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Vanessa Beecroft rilegge a modo suo la Natività di Caravaggio: si prende la scena (e infatti troviamo il suo nome portato dall’angelo, come si vede dal particolare in basso) e gioca con la luce, puntando i riflettori sulla Madonna, che così illuminata appare ancora più stanca, e di riflesso sul bambino. Conta la fatica della maternità, pare volerci dire. 

Un dettaglio dell’opera concepita da Vanessa Beecroft, con l’angelo che porta la sua firma 

Questa Natività inedita di Vanessa Beecroft era necessaria per colmare una drammatica assenza

La Natività di Caravaggio, infatti, qui non c’è più. E non perché sia stata ceduta a qualche museo o venduta all’asta: è stata rubata, nella notte del 17 ottobre del 1969, e mai più ritrovata. Tuttora figura al secondo posto della Top Ten Art Crimes dell’FBI, ricercatissima ovunque per il suo valore inestimabile. 

La rassegna Next, ideata dall’associazione Amici Dei Musei Siciliani, da dodici anni cerca di colmare, almeno in parte, questa lacuna, invitando artisti internazionali a realizzare una loro natività in memoria del capolavoro rubato di Caravaggio (l’opera di Vanessa Beecroft, che qui vi presentiamo in anteprima, sarà esposta sull’altare dell’oratorio fino all’8 gennaio e poi posizionata nell’anti-oratorio fino al 17 Ottobre 2023). 

La sua arte riporta in vita, attualizzandolo, il capolavoro caravaggesco, ma pare incredibile che sulla vicenda ci sia ancora un fitto mistero.  

Di fatto, spulciando gli atti che la riguardano, ci sono testimonianze e dichiarazioni sul furto che risalgono agli anni Settanta e arrivano fino a oggi: sono le parole dei pentiti di mafia, che si rincorrono l’una con l’altra. C’è chi ha detto che il quadro era stato trafugato e poi nascosto da una stalla e rosicchiato dai topi, chi disse, per poi ritrattare, che l’opera veniva esposta durante gli incontri dei corleonesi di Totò Riina, chi si autodenunciò di aver bruciato il dipinto, salvo poi affermare che erano tutte bugie.