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A un mese di distanza dalle lezioni amministrative 2021 i freddi calcoli sono serviti: numeri, percentuali, sbuffi e notti insonni certificano il fallimento del romanocentrismo e del Carro(ccio) dei Responsabili. Fare i conti con se stessi è difficile, farli con la Città Eterna è laconicamente impossibile: come Cicerone insegna, il passaggio dagli scranni più alti della Res Publica alla damnatio memoriae è questione di attimi.
A latere, la periferia geografica conferma che il futuro si costruisce dal basso, lontano dai Sette Colli, lontano dai Palazzi e dai marmi, lontano dalla stantia decadenza dell’Urbe.

Risultati alla mano, la realtà dei capoluoghi di provincia seppellisce impietosamente ogni fasto porporato con dati fluidi e slegati dalle ammuffite logiche pluridecennali a cui tuttora guardano i segretari di partito: da nord a sud, la disfatta nelle grandi città è quasi totale e chi non la riconosce è certamente in mala fede.

Prime su tutte, ancora una volta, Roma e Milano.

Fatti i dovuti conti, su 141 comuni al voto, superiori a 15000 abitanti, il centrosinistra, al netto dei ballottaggi, chiude a 58, mentre il centrodestra finisce con un borsino da 32 città. Nei capoluoghi di provincia, la sconfitta ha un sapore di Caporetto: il centrodestra passa da 7 città, alla pari con il centrosinistra, a solo 4 capoluoghi: peggio, solamente il MoVimento 5 Stelle.

Si pagano gli errori, si paga la divisione tra gli asceti di Mario Targaryen e gli oppositori al Trono di Palazzo Chigi, si paga la retorica aziendalista che da quasi un trentennio tiene in scacco i partiti vicini all’uomo che trattò l’Italia come una S.p.A., ma ancor più caro è il conto che viene presentato a chi si ostina a ritenere il Belpaese una mera appendice dell’Urbe.

Provincia, cara provincia lontana dalla frenesia della città, quante cose hai ancora da insegnarci! Non è un caso che i partiti “identitari”, Lega e Fratelli d’Italia, abbiano raggiunto buoni risultati lontano dalle luci della finanza e dei Palazzi, lontano dal Sistema: là dove la sovrastruttura si riduce, vince l’attaccamento alla propria terra.

Cultura, tradizioni e ostinata caparbietà. L’Italia dei campanili è l’Italia dell’astensionismo, cittadini delusi dai giri di valzer dei loro rappresentanti, che hanno ripagato con severa moneta le incomprensibili scelte di leader disorientati e stanchi. A margine, i soliti fantasmi rivangati, sic semper et simpliciter, dai soliti “scoop” ad orologeria e le solite genuflessioni ridicole ed inopportune a favor di reporter.

Mala tempora currunt sed peiora parantur.

Come reagire? Per alcuni, la strada è già segnata: il solito bla bla bla, chiacchiericcio e rumore, autoghettizzazione, risentimento e miopia. La soluzione più facile perché umana, perché l’autocommiserazione è comoda, è calda, è rassicurante. Perché il salto nel vuoto fa paura e, soprattutto, non garantisce l’idealizzazione delle poltrone che contano.
Eppure, il messaggio è chiaro: quando gli imperatori litigano, il Principe è acclamato dalle Legioni provinciali.
Da un avvallamento sopra la scighera meneghina, un punto di vista privilegiato mi consente di vedere più dettagliatamente i contorni delle attuali circostanze, i fantasmi degli errori passati e gli spiriti degli errori futuri.

Busto Arsizio chiama Italia: Emanuele Antonelli, candidato Sindaco di Fratelli d’Italia, incassa, assieme alla coalizione di centrodestra, il 55,06% delle preferenze. Un altro esempio: ad Arcore, Fratelli d’Italia ottiene il 16,18% delle preferenze e diventa primo partito della coalizione, risultato che consente di misura la vittoria del nostro candidato.
Pratiche dimostrazioni di quanto sopra: sono le Centurie lontane dall’Urbe a decidere le sorti dell’Impero.
Nonostante tutto, si para dinnanzi l’opportunità di scrollarsi di dosso la polvere dei secoli e ripartire, cominciando dalle dirigenze, con un orizzonte più ampio e chiaro, seguendo una linea dritta: al potere fine a se stesso, preferire la Cultura; al denaro fine a se stesso, preferire la Bellezza; al Sistema, preferire l’Identità.

Lo snaturamento e la sconfitta riempiono le pagine della Storia, anche in questo 2021: in tempi bui ricolmi di strisciante odio e risentimento, essere se stessi, ed essere fedeli a se stessi, è la vera libertà.
Certamente, non sarà facile; certamente, i morsi arriveranno da ogni lato; certamente, gli amici tradiranno
gli amici; certamente, molti rinunceranno ben prima di cominciare .

Come ebbe a dire un grande filosofo, anche nel caso di disfatta totale vi è una differenza abissale tra chi, salendo, cade animato da grandi sentimenti e chi, primitivo e bruto, si abbassa a stringere un patto bestiale con il Leviatano.
Essere Domatori dei propri Destini, o non essere. L’equazione, per il nostro Futuro, è semplice.

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