“Amavo e odiavo Muccioli. Ha commesso errori, ma aveva ragione”

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Adnkronos

Scuola, docenti G.Cesare Roma: “No alle lezioni fino alle 16”

Lanciano l’allarme sull’impatto ”pesantissimo” che la riorganizzazione di turni e orari, con il termine delle attività alle 16, potrà avere ”non solo sull’organizzazione della scuola ma sugli studenti”, definiscono ”inaccettabile” ”fare della Scuola, comunità educante di persone, terreno di soluzioni affrettate e mutevoli” nonché “campo di battaglia tra opposti schieramenti” ma soprattutto propongono di iniziare con la didattica sì in presenza ma ad una ”percentuale più bassa, fino ad un massimo del 50%”, di scongiurare il ”prolungamento delle lezioni fino a metà pomeriggio” e definiscono un ”azzardo” voler puntare velocemente al 100% di presenza, in ”mancanza di dati certi relativi all’impatto della ripartenza sulle dinamiche epidemiche”. E’ la posizione dei docenti del Liceo Classico ‘Giulio Cesare’ di Roma in merito alla riapertura delle scuole prevista per il 7 gennaio.  ”Abbiamo sempre portato avanti l’attività didattica – scrivono nella lettera – con spirito civico ed abnegazione, anche e soprattutto negli ultimi mesi, quando, nell’alternarsi repentino di didattica in presenza e didattica a distanza, abbiamo organizzato e sperimentato con buoni risultati nuove forme di interazione e di insegnamento. Abbiamo superato problematiche e ostacoli di diversa natura, non solo tecnici, abbiamo cercato di assicurare la consueta qualità del nostro insegnamento, offrendo quotidianamente ai nostri ragazzi un ambiente di apprendimento sereno e proficuo, soprattutto ai più piccoli, che hanno patito con non pochi contraccolpi le difficoltà del passaggio certe volte tempestoso da una modalità all’altra, tra nuovi decreti, necessità di quarantena e normale amministrazione. Normale amministrazione per così dire, perché il nostro ufficio è di lavorare con adolescenti ancora in formazione, per i quali chiediamo attenzione, serenità, continuità di lavoro, anche protezione dove fosse necessaria. ”Ancora alla data di oggi il ritorno a scuola, dopo le vacanze natalizie, resta sostanzialmente un’incognita, anzi un rebus e un dilemma troppo grandi perché non si prenda posizione. Il documento nato dall’accordo tra Ufficio Scolastico Regionale e Prefettura impone il ripensamento e la riorganizzazione di orari, turni e spazi da realizzarsi in un tempo brevissimo: un tempo forse troppo breve ed incerto per ragazzi che hanno bisogno di garanzie, tutele forti e stabilità, e che non possono trarre vantaggio né umanamente né didatticamente da un meccanismo come quello che si prefigura. È prevista una ripresa delle lezioni in presenza inizialmente al 50%, poi al 75%, con ingressi scaglionati in due turni, alle 8.00 e alle 10.00, e con uscite che si prolungheranno fino alle 16.00”. ”Questa riorganizzazione avrà un prezzo carissimo, già evidenziato negli ultimi giorni dai Presidi, anche per bocca del prof. Giannelli e, per il Lazio, del prof. Rusconi, e dai colleghi docenti di altri prestigiosi Licei della capitale con i quali siamo profondamente solidali. Il termine delle attività didattiche alle 16.00, infatti, avrà un impatto pesantissimo non solo sull’organizzazione della scuola, ma anche e soprattutto sugli studenti e sul loro apprendimento, sulla possibilità che essi vivano di altro oltre che di scuola nel tempo rimanente nella loro giornata, e poi sulle loro famiglie che sono già state messe a dura prova dai mesi faticosamente trascorsi in modalità DaD”. ”Noi docenti allora ci domandiamo perché non si sia pensato in anticipo e con lungimiranza a organizzare un piano per sciogliere il nodo dei trasporti, che è il problema principale in una città come Roma; perché in alcune regioni si sia sentita l’esigenza di interpellare il mondo della Scuola, mentre in altre, come la nostra, i Presidi e quindi gli insegnanti siano stati posti di fronte a decisioni già prese.Pertanto, pur consci della situazione emergenziale estremamente difficile da gestire, intendiamo esprimere con forza le nostre perplessità verso una logica, per noi inaccettabile, che sembra fare della Scuola, comunità educante di persone, terreno di soluzioni affrettate e mutevoli nonché di scontro politico, campo di battaglia tra opposti schieramenti. Chiediamo dunque che venga ascoltata anche la voce di noi docenti, in un contesto più giusto e democratico”. ”Proponiamo di ricominciare sì con la didattica in presenza, consapevoli del suo valore insostituibile, tuttavia con una percentuale più bassa, fino ad un massimo del 50%, e di evitare in tutti i modi un prolungarsi delle lezioni fino a metà pomeriggio. Riteniamo infatti che una riapertura volta a raggiungere velocemente il 75% della presenza o addirittura il 100 % possa costituire un azzardo in mancanza di dati certi relativi all’impatto della ripartenza sulle dinamiche epidemiche, e rischi di trasformarsi così in un’ennesima falsa partenza”. ”Con questo documento condiviso vogliamo invitare alla lucidità, alla riflessione, ad una progettualità serena e distesa con tempi più lunghi e graduali, in accordo con i numeri offerti dalle ricerche di medici e scienziati, ma anche rispettosi dell’importanza del compito educativo di cui quotidianamente rispondiamo”.