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Roma, 30 nov — Tramite l’ultimo aggiornamento Apple avrebbe parzialmente disattivato in Cina la funzione Airdrop per dispositivi iOS. La decisione sembrerebbe essere stata presa a seguito della condivisione di alcuni materiali di protesta circolati contro il presidente Xi Jinping e il governo cinese poche settimane fa e, a pensare male, la decisione dell’azienda di Cupertino giocherebbero a favore di Pechino, soprattutto in questi giorni infuocati da proteste così veementi che alcuni analisti paragonano a quelle di piazza Tienanmen nel 1989.

Apple: il volto buonista del grande capitale

La funzione Airdrop, offrendo la possibilità ai manifestanti di condividere file direttamente tra dispositivi cellulari, era stata finora una delle modalità di comunicazione più utilizzate per evitare la censura da parte del governo di Pechino. L’aggiornamento apporta una modifica all’utilizzo di AirDrop che si applica solo entro la Cina continentale, mentre il resto del mondo può ancora utilizzarlo per comunicare come prima. Al momento, infatti, gli utenti Apple possono utilizzare la funzione AirDrop solo in prossimità di un altro dispositivo ma per un tempo limitato a dieci minuti.

A darne la notizia, tra i primi, il sito 9to5mac: “Apple ha rilasciato oggi iOS 16.1.1 per tutti gli utenti. Mentre le note di rilascio per l’aggiornamento non dicono nulla su nuove funzionalità o cambiamenti importanti, ce n’è uno significativo in arrivo per gli utenti in Cina. Lì, Apple sta cambiando il modo in cui funziona l’opzione “Tutti” in AirDrop, che non sarà più abilitata per più di 10 minuti.”  La notizia è stata ripresa anche da Bloomberg[2], il quale sostiene che questi cambiamenti imposti dall’azienda di Cupertino potrebbero estendersi globalmente nell’anno nuovo. Nel frattempo, però, i manifestanti cinesi si vedono restringere notevolmente la possibilità di comunicare e, soprattutto, manifestare.

La controversa politica delle multinazionali

AirDrop è stato utilizzato, risultando assai efficace, per eludere il cosiddetto China’s Great Firewall durante le manifestazioni esplose ad Hong Kong nel 2019, per estendere il messaggio della protesta anche tra i cinesi continentali che si trovavano in visita sull’isola, visto che le stesse manifestazioni sarebbero state censurate sulla terraferma dal governo di Pechino. Le proteste di questi giorni sono invece legate principalmente alle politiche “zero Covid” che stanno esasperando il Paese. In entrambe le situazioni la Cina ha ricoperto un ruolo chiave sullo scacchiere internazionale e, in base a questo collocamento, le decisioni delle grandi multinazionali come Apple sembrano essere collegate con altri ed alti equilibri internazionali.

Apple, che comunque godrebbe del 16% del mercato cinese ha anche “una storia di adattamento dei suoi prodotti e servizi per conformarsi ai severi controlli della Cina. L’anno scorso, la società ha escluso gli utenti in Cina da una nuova funzionalità progettata per offrire agli utenti maggiore privacy durante la navigazione sul Web. Nel frattempo, nel 2017, Apple ha ritirato diversi servizi di rete privata virtuale (VPN) dalla versione locale del suo App Store in Cina[4].”

Valerio Savioli

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