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Capita spesso di chiederci come il nostro secolo passerà alla storia. Probabilmente un ricordo negativo, un declino della produzione artistica e letteraria. Una conseguenza dell’attuale egemonia culturale, fondata sull’omologazione e sullo scientismo e, quindi, sull’annullamento del concetto assoluto di Bellezza ridotta ormai ad essere soggetta all’opinione dei singoli.

Abbiamo però una storia, un’identità, un bagaglio culturale che ci regalano un patrimonio straordinario in grado, ancora oggi, di resistere a queste nuove culture: un esempio si trova a Leggiuno, in provincia di Varese, dove un’opera costruita dalla fede riesce ancora ad annullare l’idea che il concetto di bellezza sia relativo. Si tratta di un complesso monastico che sorge a strapiombo sulle scogliere del Lago Maggiore: l’Eremo di Santa Caterina del Sasso.

La fondazione risale alla fine del XII secolo, quando un ricco mercante, Alberto Besozzi, si trovava con la sua imbarcazione nel bel mezzo del lago per condurre i propri affari. Fu proprio in quel momento che venne colto da un nubifragio. Salvatosi, per riconoscimento verso la grazia ricevuta, fece voto a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto di ritirarsi in preghiera per il resto della sua vita.

Promessa che mantenne al punto che, proprio a Leggiuno, su quel tratto di costa, fece edificare una cappella alla Santa. Alla sua morte, avvenuta nel 1205, Alberto Besozzi fu sepolto all’interno della cappella e in seguito fu proclamato beato.

Nel XIV secolo vennero costruite altre due chiese, dedicate a San Nicolao e a Santa Maria Nova, così da formare un complesso monastico soggetto a numerosi cambi di gestione durante la sua storia: inizialmente retto dai Domenicani, passò, nel 1314, ai frati dell’Ordine di Sant’Ambrogio; nel XVII secolo fu invece gestito, per un altro centinaio di anni, dai Carmelitani, mentre oggi è retto da un gruppo di Oblati Benedettini.

Alla chiesa si giunge a piedi, lungo una scalinata in discesa, dalla quale è già possibile apprezzare l’unicità del panorama del Lago Maggiore, nonché scorgere le isole Borromee. Una decina di anni fa, è stato inoltre costruito un ascensore all’interno delle rocce.

Diversi, oltre alla vista sul lago, sono gli elementi di suggestione del complesso. Possiamo citare la torre campanaria, che forma uno strapiombo unico con le rocce, o il cortile interno dell’edificio, dal portico rinascimentale. Elemento chiave è senza dubbio la facciata della chiesa, un porticato composto da quattro archi a tutto sesto, dal quale si accede all’interno.

In un sacello, all’interno della chiesa, si trova una teca di vetro, nella quale è conservata una statua in legno che rappresenta lo scheletro del Beato Alberto Besozzi. I reali resti sono conservati in un’urna nascosta nella teca stessa.

Una sorta di miracolo, inoltre, avvenuto all’inizio del Settecento, conferisce ancor più sacralità all’edificio: in quel periodo, infatti, una frana provocò la caduta di cinque enormi massi, arrestata solo dalla volta sotto la quale era posta la tomba di Alberto Besozzi. Proprio lì rimasero fino al secolo scorso.

Le funzioni religiose si celebrano ancora quotidianamente. Questo è segno che la concezione di Tradizione come custodia di un fuoco, per dirla alla Gustav Mahler, è ancora viva e viene alimentata dalla preghiera. E così anche la Bellezza, nel nostro secolo più che mai ridotta a elemento soggettivo, vive nell’Eremo di Santa Caterina e, contro ogni egemonia culturale che eleva l’opinione a Verbo, rimane tale senza margine di discussione.

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