alessandro-baricco:-i-titoli-imperdibili-del-maestro-dello-storytelling

Possiamo in piena regola definire Alessandro Baricco un “maestro dello storytelling“, in tutte le sue forme. Il fondatore torinese della Scuola Holden non è soltanto un romanziere: sceneggiatore, drammaturgo, conduttore (sia radiofonico che televisivo) e critico musicale.

Oggi, in onore dei suoi 65 anni, annoveriamo alcuni dei suoi titoli imperdibili.

La scrittura è veramente un gesto antico, tra quelli in cui gli umani hanno decifrato un modo di dire se stessi particolarmente forte, resistente, pieno, alto. Abbiamo capito che dire senza narrare è un gesto debole. La scrittura è un ecosistema.

– Alessandro Baricco durante l’intervista con Giuseppe De Bellis per Vite. L’arte del possibile

Alessandro Baricco, Oceano mare: La anime della Locanda Almayer

Alessandro Baricco. Photo Credits: La Voce di New York
Alessandro Baricco. Photo Credits: La Voce di New York

Una locanda sulla spiaggia. Innumerevoli vite che confluiscono di fronte al mare, nelle sette stanze della Locanda Almayer. Il mare, nella sua forza taumaturgica tra pericolo e salvezza. Un naufragio e due sopravvissuti, una ragazza malata di ipersensibilità, un professore ossessionato dai limiti, un sacerdote, una bellissima donna adultera e un pittore che vuole dipingere “gli occhi del mare”. Ogni capitolo è un destino. Cosa accomuna queste persone? Il mare può essere la cura di ogni male?

Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo “mare”? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in una sola parola tutto nascondiamo? Sto qui, a un passo dal mare, e neanche riesco a capire, lui, dov’è. Il mare.

– Estratto di Oceano mare (1993)

Alessandro Baricco, Seta: Il viaggio verso il Giappone

Un commerciante di seta francese e un’epidemia. Il viaggio di Hervé Joncour è alla ricerca dell’unica seta incontaminata, la “migliore seta del mondo”, in Giappone. Un uomo conosciuto per caso, il mistero di una ragazzina occidentale approdata in Oriente e un triste destino. Luoghi esotici e la scoperta di un amore impossibile. Un viaggio che arriva lontano, per riscoprire il valore del vicino.

Col tempo iniziò a concedersi un piacere che prima si era sempre negato: a coloro che andavano a trovarlo, raccontava dei suoi viaggi. Ascoltandolo, la gente di Lavilledieu imparava il mondo e i bambini scoprivano cos’era la meraviglia. Lui raccontava piano, guardando nell’aria cose che gli altri non vedevano.

– Estratto di Seta (1996)

Castelli di rabbia: Una locomotiva piena di sogni

Un puzzle di storie e un luogo che non esiste. A Quinnipak, il signor Rail riempie di sogni la sua locomotiva di nome Elizabeth, il signor Pekish suona l’umanofono e Mormy immortala fotografie d’istanti di meraviglia. Tutti arrivano a Quinnipak con una storia cucita addosso, come «fuochi solitari» in fuga dalla realtà. Nostalgia e fantasia, in un’atmosfera onirica che colleziona aneddoti e desideri.

Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine o un odore o un suono che poi non te lo toglie più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand’è troppo tardi. E già sei, per sempre un esule.

– Estratto di Castelli di rabbia (1991)

City: Genialità e città interiori

In City le strade sono personaggi e i quartieri sono storie. Un piccolo genio solitario osserva dalla finestra gli altri bambini giocare, guardando film western insieme alla governante e inventando storie di pugilato. Tra aspettative e realtà, in un montaggio di scene di carattere cinematografico, Gould ci apre la finestra della sua città interiore.

Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita.

– Estratto di City (1999)

Novecento: Lo spartito di una vita

Come non conoscere un capolavoro come La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore? Nell’opera di Baricco, la fisionomia di questa storia è quella di un monologo teatrale. Un racconto di musica e di amicizia, a bordo di un transatlantico da cui il pianista Novecento non è mai sceso per tutta la vita. Un libro essenziale ma denso di emozione, in un luogo che vede il mondo di passaggio ma ne vive il furore per intero.

Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima.

– Estratto di Novecento (1994)

Ginevra Alibrio

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