborazioni e il rendering di immagini con effetti nativi hanno registrato circa il 25% di velocità in più rispetto agli stessi file su un M1 Pro/16gb. Particolarmente impressionante la performance con Pixelmator Pro, ormai un editor grafico di riferimento nel mondo Mac, che nell’ultima versione incorpora elementi di gestione video e algoritmi di machine learning piuttosto sofisticati. Qui l’editing delle immagini (rese in 5K sullo Studio Display) mescolando video e grafica ha mantenuto lo scarto in avanti nelle prestazioni degli altri test. Con la suite Affinity di seconda generazione, stessi risultati.  Analogo discorso per Blender e Cinema4D, il Mini M2Pro non ha fatto alcuna fatica nel  gestire e renderizzare rapidamente progetti anche piuttosto complessi. In particolare, la velocità di rendering di video in Final Cut e DaVinci Resolve ha quasi doppiato in velocità quella delle stesse sessioni su un M1 Pro. Decisamente impressionante, col Mini M2 Pro la sensazione è quella di usare un Mac di fascia (molto) più alta. I benchmark (Geekbench) restituiscono risultati chiari, con un punteggio attorno ai 1950 per le prestazioni in single core e 15.100 per quelle in multicore, e l’M2 Pro si piazza esattamente a metà (50k) delle prestazioni Metal dell’M1 Ultra, il chip più potente disponibile per il Mac Studio, ovvero una macchina che costa quattro volte tanto. 

Giochiamo

Per il gaming il discorso cambia un po’. Ovviamente col Mac Mini si gioca e anche bene, soprattutto con i titoli ottimizzati per i chip Apple Serie M e per le librerie grafiche Metal. Tra i giochi tripla A ora c’è anche una versione Mac di No Man’s Sky, il gioco di esplorazione spaziale con motore procedurale di cui avevamo parlato qui ai tempi dell’uscita su PlayStation 4. E la versione Mac è ormai del tutto indistinguibile da quella per console. I chip Apple Silicon non hanno però ancora il ray tracing – atteso per la terza generazione dei Soc M-Series, che saranno prodotti molto probabilmente con processo a 3 nanometri –  e quindi i Pc più pompati e le console di ultima generazione rimangono ancora graficamente superiori, ma va detto, a un livello percettibile solo ai gamer più smaliziati. Il catalogo giochi sul Mac App Store in ogni caso è sempre più fornito e non solo di titoli per casual gaming. Anche qui insomma c’è un bel passo in avanti, però bisogna comunque tenere presente che col Mac mini si gioca e anche bene, ma non è una macchina specificamente dedicata ai gamer.

Dettagli (e scenario) un po’ geek

Per il fattore di forma del Mini era possibile aspettarsi un po’ di “thermal throttling”, ovvero la riduzione prestazionale imposta dal sistema per evitare di surriscaldare il piccolo computer, ma in realtà la ventola non si è sentita praticamente mai e del resto il fenomeno non si verifica nemmeno nei portatili con M1 Max. Dai dati tecnici risulta peraltro che il Mac Mini M2 Pro pesa circa 100 grammi in più dell’M2 base, probabilmente per accogliere un alimentatore e un sistema di dissipazione e raffreddamento più ampio (non l’abbiamo aperto fisicamente ma non si vede altro motivo per cui dovrebbe pesare di più).  Il maggior numero di “core” grafici presenti nei chip M2 rispetto agli M1 comunque è alla base dell’evidente salto prestazionale di queste nuove macchine, molto più evidente – come era ovvio – nei test effettuati con le librerie proprietarie e ottimizzate Apple, Metal, e come altrettanto ovvio, meno su OpenCL. Aggiungiamo che probabilmente parte delle ampliate capacità di number crunching dei chip M2 sono dovute anche ai maggiori “core” neurali, quelli che ottimizzano le prestazioni del computer occupandosi del machine learning. Il Neural Engine infatti conta circa il 40% di potenza in più e si capisce meglio perché il nuovo M2 Pro è nella stessa classe dell’M1 Max e saluta con la manina il pur validissimo M1 Pro, anche se tecnicamente Apple ha aggiunto numericamente “core” ai suoi processori senza stravolgerne il progetto. In ogni caso, prestazioni ottime e prezzi interessanti per questi nuovi chip, che di fatto rendono il Mac Mini M2 Pro una macchina molto, molto potente a dispetto del nome. E che lasciano aperto però un interrogativo soprattutto alla luce della futura generazione dei Mac Pro (attualmente il Mac Pro è l’unico computer in listino Apple ancora basato su Intel). Ovvero, l’architettura unificata di Apple diventerà mai espandibile, all’esterno delle “chiplet” che comporranno i vari M2/M3 Ultra? Su Apple Silicon infatti non è presente – o forse non è ancora presente, ma questo dato rimane nella cassaforte di Cupertino – il supporto alle schede grafiche esterne, le eGPU, che invece c’era nei Mac basati su chip Intel. Significa che per ora ogni applicazione deve fare affidamento sull’architettura unificata dei chip M Series e forse con la terza generazione e appunto con il previsto arrivo del Mac Pro Apple Silicon, per sua natura modulare, le eGPU torneranno nel mondo dei Mac.  Vedremo. Per quanto riguarda il Mini, il suo ruolo è chiaro: è un eccellente tuttofare in versione M2 base, ed è un computer assolutamente professionale in quella Pro. Poi si può salire ancora, ma per ora la migliore offerta M2, ovvero M2 Max, è esclusiva del MacBook Pro, e la migliore offerta M1, ovvero M1 Ultra, c’è solo nel Mac Studio più pompato.

In conclusione

Lavori “classici” ok, per giocare va bene (anche con Crossover per i titoli Pc). Ma è sul terreno delle applicazioni professionali che questo Mac Mini M2 Pro offre lo spettacolo più impressionante. Supera in scioltezza le performance dei Mac Intel “di serie” più potenti di appena due anni fa e pure quelle degli M1 di fascia importante. La ventola interna di raffreddamento non si sente praticamente mai, nemmeno con una ventina di effetti video “pesanti” e una decina di effetti audio non stock. Il lavoro fatto da Apple nell’ottimizzazione tecnologica dei suoi chip Silicon serie M è esattamente uno di quei motivi per cui l’azienda della Mela viene vista come il principale innovatore tecnologico nel mercato consumer. Ci sono ovviamente i classici caveat dei computer Apple, ovvero non sono espandibili: lo comprate e lo userete sempre con la Ram, il processore e l’Ssd che avete scelto durante l’acquisto. Ma stavolta il prezzo diventa più abbordabile, per un computer con queste capacità. Ovviamente il Mac Studio per architettura interna, banda più ampia tra processore, memoria e grafica e possibilità di connessione rimane la scelta naturale del professionista che sceglie Mac. Ma c’è poco da girarci attorno, questa questa generazione di Mac Mini M2 Pro è quella che porta sul mercato un prodotto che tanti utenti hanno chiesto a gran voce negli anni: un vero Mac Mini Pro.